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 2011  novembre 09 Mercoledì calendario

La Francia ci scippa il sarto dei presidenti - Alla fine sono volati gli stracci. Così succede nelle migliori fami­glie, ma se gli eredi di Nazareno Fonticoli - sarto dell’antica città abruzzese di Penne - e dall’im­prenditore Gaetano Savini non fossero usciti dalla strada traccia­ta in via Barberini a Roma, oggi ci troveremmo ancora con un mar­chio di lusso in più

La Francia ci scippa il sarto dei presidenti - Alla fine sono volati gli stracci. Così succede nelle migliori fami­glie, ma se gli eredi di Nazareno Fonticoli - sarto dell’antica città abruzzese di Penne - e dall’im­prenditore Gaetano Savini non fossero usciti dalla strada traccia­ta in via Barberini a Roma, oggi ci troveremmo ancora con un mar­chio di lusso in più. E invece no: crisi familiari - si dice - sommate alla crisi economica, ed ecco allo­ra che anche Brioni finisce in Francia. E siccome l’alta sartoria italiana era diventata lo status symbol di James Bond (in Casino Royale Daniel Craig indossa per una partita di poker un impeccabi­le smoking nero con rifiniture in ottomana di seta, bottoni speciali in corno e revers a lancia ricoperti di grosgrain), qualcosa si doveva intuire, visto che per il ventitreesi­mo episodio di 007 prossimamen­te sui nostri schermi è stata scelta Berenice Marlohe. Modella - ap­punto - d’oltralpe. Insomma, abbiamo ceduto al gruppo di Ppr, quello di François-Henri Pinault, un nuovo pezzo della nostra moda e della nostra storia. E questa volta fa più male perché Brioni era diventato negli anni uno dei veri simboli del ma­de in Italy. Fondato nel 1945 e de­dicato all’isola croata tanto cara a Josip Broz Tito che ci fece costrui­re una residenza diventata in quei tempi meta del jet set inter­nazionale, l’azienda formato fa­miglia aveva trovato in Abruzzo il cuore dei suoi dettagli, tanto da dotarsi di uno chef mastertailor , ovvero del caposarto pronto a gi­rare il mondo per arrivare in casa dei clienti sempre più esclusivi. E infatti nel corso degli anni gli abiti e gli accessori Brioni sono finiti ad­dosso a gente come Nelson Man­dela, Barack Obama, Giorgio Na­politano, così come al Prìncipe Andrea d’Inghilterra, al Sultano di Malesia, fino al re della panchi­na, al secolo Josè Mourinho. Tutti attratti dalla qualità che sono l’Ita­lia sa dedicare a un vestito: a Pen­ne infatti ancora oggi lavorano 1650 dipendenti con 400 maestri sarti e - appunto - lo chef per con­fezionare vestiti che sono, se non opere d’arte,quantomeno d’inge­gno. Per fare un abito Brioni difat­ti servono dalle 18 alle 22 ore, dai 5 ai 7mila punti a mano e fino a 220 passaggi di lavorazione dei quali solo 80 di stiratura. La perfezione dunque, e non a caso gli smoking che escono da Penne - perfino quelli femminili- vengono consi­derati la risposta italiana a quelli di Yves Saint Laurent. O almeno lo erano. Adesso però tutto cambia, Brio­ni prende l’accento sull’ultima «i» e se ne vola a Parigi, in buona compagnia peraltro. La crisi si era già intravista in occasione della prima linea femminile firmata da Alessandro Dell’Acqua, arrivata sulle passerelle di Milano e finita fuori produzione in soli tre mesi. Poi appunto l’addio dell’ammini­s­tratore delegato Andrea Perrone e i primi rumors di vendita, confer­mati poi ieri da Pinault in perso­na: «Abbiamo acquistato il 100% marchio dalle famiglie Fonticoli e Perrone, ma non al prezzo di 350 milioni di cui si è letto. Diciamo un prezzo molto buono sia per il venditore sia per il compratore». Amen. Certo, c’è un minimo di conso­lazione, perché come conclude Pinault «quando Ppr decide di ri­levare un’azienda non la selezio­nia in base a criteri di nazionalità bensì anche di tradizione, esclusi­vità, appeal di marchio d’altissi­ma gamma, unico e prestigioso, con fortissime potenzialità nei mercati emergenti, soprattutto asiatici,dove l’abbigliamento ma­schile di lusso cresce a ritmi im­portanti ». Questo per dire che Brioni è sempre Brioni. Però poi nulla sarà più come prima: a no­me di Nazareno Fonticoli restano una fondazione e una scuola di sartoria che attira studenti fin dal­­l’Inghilterra, ma il marchio che lo ha reso famoso oggi non parla più italiano. Solo due anni fa Antonel­la De Simone, una delle sue nipo­­ti, spiegava così il successo di Brio­ni tra i capi di stato e i vip di tutto il mondo: «La moda italiana è la pri­ma nel mondo: noi eccelliamo in preziosità dei materiali, leggerez­za, comfort insuperabili». Adesso però sono volati gli stracci e lo smoking di James Bond se nì an­dato in Francia. Lo strappo insom­ma è fatto. E stavolta è a prova di chef.