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 2011  novembre 09 Mercoledì calendario

I giudici ci ripensano: il processo Contrada non si deve riaprire - Contrordine, il processo Contrada non s’ha da rifare

I giudici ci ripensano: il processo Contrada non si deve riaprire - Contrordine, il processo Contrada non s’ha da rifare. Anche se la Corte d’Appello di Caltanissetta aveva detto sì, che dopo 19 anni qualcosa da rivedere c’era, tanto che era stata convocata una pubblica udienza perrivedereil caso. Ancheseunfattonuo-voineffettieraspuntatone­ll’odisseagiudi-ziariadell’exfunzionariodelSisdecondan-natoadiecianniperconcorsoester oinas­sociazionemafiosa: leaccusediunexpen-t­ito, Vincenzo Scarantino, scoperte però dalla difesa di Contrada solo dopo che il pm che l’aveva ascoltato,il procuratore ag­giunto di Palermo, Antonio Ingroia, ne ave­va parlato in un libro. Anche se sembrava davvero che, questa volta, fosse fatta, per­ché le precedenti richieste di revisione del processo- quattro- erano state rigettate sì, ma con ordinanza in via preliminare, e non era mai accaduto che si facesse una ve­ra e propria udienza. E invece, ieri, a Caltanissetta, è avvenuto anche questo. La Corte d’Appello, sentite le parti, ha dichiarato inammissibile la ri­chiesta di revisione. La decisione, in realtà, era nell’aria, dopo che nei giorni scorsi era stato detto «no» alla sospensione della de­tenzione domiciliare, chiesta dal difenso­re dell’ex 007, l’avvocato Giuseppe Lipera. Il «pollice verso», è arrivato in tarda matti­nata. Le motivazioni, invece, si conosce­ranno tra almeno 90 giorni, questo il tem­po che si è data la Corte per spiegare il per­ché di questo ennesimo, e in parte inatte­so, no.Una decisione«abbastanza sconta­ta – sostiene invece il sostituto procuratore generale di Caltanissetta, Antonio Patti, che ha sostenuto l’accusa ribadendo il «no»alla celebrazione di un nuovo proces­so – perché al di là del titanico sforzo dei di­fensori nel dimostrare l’emergere di nuovi elementi non c’era assolutamente nulla». Di avviso diametralmente opposto l’avvo­cato Lipera, che ha già annunciato ricorso in Cassazione: «Abbiamo assistito ancora una volta a un errore manifesto – sottoli­nea il legale – perché non si sarebbe potuto mai interrompere un dibattimento in pie­no svolgimento per emettere una senten­za di inammissibilità. Ci sarebbero a mio avviso gli estremi per chiedere la ricusazio­ne dei giudici, ma il mio cliente è troppo ri­spettoso delle istituzioni per permettermi di farlo. La battaglia comunque continua, presenteremo ricorso in Cassazione e sia­mo sicuri di vincerlo». Laconico il commento di Contrada al ter­minedell’udienza: «L’unicanostrasperan­za – ha detto citando il poeta Eugenio Mon­tale – è l’imprevisto». Visibilmente dima­grito, claudicante e molto invecchiato - ha compiuto 80 anni a settembre, oltre a esse­re affetto da pesanti patologie - Contrada ha parlato ai giudici della Corte d’Appello per circa mezz’ora,per ribadire quello che ha sempre sostenuto, di essere «sempre stato uomo dello Stato» e di lottare per la re­visione del processo per ristabilire la veri­tà: «Rivoglio il mio onore – ha detto – un mio eventuale ritorno alla libertà non cam­bierebbe il mio tenore di vita. Non chiedo neppure un eventuale risarcimento pecu­niario, non lo accetterei per principio». L’ex 007 ha ripercorso la sua vicenda giudi­ziaria, ricordando, oltre il caso Scarantino, anche un’altra anomalia, quella del penti­to Francesco Marino Mannoia che inizial­mente, in un verbale scoperto a processo di primo grado ormai chiuso, aveva detto di conoscerlo solo in quanto poliziotto, sal­vo poi accusarlo successivamente.Un’ap­passionata quanto vana autodifesa. Ma la battaglia continuerà.