ItaliaOggi 10/11/2011, 10 novembre 2011
E POI VIA AL QUIRINALE COME GIULIO CESARE NEGLI SPOT TIM
Era poi vero che Umberto Bossi e i suoi leghisti avevano chiesto al Cavaliere di fare «un passo di lato» (qualunque cosa significhi, è meno penoso che dire «fai un passo indietro»). Prima la Carlucci, poi Stracquadanio, l’avvocato Pecorella e adesso Bossi col suo «passo di lato».
Ed era poi verissimo che il presidente del consiglio aveva risposto picche a tutti quanti: «Bel consiglio, grazie, ma grazie no». Fatelo voi, se vi piace, un passo di lato! E dove si va, poi, facendo un passo di lato? E di quale lato stiamo parlando, prego? Del lato destro? Del lato sinistro? E una volta fatto il passo, il giorno dopo l’abdicazione, sgravato di scettro e corona, che cosa ne sarà di me, dei miei ultimi vent’anni alla ventura? Saranno le procure (e il taglia-e-incolla dai dispositivi d’accusa con i quali quel passacarte di Marco Travaglio confeziona i suoi libri) a raccontare la mia avventura umana e politica? Saranno le annate in formato pdf di Repubblica e del Corriere? Verrà non diciamo la morte ma l’oblio e avrà gli occhi di Lilly Gruber? Dovrò indietreggiare? Lateralizzare? Non è meglio vendere cara la pelle che dare le dimissioni e fare da zimbello ai posteri? Poi il colpo di scena, come nelle sceneggiate napoletane: gli «8 traditori» gli vibrano ciascuno una pugnalata nella schiena e a lui non resta che avviarsi, con tutte quelle lame conficcate nella schiena, verso il Quirinale, come Giulio Cesare negli spot della Tim.