Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 11 Venerdì calendario

Notizie tratte da: Joshua Foer, L’arte di ricordare tutto, Longanesi Milano 2011.Libri contenuti alla Sorbona nel 1290: 1017

Notizie tratte da: Joshua Foer, L’arte di ricordare tutto, Longanesi Milano 2011.

Libri contenuti alla Sorbona nel 1290: 1017.

Aristofane di Bisanzio inventò il punto superiore (.), che corrispondeva al moderno punto; il punto mediano (·), che corrisponde alla virgola, e il punto inferiore (.), una pausa di lunghezza intermedia che probabilmente assomiglia all’attuale punto e virgola. Il punto mediano si eclissò nel Medioevo. Il punto interrogativo comparve nel 1587, data di pubblicazione dell’Arcadia di Philip Sidney, e il punto esclamativo fu utilizzato per la prima volta nel 1533 nel “Catechismo” di Edoardo VI.

L’ebraico moderno spesso è scritto senza vocali.

Il papiro, lo stesso materiale con cui fu intrecciata «la cesta di giunchi» che trasportò Mosé neonato, era denominato anche “byblos”, dal nome del porto fenicio di Byblos da cui partiva il prodotto esportato. Da questo termine derivò anche la parola “Bibbia”. Tolomeo V Epifane, il sovrano ellenistico che regnò sull’Egitto nel II secolo avanti Cristo, sospese le esportazioni di papiro per limitare l’espansione della biblioteca rivale nella città di Pergamo, in Asia minore («pergamena» è un omaggio a Pergamo, dove questo materiale era molto usato). Da quel momento in poi si diffuse la consuetudine di scrivere i libri sulla pergamena, o “vellum”, un materiale più resistene e più facile da trasportare rispetto al papiro.

Necessità di ripulire i palazzi della memoria almeno una settimana prima di una gara in modo da non correre il rischio di ricordarsi un’immagine della settimana prima.

La “sindrome del savant”, «una condizione estremamente rara in cui persone che soffrono di gravi handicap mentali […] presentano spettacolari “isole” di talento o intelligenza che spiccano per il loro contrasto paradossale con la gravità dell’”handicap”.».

Caso del “savant” ventisettenne Daniel Tammet, menomato da bambino da un attacco epilettico. Sapeva tutti i numeri primi inferiori a diecimila e i primi 22.514 decimali del pi greco (ci mise cinque ore e 9 minuti per elencarli seduto nel seminterrato dello Studium Museum dell’Università di Oxford), parlava dieci lingue straniere, aveva appreso lo spagnolo in un week-end, aveva inventato una lingua (il mänti), i produttori del programma “Brainman” l’avevano messo alla prova portandolo in Islanda e imponendogli di imparare la lingua in una settimana, sfida che Daniel vinse facilmente. Tutto questo, sosteneva, senza usare tecniche mnemoniche

Il dottor Darold Treffert sostiene di aver avuto un paziente savant che ascoltando il ronzio di un aspirapolvere era in grado di dirne la marca e l’anno di fabbricazione.

Sinestesismo, cioè intreccio dei sensi che può stare alla base del savantismo. Più di cento varianti. Per Daniel Tammet per esempio il numero 9 è alto, blu scuro, inquietante, il 37 è «grumoso come il porridge», l’89 è neve che cade dal cielo…

Storia dell’autismo in 244

Kim Peek, nato nel 1951, altro savant (quello che ispirò il personaggio di Dustin Hoffman in Rain Man). Doveva la sua erudizione a novemila libri letti al ritmo di 10 secondi a pagina. Cronaca di una sua esibizione a Salt Lake City (lo accompagnava il padre Fran, il quale si raccomandava che non gli facessero domande in cui fosse implicata la logica). Le interroganti erano una trentina di vecchie ricoverate nella casa di riposo della città. La prima, staccandosi un attimo dalla bomobola ad ossigeno, volle sapere il monte più alto dell’America del Sud. «Aconcagua, 6803 metri d’altezza»ı. Un’anziana in sedia a rotelle: quante volte la Pasqua è caduta a marzo negli anni Trenta? Peek: «27 marzo 1932. 28 marzo 1937». «Concludeva le risposte accelerando come se stesse per esplodere in una rauca risata». Il direttore della casa di riposo chiese: quanti libri sono riassunti nel quarto volume del “Reader’s Digest Condensed Book” pubblicato nel 1964? Li nominò tutti e cinque. «Il nome della figlia di Harry Truman? Margaret. Quante volte gli Steelers avevano vinto il Super Bowl? Quattro. La battuta finale del “Coriolano”? “Anche se in questa città troppe donne piangono ancora per causa di lui, che le ha private del marito e dei figli, tuttavia è ben degno di nobile ricordo… Aiutatemi».

