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 2011  novembre 09 Mercoledì calendario

IL TOCCO MAGICO DI RICK RUBIN «SE VUOI SFONDARE, CHIAMAMI»

Più che semplice produttore discografico, Rick Rubinè un santone, unRe Midache trasforma in oro tutto quanto tocca.Nonstupisce che da ragazzino avesse due pallini: gli AC/DC e l’occulto: «Ho amato la magia sin da quando avevo nove anni. Prendevo il treno da Lido Beach per Manhattan e giravo per negozi di magia». Ecco, è così che ha mosso i primi passi nel campo dei miracoli. Un libro di Jake Brown - Rick Rubin. In studio con il produttore più influente degli ultimi trent’anni (Tsunami, pp. 224, euro 18,50) - racconta ora la sua storia, dagli esordi ben più che promettenti nel circuito hip hop all’exploit dei Red Hot Chili Peppers, passando per le resurrezioni di star artisticamente morte come Aerosmith e Johnny Cash. Classe 1963, nato in una famiglia di origini ebraiche, all’inizio degli anni Ottanta Rubin è stato forse il primo ad accorgersi che «il rap era la versione nera del punk. Per un sacco di tempo sono stato l’unica persona bianca a frequentare quel mondo». Ascoltava rock and roll, suonava proprio in un gruppo punk,ma bazzicava i locali hiphope impazziva per i dischi sui quali i neri scratchavanoe rappavano.Già alla fine delle scuole superiori, comunque, aveva le idee così chiare da scrivere sotto la foto dell’annuario: «Voglio suonare ad alto volume, voglio essere ascoltato, voglio che tutti sappiano che non sono uno dei tanti». Il desiderio sièavverato, anchepermeritodimamma e papà che, all’Università, gli prestarono 5mila dollari per la prima produzione della sua etichetta, la Def Jam Records. Era ovviamente un disco rap, il primo di una lunga, rivoluzionaria serie: LL Cool J, Beastie Boys, Run Dmc, Public Enemy. Quando nel 1986 è arrivato un accordo di distribuzionecon laCBS per600miladollari, Rubin viveva ancora nel dormitorio della New York University, dove era iscritto a Filosofia. Ma il primo vero miracolo di Rubin sono stati proprio i Beastie Boys, gruppo di bianchi alle prese con le rime dei neri: «Se a quei tempi una ragazzina dell’Alabama avesse portato a casa un disco dei Run Dmc, non sarebbe andato per niente bene. I Beastie Boys, invece, erano ok perché erano bianchi. Quando Mtv ha iniziato a passare i loro video, automaticamente è stato più semplice passare anche quelli dei Run Dmc». Orecchio da produttore, occhio da talent scout, Rick Rubin ha infine scoperto i Public Enemy, ossia i Clash dell’hip hop. È stato proprio uno dei Run Dmc a fargli conoscere il gruppo, tramite una cassetta registrata dalla radio: «Rick, ascolta: Dio è sceso in terra e ha preso in mano il microfono!». Rubin non ha avuto alcun dubbio: «Devo mettere sotto contratto questo tizio». Detto, fatto: “Yo! Bum Rush The Show”, il primo album dei Public Enemy, è stato uno dei dischi rap più venduti del 1987. «Prima che arrivasse la Def Jam», spiega Rubin, «i dischi hip hop erano molto lunghiedirado avevanoungiromelodico.Le canzoninontirimanevano intestacome,per esempio, quelle dei Beatles. Facendo in modo che i nostri dischi rap suonassero più come dischi pop, ne abbiamo cambiato la forma ». In linea di massima, la formula vincente delle produzioni firmate Rubin è: «Niente fronzoli. Meno cose ci sono, meglio è». Proprio come i suoi amati AC/DC. Poi, oltre la musica suonata-ascoltata-registrata, c’è la meditazione, praticata da Rubin fin da ragazzino: «Penso che l’atto creativo sia un atto spirituale. Non credo che le grandi canzoni scaturiscano direttamente da noi, sono semplicemente presenti nell’universo. La meditazione aiuta a liberarsi dalla tensione e sintonizzarsi con le idee che circolano». Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, Rick Rubin si trasferisce da New York in California e il nuovo decennio inizia con il botto: “Blood Sugar Sex Magik”, il disco dell’esplo - sione planetaria dei Red Hot Chili Peppers, registrato in una casa infestata sulle colline di Hollywood. «C’erano fantasmi ovunque», ha ricordato Anthony Kiedis, cantante dei RHCP. «Ma noi non eravamo lì per importunarli, bensì solo per fare della musica». Musica magica, da milioni di dollari. Èdi tre anni più tardi, invece, l’incontro tra Rubin e l’uomo in nero del country, Johnny Cash: «Pensavo che non avrebbe funzionato », raccontò quest’ultimo prima di morire. «Lui era il classico hippie, calvo sulla cima della testa, ma con i capelli lunghi oltre le spalle, una barba che sembrava non essere mai stata spuntata e vestiti che avrebbero fatto sentire fiero un barbone». Invece, Rubin ha fatto l’ennesimo miracolo, riportando Cash in vetta alle classifiche. Nel corso della propria carriera, Rubin ha prodotto con esiti stellari qualsiasi genere musicale, dal thrash metal degli Slayer al popsoul della cantante britannica Adele. Perché per sfondare o rinascere c’è un’unica soluzione, ribadita dal batterista dei Metallica, Lars Ulrich: «Se non hai alternative, chiama Rick Rubin».