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 2011  novembre 10 Giovedì calendario

MEDIASET, PUBBLICITÀ SENZA ASCOLTI

La pubblicità che invade Mediaset, a prescindere direbbe Totò, rilascia sensazioni miracolose. È giusto citare la strategia mediatica dei Vescovi. C’è Romano Prodi al governo, nel 2007: la Conferenza episcopale italiana è equilibrata, 3,3 milioni di euro per la Rai, 3,5 milioni per il Biscione. C’è ancora Silvio Berlusconi, nel 2011: un obolo in più aiuta il prossimo, e dunque 3,2 milioni di euro per la Rai, 4,25 milioni per il Biscione. L’esempio è minuscolo per montagne di milioni di euro che vedete in tabelle colorate e stranamente divise male. Non per scherzi o errore, ma per l’anomalia Mediaset. Ecco perché lunedì, Villa San Martino di Arcore, mica c’era la politica per l’estrema riunione: famiglia, affetti, affari. C’erano i figli di primo letto Marina e Pier Silvio, l’amico di prima comunione Fedele Confalonieri. Niente polenta con Bossi, niente intervista con Vespa.
L’EFFETTO dimissioni (quando?) distrugge il titolo Mediaset in Borsa (-12%), ma il governo di B. ha imbalsamato le ricchezze del Biscione: una televisione che gioca senza regole e senza leggi, che sguazza nel mercato cucito su misura.
Perché raccogliere 2,4 miliardi di pubblicità con il 32% di share è un fenomeno paranormale. Nessuno ha cercato di smontare il conflitto d’interessi o esaminare la torta pubblicitaria, miliardi di euro non pasticcini d’autore: perché Mediaset incassa cifre mostruose anche se l’Auditel crolla? Nemmeno l’Agcom, presunta autorità di controllo, s’è mai spinta oltre le buone intenzioni. Ecco che i risultati, grafici e numerici, dimostrano il potere di Mediaset. Un potere congelato nel tempo, immune a crisi economiche e concorrenti in crescita, eppure sensibile all’inquilino di Palazzo Chigi. Nel faticoso biennio di cinque anni fa, la presenza di Romano Prodi ha raffreddato le aziende che investono milioni di euro sui canali del Biscione, i cosiddetti duecento “Big spender” monitorati da Nielsen. Appena Berlusconi è tornato, nonostante l’ascolto in picchiata (-8 punti fra il 2007 e il 2011), le società che spendono di più, forse per legittime speranze o forse per logiche politiche, cambiano destinatari: abbandonano la Rai, ignorano La7 e Sky, premiano Mediaset. La lista è lunga 200 nomi e 200 capitali, però un gruppo di società si fanno notare. Prendete Lottomatica, lotterie e scommesse, interessata a concessione e tasse su ricavi e vincite. Nel 2007 attraversava una fase adolescenziale, poteva diventare grande, è andata esattamente così: quattro anni fa, Rai e Media-set condividevano un modesto bottino pubblicitario. Adesso Lottomatica versa 11,1 milioni di euro a Cologno Monzese e soltanto 1,6 milioni a viale Mazzini: vuol dire l’80 per cento contro il 12 scarso. Ora confrontate quei soldi con l’ascolto: la Rai registra un modesto e comunque trionfante 36% di share, Mediaset arranca a 32. Non c’è paragone fra i due, per Lottomatica. Anche l’Eni ha modificato il pubblico di riferimento per la propaganda aziendale. Quando c’era Prodi, preferiva la Rai. Se dura Berlusconi, insiste con Mediaset: 20 milioni di euro nel 2011, il doppio rispetto a viale Mazzini. Anche Enel, Vodafone, Wind e Telecom, chi più chi meno, aumentano la pubblicità su Canale5 e Italia1 se il Cavaliere è presidente del Consiglio.
MENTRE Fastweb avrà subito una rivoluzione: taglia la pubblicità a 2 milioni di euro su Rai1 e sorelle, spedisce 14 milioni di spot su Mediaset. La7 sta recuperando perché l’ascolto, soprattutto in prima serata, diventa appetibile per gli inserzionisti. Sky ha ottimi clienti e tanti vuoti: 120 mila euro da Lottomatica, 331 mila da Eni.
Simpatico chiudere con le spese di Marina Berlusconi, capo di Mondadori.
Ovviamente predilige Mediaset con più di 14 milioni, scuce un milioncino per la Rai, e basta. Cioè per La7 e Sky c’è un regalino, un presente natalizio: 57 mila euro per la televisione di Tele-com, 19 mila per il nemico Murdoch.