Kim sa la data di tutte le Pasque degli ultimi mille anni.

Kim Peek legge i libri due pagine per volta, l’occhio di destra la pagina di destra, l’occhio di sinistra la pagina di sinistra.

Sua storia in 251.

Sa tutto Shakespeare a memoria e la partitura di ogni grande composizione di musica classica. Avendo un attore invertito due battute durante una rappresentazione della “Dodicesima notte”, Kim fu preso da un attacco parossistico, bisognò accendere le luci in sala e sospendere lo spettacolo.

Kim ha passato gli ultimi dieci anni a Salt Lake City mandando a memoria elenchi telefonici (l’autore l’ha visto all’opera con quello di Bellingham, città dello stato di Washington).

Mnemosine era la madre delle muse

«L’abbigliamento degli spadaccini del XV, XVI, XVII, XVIII e XIX secolo, che non opponeva la minima resistenzaai movimenti delle loro braccia. Le balze e le maniche enormi non erano pura ostentazione. Erano utili nelle parate e nelle stoccate» (Tony Buzan).

«Gli studenti devono imparare a imparare. Prima si deve insegnar loro come imparare, poi cosa» (Tony Buzan)

«Impara tutto. Vedrai che nulla sarà superfluo» (Ugo di San Vittore)

Una storia della scuola in 216 e segg.

«Ben converte ogni fila di trenta cifre in una sola immagine. Il numero 110110100000111011010001011010, per esempio, è un culturista che mette un pesce in un barattolo» (Foer)

«Da una decina d’anni Gordon Bell adopera un “surrogato della memoria” in formato digitale con cui integra la memoria naturale. Lo strumento garantisce la registrazione di tutto ciò che potrebbe essere dimenticato. L’esperto d’informatica tiene appesa al collo una fotocamera digitale in miniatura, chiamata SenseCam, che cattura tutte le immagini che gli passano davanti agli occhi, mentre un registratore digitale incide tutti i suoni che sente. Ogni chiamata che riceve al telefono fisso viene registrata su nastro, e ogni pezzo di carta che legge viene immediatamente scansionato e trasferito sul computer. Bell, che è completamente calvo, sorride spesso e indossa un paio di occhiali rettangolari e un maglione nero a collo alto, definisce questo processo di archiviazione maniacale “diario di bordo della vita”».

Mark Twain in 174 e seguenti

Alphonse Loisette in 171 e seguenti

Giordano Bruno in 169 e seguenti

Giulio Camillo 167 e seguenti

Nel secolo che seguì l’invenzione di Gutenberg, il numero dei libri esistenti aumentò di 14 volte.

«Fino a un’epoca relativamente recente, afferma Robert Darnton, la gente praticava una lettura di tipo “intensivo”: “Avevano solo pochi libri – la Bibbia, un almanacco, una o due opere devozionali – e continuavano a leggerli e rileggerli, di solito collettivamente e ad alta voce, in modo che una quantità esigua di letteratura tradizionale restava profondamente impressa nella loro coscienza».

«Il primo indice analitico della Bibbia – la cosiddetta Concordanza -, un grandioso lavoro che si avvalse dell’opera di cinquecento monaci parigini, fu compilato nel XIII secolo, più o meno all’epoca in cui veniva introdotta la divisione in capitoli. Per la prima volta il lettore poteva consultare la Bibbia senza prima doverla imparare a memoria. Poteva trovare un passo senza averlo memorizzato o essere costretto a leggere il testo per intero. Subito dopo la Concordanza, cominciarono a uscire altri volumi corredati di indici alfabetici, numeri di pagina e sommari, che a loro volta contribuirono a cambiare l’essenza del libro».

