VALENTINA CONTE , la Repubblica 9/11/2011, 9 novembre 2011
LA TOBIN TAX NON DECOLLA, EUROPA DIVISA - ROMA
Salta l´accordo europeo sulla Tobin Tax. La proposta della Commissione Ue di applicare dal 2014 una tassa sulle transazioni finanziarie (0,1% sulle operazioni con titoli; 0,01% su quelle con derivati) per un gettito di 55 miliardi all´anno, si è scontrata all´Ecofin di ieri con il no della Gran Bretagna, che guida il fronte dei Paesi contrari. Si teme una fuga di capitali, se applicata solo in Europa o, peggio, nell´Eurozona. E una ricaduta sui risparmiatori. «Seri dubbi» vengono espressi anche dall´Italia, preoccupata che la tassa sottragga liquidità al mercato secondario, dove vengono acquistati i titoli di Stato. Mercato determinante, in questi giorni, per misurare la febbre dello spread con i Bund tedeschi e per rifinanziare il debito. Favorevoli, invece, Francia e Germania, con Spagna, Belgio, Slovenia, Finlandia e Grecia.
Europa spaccata, dunque. Da una parte, il cancelliere dello Scacchiere, il britannico George Osborne, che invita ad essere «realisti e sinceri» e «mettere nel cassetto la proposta», visto che «l´unanimità non c´è». E a discutere di un´altra tassa «che dia una mano alla crescita e all´occupazione», anche perché la Tobin tax «non sarebbero le banche e i banchieri a pagarla, ma i pensionati e i contribuenti». Con lui Irlanda, Svezia, Repubblica Ceca e Bulgaria. Dall´altra parte l´asse franco-alemanno. Il ministro delle Finanze tedesche Schaeuble critica il criterio dell´unanimità come vincolante e rilancia l´opportunità della tassa almeno nella zona euro: «Potremmo esserne i precursori», dice. Bollando l´obiezione che «non si può avere una tassa del genere se non a livello globale» come «un argomento per non fare nulla». Una soluzione mondiale per Schaeuble «sarà raggiunta solo se qualcuno farà il primo passo». «A un certo punto - conclude - dovremo pur dare fastidio ai mercati finanziari».
Difende la bontà della tassa per la sua «equità e i numerosi benefici», anche il commissario Ue alla Fiscalità, il lituano Algirdas Semeta, ricordando che «i cittadini europei e del mondo per primi chiedono che il settore finanziario dia un adeguato contributo all´economia e alla società. Sono giustamente indignati». I dubbi dell´Italia - espressi ieri a Bruxelles dal rappresentante permanente presso la Ue, Ferdinando Nelli Feroci, che sostituiva il ministro Tremonti, volato a Roma per il voto sul Rendiconto - vertono invece su tre punti, in parte condivisi dal fronte del no. Primo: la Tobin tax deve essere globale, perché non è efficace se limitata solo all´Europa, pena una fuga delle attività colpite verso mercati finanziari più generosi. Secondo: i costi della tassa potrebbero essere scaricati dal sistema finanziario sui consumatori. Terzo: un possibile impatto negativo, per il rallentamento delle transazioni, anche sulla compravendita dei titoli di Stato italiani. Questo, sul mercato secondario (cui non si applica la tassa).
Discussione rimandata al 5 dicembre prossimo quando la Commissione europea sulla Tobin tax vaglierà proposte alternative.