Lara Ricci, Il Sole 24 Ore 6/11/2011, 6 novembre 2011
BACIO 1
La prima testimonianza storica del bacio si trova nei testi vedici indiani, messi per iscritto a partire dal 1.500 a.C. L’Atharvaveda descrive l’atto di «odorare con la bocca», mentre il Rgveda riferisce che il «giovin signore lecca ripetutamente la giovane donna» e finalmente nel Satapatha Brahmana si parla esplicitamente di due amanti che si «uniscono bocca a bocca». Prima ancora ci sono gli indizi: si ha notizia di rossetti vecchi 5mila anni, sumeri. E ci sono ragioni per pensare che i nostri antenati si sbaciucchiassero dalla notte dei tempi. Innanzitutto perché anche i nostri cugini più prossimi lo fanno. I bonobo, le più amorose delle grandi scimmie antropomorfe, per risolvere conflitti nella loro società governata dalle femmine usano più spesso il bacio dell’aggressione (e sono stati visti darsi bacetti e morsetti anche per 12 minuti di fila). E poi perché abbiamo una reazione biologica al bacio. Durante un’osculazione appassionata i vasi sanguigni si dilatano e il cervello riceve più ossigeno del normale, il polso è più veloce e le pupille si dilatano, mentre sono rilasciati ormoni e neurotrasmettitori, fra cui dopamina, ossitocina, serotonina e adrenalina, che inebriano con sensazioni di piacere ed euforia e inducono a sviluppare attaccamento (Lara Ricci, Il Sole 24 Ore 6/11/2011)
BACIO 2 Charles Darwin, che nel saggio L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali si domandava se baciarsi fosse un comportamento istintivo o appreso, osservò con gran curiosità le usanze di altre culture (umane e non), come lo strofinamento di nasi, il reciproco annusarsi, picchiettarsi, o il portarsi al viso mani o piedi altrui e li definì «comportamenti tipo bacio». Sua descrizione del bacio malese: «Le donne si accucciarono con il viso girato all’insù e i miei inservienti si chinarono su di esse, accostando naso a naso, e cominciarono a strofinarsi. L’atto durò poco più di una nostra stretta di mano cordiale, e mentre l’eseguivano gemevano di soddisfazione» (Lara Ricci, Il Sole 24 Ore 6/11/2011)