La nostra memoria interna procede per associazioni. Da Enzo Bianchi al colore bianco, al latte e alla via Lattea c’è una lunga traversata concettuale, ma una breve gita neurologica.

L’anno scorso sono stati stampati dieci miliardi di volumi.

«Gli scaffali moderni con le loro file di dorsi rivolti all’esterno non erano ancora stati inventati: per questo si dovette aspettare più o meno il XVI secolo».

«La Torah è priva di vocali e di puntaeggiatura, ma prevede la spaziatura, un’innovazione che l’ebraico adottò prima del greco».

«La scriptio continua è più vicina al nostro vero modo di parlare di quanto lo sia l’artificiale divisione delle parole che trovate in questa pagina»

«Se osservate un sonogramma che visualizza le onde sonore di una persona che parla inglese, vi risulterà impossibile distinguere gli spazi tra le parole, ed è questa una delle ragioni per cui si è dimostrato così difficile addestrare un computer a riconoscere il linguaggio umano».

Gli scribi latini si sforzarono di separare le parole con un puntino, pratica del tutto abrogata nel II secolo col ritorno alla scriptio continua

COMEPOTETEVEDERENONETANTOFACILELEGGEREUNTESTOPRIVODISPAZIEDIPUNTEGGIATURAINCUILERIGHENONSONOSEPARATEUNADALLALTRAEPPURELEISCRIZIONINELLANTICAGRECIAERANOPROPRIOCOSI

«Se per chiunque non sia un musicista di talento è difficilissimo leggere le note senza cantarle, lo era altrettanto leggere un testi in “scriptio continua” senza pronunciarlo ad alta voce. Sappiamo infatti che la lettura ad alta voce proseguì fino a buona parte del Medioevo, e si trattò spesso di una sorta di esibizione che prevedeva un pubblico di uditori […] Quando nel IV secolo d.C. sant’Agostino vide sant’Ambrogio, il suo maestro, leggere per conto proprio senza muovere la lingua né mormorare, considerò quel comportamento così degno di nota da parlarne nelle “Confessioni”».

Gli antichi rotoli su cui venivano scritti i testi potevano raggiungere la lunghezza di 18 metri

Aristofane di Bisanzio, direttore della Biblioteca di Alessandria, inventò il punto all’inizio, a metà o alla fine delle frasi.

Il dio Teuth si recò dal re d’Egitto Thamus e gli offrì la scrittura come mezzo sicuro per ricordare. «Al contrario» rispose il re «la scrittura introdurrà nelle anime nostre la dimenticanza» (dal Fedro di Platone).

L’alfabeto, prima struttura tecnologica per costruirsi una memoria esterna.

Secondo una ricerca del Trinity College, un terzo dei cittadini inglesi non sa più a memoria il numero telefonico di casa propria.

Milman Parry e i suoi successori sostengono che quasi tutte le parole contenute nell’Iliade e nell’Odissea rientrano in uno schema o modello che rende il poema più facile da ricordare.

«In una cultura basata sulla memoria è essenziale, per dirla con le parole di Walter Ong, che la gente “formuli pensieri facili da ricordare”. Se una cosa è ripetitiva, ritmica, rimata, strutturata e, soprattutto, facilmente visualizzabile, il cervello se la ricorda meglio. I principi scoperti dai bardi, che perfezionariono le storie a furia di ripeterle, sono gli stessi princìpi mnemonici fondamentali individuati dagli psicologi che, all’inizio del XX secolo, iniziariono a condurre i loro esperimenti scientifici sulla memoria: le rime sono più facili da ricordare dei versi liberi, i termini concreti più di quelli astratti, le immagini dinamiche più di quelle statiche e l’allitterazione è sempre d’aiuto: “Solitario un sorcio secco succhia solo il suo sorbetto” rimane più impresso di “Un muride smagrito si isola per consumare il suo gelato”».

