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 2011  novembre 09 Mercoledì calendario

Se chi spia i potenti si mette il bavaglio - Il dialogo sembra trascritto da Desperate Housewives

Se chi spia i potenti si mette il bavaglio - Il dialogo sembra trascritto da Desperate Housewives . «Non lo pos­so più vedere, è un bugiardo». «Tu non ne puoi più di lui? E io allora che ci devo parlare tutti i giorni...». Ma qui non siamo a Wisteria Lane, ma alla Casa Bianca, Washington Dc. E lui non è Bree o Lynette ma Ni­colas Sarkozy, e l’altro è l’amante ma mister President , Barack Obama in persona. Li hanno beccati parla­re sottovoce, con la mano sulla boc­ca, come si fa tra amiche quando ci si scambia confidenze sconvenien­ti. Un fuorionda che il sito «Arret sur images» , specializzato nell’analisi mediatica, si è pre­murato di mette­re in giro, proprio nel giorno in cui vengono vivisezio­nati i bigliettini di Berlusconi, senza che nessuno ci faccia sopra baccano più di tanto.Al massi­mo una strizzatina d’occhio, un sor­risino, un massì in fondo chissene­frega. Lo scam­bio di battuti­ne era a porte chiuse, «off» , come si dice in gergo, ma sape­t­e come sono i gior­nalisti, origliano, è co­sì i sospiri sono diventati un venticello. Non ci sono registra­zioni, dobbiamo credere sulla fidu­cia. E noi, che siamo italiani, lo fac­ciamo sempre volentieri. Il «bugiardo» in questione è il pre­mier israeliano Benjamin Netan­yahu, che detto tra di noi, un grande simpaticone non è. La confidenza è del 3 novembre scorso, Cannes, du­rante l’ultimo G20. L’organizzazio­ne consegna ai giornalisti le cuffie per la traduzione della conferenza stampa e un microfono rimane ac­ceso proprio mentre alcuni inviati collegano gli auricolari al cellulare. Registrazione, lo ribadiamo, zero, ma i giornalisti che sono lì garanti­scono, abbiamo sentito tutto, e si sa che dei giornalisti bisogna sempre fidarsi. Nessuno però, sino ad oggi, ne aveva fatto parola, nessuno in cinque giorni ha scritto niente. Non è una notizia. O forse, più semplice­mente altrove non si fa informazio­ne sui pissi pissi bao bao. Succede. Un microfono acceso, una parola di troppo, qualcuno che origlia. Hillary Clinton si lasciò scap­pare un «Wow...» molto poco infor­male appena le comunicarono la morte di Gheddafi, Putin commen­tò con un’agghiacciante «ha stupra­to dieci donne, siamo tutti invidio­si... » le disavventure del presidente israeliano Katsav.Nell’era di Wikile­aks, delle intercettazioni e dei segre­­ti istruttori di Pulcinella prima o poi li beccano, più sono grandi, grandi della Terra,meglio è.Svelano l’indi­spensabile ipocrisia della ragion di Stato, denudano il re. Bush e Blair, G8 di San Pietroburgo, «la Siria de­ve costringere Hezbollah a smette­re di fare queste cazzate... »; Zapate­ro, in tv, a microfoni apparentemen­te spenti «credo che a noi convenga che ci sia tensione nel Paese, comin­cerò da questo fine settimana a drammatizzare un pò...».E poi l’Ita­lia dove i sospiri sono tempeste: But­tiglione, Fassino, Tremonti, Fini. O Visco su Mastella «quel crumiro, ci ha fregato un sacco di soldi». Nessu­no irresistibile come Reagan che buttò lì in un microfono: «Cari con­cittadini, da pochi minuti abbiamo cominciato il bombardamento dell´Unione Sovietica...». Scherza­va. Prendeva in giro gli origliatori di professione. In Italia avrebbero su­bito chiesto l’ empeachment . Ma lui era un attore, non un clown...