Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 10 Giovedì calendario

NELLA PANIC ROOM DEL DEBITO SI PREPARA L’ASTA - RACCOGLIERE

informazioni sul centro strategico della crisi italiana, la Seconda Direzione Debito Pubblico del ministero del Tesoro, non è facile. La policy interna prevede che con la stampa parli solo il direttore, Maria Cannata, che in questi anni ha avuto un’influenza sul quadro macroeconomico italiano superiore a quella del suo referente politico, il ministro Giulio Tremonti. Poi ci sono 12 dirigenti. Sotto di loro solo economisti, statistici e giuristi rigorosamente anonimi, che coltivano la riservatezza con una tenacia superiore perfino a quella proverbiale della Banca d’Italia. Ma sono loro ad affrontare ora per ora un dramma di cui i politici si sono accorti solo nell’ultima settimana. All’esterno traspare soltanto una piccola ma decisiva parte del loro lavoro: l’asta dei titoli di Stato, dove si misura l’effetto della corsa dello spread e perfino, nel peggiore dei casi, l’inizio della bancarotta dello Stato. Oggi la Cannata deve vendere al mercato 5 miliardi di Bot, i titoli di debito pubblico a un anno. “Verseremo un po’ di sangue, ma il messaggio da dare è che l’Italia non è la Grecia e può ancora finanziarsi”, dicono gli specialisti. Negli ultimi giorni hanno lavorato considerando anche il peggiore dei casi, cioè l’ipotesi che l’offerta di Bot sia superiore alla domanda del mercato. L’Italia certificherebbe così di non essere in grado di accedere al mercato dei capitali. E a quel punto non resterebbe che chiedere aiuto al Fondo monetario internazionale.
GLI SPECIALISTI della panic room del debito si preparano quindi parecchio per evitare sorprese negative: l’asta è solo il momento finale. Prima ci sono le analisi macroeconomiche e i modelli che delineano i vari scenari, cui vengono poi applicati degli shock, cioè ipotesi di eventi estremi. Proprio sulla base di queste procedure i tecnici di Maria Cannata sono riusciti a realizzare il risultato di cui, soprattutto in queste ore, vanno più orgogliosi: la vita media residua del debito pubblico italiano nel 2011 è 7,2 anni. Per la Germania 5,5, per la Francia 7. Portogallo e Irlanda, che hanno già dovuto chiedere aiuto all’Unione europea, sono molto più in basso, intorno ai 6 anni. Senza questa scelta prudente prima della crisi, pagare un po’ più di interessi in cambio di una maggiore tranquillità. Sul debito a lunga scadenza i mercati chiedono interessi più alti, ma l’Italia ha potuto permettersi di fare il numero minimo di aste possibile in questa fase, evitando quell’ansia che accompagna ogni sessione nelle ultime settimane (quella dei Btp di due venerdì fa ha registrato un aumento dell’tasso di interesse del 15 per cento).
Questa la vita tipica di uno specialista del debito: un numero di ore che vale 5 settimane al mese, non ci sono orari, soprattutto in questo periodo. Ha un profilo professionale che in una banca varrebbe oro, relazioni e conoscenze della macchina pubblica che potrebbero aggiungere un ulteriore surplus alla remunerazione. Eppure preferiscono lavorare al Tesoro. A questi gnomi del debito non si riesce a strappare neppure una parola da riportare tra virgolette, ma parlando con loro si capisce che la maggiore soddisfazione è la consapevolezza che nel settore privato potrebbero guadagnare cinque o sei volte lo stesso stipendio. E invece restano al Tesoro.