«In tutto il mondo sono esistiti mnemonisti di professione con il compito di trasmettere quel patrimonio da una generazione all’altra. In India c’era un’intera classe sacerdotale incaricata di memorizzare i “Veda” con assoluta fedeltà. Nell’Arabia preislamica, ai poeti venivano spesso affiancati i rawi in veste di mnemonisti ufficiali. Gli insegnamenti del Buddha furono trasmessi oralmente per quattro secoli prima che, nel I sec a.C., fossero affidati alla scrittura nello Sri Lanka. E per secoli la comunità ebraica per memorizzare le sue leggi orali si è servita di un gruppo di registratori umani denominati tannaim (letteralmente: declamatori) […] Milman Parry scoprì una cosa che né Wood né Wolf avevano colto: la prova che i poemi Iliade e Odissea fossero stati trasmessi orlamente era visibile nei testi stessi. I vezzi stilistici, compresi gli elementi stereotipati, gli intrecci ricorrenti e la reiterazione degli epiteti – l’”astuto Ulisse” e “Atena glaucopide” . che avevano sempre lasciato perplessi i lettori erano simili all’impronta del pollice lasciata dal vasaio : la prova concreta di come erano stati composti i poemi. Le ripetizioni erano espedienti per aiutare il bardo a rispettare il metro e la cadenza del verso e a ricordare la natura del poema. Secondo Parry, il massimo autore dell’antichità “apparteneva a una lunga tradizione di poeti orali che […] componevano senza l’aiuto della scrittura». (pag. 145)

Il cervello rappresenta il due per cento della massa corporea, ma usa fino a un quinto dell’ossigeno che respiriamo e brucia un quarto del nostro glucosio.

Memoria rerum e memoria verborum in 139

Watergate in 141

Tony Buzan e Raymond Keene organizzarono il primo Campionato mondiale della memoria nell’Atheneum Club di Londra, anno 1991. Uno dei sette partecipanti era Creighton Carvello, infermiere in un ospedale psichiatrico, che aveva imparato a memoria i numeri di telefono di tutti gli Smith di Middlesbrough. Bruce Palmer aveva memorizzato duemila parole straniere in un giorno. Molti concorrenti si presentarono in smoking.

Ben Pridmore aveva impiegato gli ultimi sei mesi a memorizzare le prime cinquantamila cifre del pi greco, che intendeva recitare alle Olimpiadi dello sport della mente. Doveva essere il record assoluto. Ma appena un mese prima era sbucato dal nulla un giapponese di nome Akira Haraguchi che aveva memorizzato 83.431 cifre, recitandole in 16 ore e 28 minuti.

Ben Pridmore ci informò che nello zaino rosa e nero ai suoi piedi, quello con la scritta Pump it up, c’erano ventidue mazzi di carte: aveva intenzione di memorizzarli tutti in un’ora il giorno dopo

«Il re Ciro chiamava per nome tutti i soldati della sua armata, Scipione tutti gli individui del popolo romano; Cinèa, ambasciatore del re Pirro, tutti i senatori e i cavalieri di Roma, il giorno seguente al suo arrivo in città […] il greco Charmadas recitava, come se stesse leggendoli, i libri che gli venivano indicati all’interno di una biblioteca» (Plinio il Vecchio, Historia Naturalis).

«”La maggioranza delle tecniche mnemoniche fa in modo di trasformare i dati noiosi immessi nella memoria in elementi così pittoreschi, eccitanti e diversi dalle cose che hai visto in vita tua da renderli indimenticabili” mi spiegò Ed mentre si alitava sui pugni chiusi. “Ecco che cos’è la codifica elaborativa. Tra un momento applicheremo questo esercizio a un elenco di parole perché tu possa impadronirti della tecnica. Poi potrai passare ai numeri e alle carte da gioco e, infine, ai concetti complessi. Quando avremo finito, riuscirai a imparare tutto quello che vuoi te lo assicuro»

Tutti veniamo al mondo amnestici. Mia nipote di tre anni mi parla con assoluta precisione della sua festa di compleanno, canta le canzoni che ha ascoltato, sa il nome del giovane chitarrista che ha suonato per i bambini, ricorda la batteria avuta in regalo, la torta gelato eccetera. Eppure tra dieci anni avrà dimenticato tutto.

