Costanza Rizzacasa d’Orsogna, ItaliaOggi 10/11/2011, 10 novembre 2011
CON IL CROLLO DI B. VIENE GIÙ TUTTO
Il crollo del berlusconismo segnerà la fine di tutto l’apparato politico attuale e, in particolare, della sinistra. Dove cadranno tutti quelli che, in questi anni, si sono limitati a fare una politica contro Berlusconi, perché non avranno più motivo di esistere, e quindi saranno travolti da nuovi populismi, meno compromessi con il passato e più aggressivi.
Ne è convinto l’europarlamentare e leader dell’Udeur Clemente Mastella, che tra un caffè con Diego Della Valle e Richard Gere a margine del Festival del cinema di Roma e un’interrogazione alla Commissione europea sulle malattie epatiche si definisce «spettatore non disinteressato» della crisi politica, ironizza su Pier Ferdinando Casini e Paolo Cirino Pomicino e minaccia: «Tornerò».
Domanda.
L’Udc di Casini esce vincente dalla crisi. Ma il centro fin dove può arrivare?
Risposta. Attenzione: quello che sta vedendo in giro, cioè il fuggi fuggi dal Pdl e la confluenza nell’Udc, non è un atteggiamento né razionale, né disinteressato. C’è il problema dei cinque anni necessari per raggiungere la pensione da parlamentare. Sono perciò scelte dei singoli, che a seconda dell’interesse, vengono esaltati o umiliati, diventano eroi oppure farabutti. E dire che io, deriso come trasformista, il mio partito non l’ho mai lasciato. Oggi assistiamo a un degrado inconcepibile. Tale è la crisi del berlusconismo e di tutta la politica. Il crollo di Berlusconi, infatti, porta con sé la destrutturazione di tutto l’apparato politico e, per la legge dei vasi comunicanti, segnerà anche la fine dell’attuale sinistra. Cadranno tutti quelli che, in questi anni, si sono limitati a fare una politica “contro”, e arriveranno, a sinistra come a destra, nuovi movimenti politici e nuovi populismi. Ora è importante che il capo dello Stato dia due indicazioni a chi guiderà il nuovo governo: risanare l’economia e cambiare la legge elettorale. Per recuperare credibilità a livello internazionale e nei confronti dei cittadini.
D. Ammetterà però che Cirino Pomicino è stato ancora una volta un grande orchestratore.
R. Paolo è sempre stato un gran movimentista, in tutte le sue cose. Stavolta agiva per conto dell’Udc. Il punto è che uno può essere movimentista quanto vuole, ma in una fase di stagnazione totale, comunque, non lo seguirebbe nessuno. In questo momento invece c’era tanta voglia di muoversi, il desiderio di lasciarsi incantare e sedurre. E come sappiamo, Paolo a incantare e sedurre è molto abile. Dove può arrivare il centro dipende però dalla legge elettorale. Con quella attuale, il centro potrebbe fare l’ago della bilancia al Senato. Ma con la destrutturazione della politica e l’entrata in campo, anche nell’area di centro, di nuovi soggetti, la semplice tattica all’Udc non basterà: servirà una vera strategia. Altrimenti le cose, per Casini e Pomicino, si faranno subito complicate. Oltretutto, le opposizioni di centro, che oggi strizzano l’occhio a un’intesa col Pd, devono tener conto che, quando si andrà alle elezioni, arriveranno in Parlamento almeno cento deputati dell’estrema sinistra, cioè Sel, grillini e Di Pietro. E a quel punto, o il centro cresce o finirà per essere subalterno alla sinistra estrema.
D. E lei in tutto questo dove si colloca?
R. Diciamo che sono uno spettatore non disinteressato. Sto facendo delle valutazioni con gli amici di sempre. Oggi mi si aprono delle prospettive. Alle ultime regionali abbiamo preso nella sola Campania 100mila voti, in barba all’epurazione mediatica e l’assenza di mia moglie dalla campagna elettorale. Un bel bottino. Che porterò in dote a chi guarderà al Mezzogiorno con interesse e non con indifferenza.
Costanza Rizzacasa d’Orsogna