«Perché un amnestico come EP rammenti quando è stata lanciata la bomba atomica su Hiroshima e non la ben più recente caduta del muro di Berlino è uno dei tanti misteri della memoria. Per ragioni ignote, nella maggior parte degli amnestici gli eventi più vicini nel tempo sono i primi a scomparire, mentre quelli più lontani conservano la propria nitidezza. Questo strano meccanismo è noto come legge di Ribot, lo psicologo francese che lo scoprì nel XIX secolo, e si riscontra più o meno con le stesse caratteristiche nei malati di Alzheimer. Il fenomeno svela una verità incontrestabile, I ricordi non sono stabili. Invecchiando, cambiano aspetto […] la domanda è: quando il virus divorò i lobi temporali mediali di EP, i ricordi successivi al 1950 furono completamente cancellati i diventarono soltanto inaccessibili? Il virus distrusse metà casa, oppure buttò via la chiave? Forse non lo sapremo mai». (96-97)

Un battito di ciglia dura dai 100 ai 150 millisecondi.

Memoria inconscia a pag 94-95: «Il fenomeno della memoria inconscia, noto come innesco, è la prova dell’esistenza di un mondo sotterraneo, avvolto nell’ombra, composto da ricordi celati sotto la superficie del pensiero consapevole»

Henry Molaison paziente epilettico a cui il dottor William Scoville aspirò con due cannucce una parte dell’ippocampo e dei due lobi temporali mediani adiacenti (92-93)

Il caso di Michel Siffre che nel 1962 passò due mesi in una greotta in isolamento totale e alla fine del periodo credeva di essere stato sotto un mese solo (particolari in 90-91)

«L’amnestico EP vive in un eterno presente, tra un passato che non riesce a ricordare e un futuro che non sa prefigurare, vive una vita sedentaria, libera da preoccupazioni. “È sempre felice. Molto felice. Non vive nessuno stress. Credo sia questa la ragione” afferma la figlia Carol». Richiesto dell’età, EP, che ha 85 anni, rispose: “Vediamo, 59 o 60».

Il caso dell’amnestico EP da pag. 82

«Ascoltando i resoconti verbali dei maestri di scacchi, de Groot si accorse che descrivevano i propri pensieri usando un linguaggio diverso da quello dei giocatori meno abili. Parlavano delle configurazioni chiamandole “strutture di pedoni” e notavano all’istante qualsiasi anomalia, per esempio una torre in posizione scoperta. Per loro la scacchiera non era composta da 32 pezzi, ma da raggruppamenti di pezzi e da strategie. I grandi maestri vedono, alla lettera, un’altra scacchiera. L’analisi dei movimenti oculari ha rivelato che gli esperti guardano il bordo dei quadrati più dei meno esperti, e il dato fa pensare che assorbano contemporaneamente informazioni da una molteplicità di quadrati. Il loro sguardo, inoltre, si spinge in un batter d’occhio più lontano e si sofferma meno a lungo su qualunque porzione della scacchiera. Gli esperti si concentrano su un numero inferiore di punti, quelli, probabilmente, più attinenti alla scelta della mossa giusta. Ma la scoperta più incredibile di quei primi studi sugli scacchisti esperti fu la loro strabiliante memoria. Bastava un’occhiata perché memorizzassero la configurazione di una scacchiera e fossero in grado di ricostruire a memoria partite giocate molto tempo prima. Ricerche successive confermarono che la capacità di memorizzare le posizioni su una scacchiera è uno degli indicatori complessivi della bravura di un giocatore di scacchi. Inoltre, la posizione dei pezzi non è un dato codificato nell’effimera memoria a breve termine: gli esperrti riescono a ricordarla ore, settimane, addirittura anni dopo che la partita è finita. Ogni maestro di scacchi arriva a un punto in cui tenere a mente la posizione dei pezzi diventa un’attività così banale da riuscire a fronteggiare più avversari in contemporanea, e il tutto su un piano unicamente mentale. Eppure quegli stessi maestri dimostrano di avere una memoria assai modesta in qualsiasi altro ambito che non sia quello degli scacchi. E anche quando furono mostrate loro scacchiere con i pezzi disposti a caso . configurazioni a cui non si sarebbe mai potuti arrivare nel corso di una vera partita – la loro memoria si rivelò di poco superiore a quella degli scacchisti principianti […] Noi non ricordiamo mai fatti isolati ma solo cose inserite in un contesto. Una scacchiera con pezzi disposti in modo casuale non ha contesto, non può essere paragonata ad altre scacchiere, non fa venire in mente una partita del passato, non può essere suddivisa in blocchi significativi. Anche per il miglior scacchista del mondo, quindi, non è che un’accozzaglia». (78)

«Secondo Ericsson, quella che chiamiamo competenza non è altro che “un enorme quantitativo di conoscenze, unito alla capacità di reperirle secondo determinati schemi e a un complesso di meccanismi di pianificazione acquisito dopo anni di esperienza nel settore attinente».

«Il chunking è un sistena con cui si diminuisce il numero di dati da ricordare aumentando le dimensioni di ogni dato». La stringa 071241110901: dividerla in quattro blocchi 071 241 110 901; trasformarla in due blocchi 07/12/41 e 11/09/01.

Sessatori di pulcini in 60 e seguenti con la teoria della memoria specializzata in 63

«Un ricercatore mostra a due persone la foto di un volto e dice a uno dei due che il tizio fotografato è un “baker”, un panettiere, e all’altro che la persona in questione si chiama Baker. Due giorni dopo il ricercatore fa vedere alla stessa coppia la stessa foto e chiede loro la parola abbinata». Quello a cui è stata data l’informazione che si tratta di un panettiere la ricorda di più perché ha un ricordo più forte. (57)

«Malgrado i processi degli ultimi decenni nessuno è mai riuscito a individuare un ricordo nel cervello umano».

Il cervello: «i 130 grammi della massa che si tiene in equilibrio sulla spina dorsale sono composti da qualcosa come cento miliardi di neuroni, ciascuno dei quali può creare dalle cinque alle diecimila connessioni sinaptiche con altri neuroni. Ogni sensazione percepita, ogni pensiero formulato trasformano il cervello modificando le connessioni di quella amplissima rete. Quando sarete arrivati alla fine della frase che state pronunciando, il voistro cervello non sarà più lo stesso dell’inizio, sarà cambiato fisicamente» (44)

Sinestesia nel caso di Š: «ogni suono che Š sentiva aveva un colore, uno spessore, persino un gusto, ed evocava in lui un “complesso di sensazioni”. Alcuni suoni erano “bianchi e lisci”, altri “arancione intenso”, ed era come se “un ago gli si conficcasse nella schiena”. La voce di Lev Vigotskij era “gialla e friabile”, quella del cineasta Sergej Ejzenštejn somigliava a una specie di “fiamma striata”»

Non era inventata la storia degli ebrei ultraortodossi che «imparavano a memoria tutte le 5.422 pagine del Talmud babilonese con tanta precisione che, se qualcuno avesse infilato uno spillo nei sessantatré trattati talmudici loro avrebbero saputo dire quale parola era stata trafitta in ogni pagina».

Fatturato 2008 del software impiegato nelle palestre della mente e nei campi di addestramento della memoria: 265 milioni di dollari.

Tony Buzan, mnemonista, girava vestito co una spilla a forma di neurone appuntata sul bavero della giubba.

Per ottenere il titolo di “gran maestro internazionale della memoria” bisogna: memorizzare una sequenza di mille cifre casuali in meno di un’ora, l’ordine preciso delle carte di dieci mazzi nello stesso lasso di tempo e quelle delle carte di un solo mazzo in meno di due minuti

Ben Pridmore, campione mondiale della memoria 2004 2008 e 2009, in soli 33 secondi era in grado di memorizzare un mazzo di carte nell’ordine esatto in cui erano state scoperte e, in cinque minuti, gli avvenimenti storici di 96 date. L’uomo ricordava cinquantamila numeri decimali del pi greco

John Greenstein, l’”Atomo indistruttibile”, il forzuto ebreo americano alto 1,64 che nel 1920 si era guadagnato questo soprannome grazie ad alcune imprese illuminanti, tipo spezzare a metà quarti di dollaro con un morso, oppure sdraiarsi su un letto di chiodi e reggere sul petto una band Dixieland di 14 elementi che suonavano. Una volta cambiò le quattro gomme di un auto senza attrezzi