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 2011  novembre 09 Mercoledì calendario

Le tre opposizioni tra nomenklatura, Prodi e le banche - Se la maggioranza ha seri pro­blemi, l’opposizione ha difficol­tà tali per cui funziona solo quan­do organizza il fronte antiberlu­sconiano, ma va in tilt quando passa alle proposte

Le tre opposizioni tra nomenklatura, Prodi e le banche - Se la maggioranza ha seri pro­blemi, l’opposizione ha difficol­tà tali per cui funziona solo quan­do organizza il fronte antiberlu­sconiano, ma va in tilt quando passa alle proposte. C’è di fatto un assemblaggio di forze struttu­ralmente diverse: da una parte c’è il ceto primorepubblicano (ex Msi, ex Dc, ex Pci) che sostanzialmente autorappresenta gli interessi di centinaia di migliaia di persone che vivono di politica, esattamen­te come le antiche nomenklature sovietiche. Leader di questo schie­ramento sono Casini e Massimo D’Alema,che non per nulla stanno cercando un accordo (Pier Ferdi­nando sul Colle e Nicola Zingaretti a Palazzo Chigi). Non mancano le solite contraddizioni infra-no­menklature dentro questo settore: sotto traccia si colgono già le tradi­ziona­li risse tra ex dorotei ed ex an­dreottiani. E c’è un Pier Luigi Bers­a­ni che vuole al più presto il voto per salvare un qualche ruolo per sé. Ma il contrasto più forte l’area del «ceto politico» dell’opposizio­ne l’ha c­on un prodismo che espri­me più la componente economica (il sistema Iri e dintorni) che quel­la politica della Prima repubblica e oggi ha realizzato una forte con­vergenza con il mondo di Repub­blica . Carlo De Benedetti è infatti convinto di poter portare Romano Prodi al Quirinale sull’onda della protesta che cresce nella società. Magari temperando certi radicali­smi con il sostegno a un Matteo Renzi a Palazzo Chigi: da qui la mossa di Bersani di cercare subito di tagliargli le gambe. Però questo tipo di orientamen­to più radicale alimenta un altro conflitto tra coloro che si colloca­no all’opposizione. Perché tra le anime della protesta in atto non mancano amici e allievi di George Soros: coloro che sanno quanto un bel titolo su un quotidiano a grande tiratura possa avere impor­tanti effetti non solo (e in qualche misura non tanto) sulla politica quanto su questa o quella specula­zione borsistica. Proprio questa deriva speculativa di un certo gior­nalismo e di una certa politica ha spinto anche un riluttante Giovan­ni Bazoli ( in parte costretto a espor­si dall’uscita di un Cesare Geronzi che dava più equilibrio all’esta­blishment finanziario) a un nuovo attivismo. Le banche italiane sono infatti le prime vittime di queste ondate di aggressioni finanziarie scaricate via media e politica sulla nostra economia. Da qui l’esigen­za di tagliare le sponde a sinistra di queste operazioni anche determi­nando nuovi equilibri politici. Ma­lignamente qualcuno sostiene poi che al Corriere della Sera si cerca di ostacolare la salita al Colle di uno sponsorizzato da Repubblica che sottrarrebbe al quotidiano milane­se il ruolo di portavoce del Quirina­le. L’affanno di Corrado Passera con continue dichiarazioni, pre­senzialismi, candidature a mini­stro dell’Economia, corrisponde alle esigenze di Intesa di indeboli­re­certe sponde di sinistra alla spe­culazione. Però finisce per punta­re a una regia generale della com­plessi­tà italiana che non pare desti­nata a grandi successi. Basti consi­derare come l’attacco a Sergio Marchionne, reo di sottrarre la Fiat al consociativismo italiano e di occuparsi solo di produzione e mercato, abbia squilibrato su li­nee filo bancocentriche Emma Marcegaglia, ormai succube di Luigi Abete e Giuseppe Mussari, mettendo in difficoltà Raffaele Bo­nanni e dando spazi agli estremi­sti della Fiom. Anche un rapido giro di orizzon­te dell’opposizione politico- socia­le ( con le sue tre anime: le nomnek­­lature, la Repubblica più Prodi, e Bazoli) alla maggioranza fa capire come il fondarsi sull’agitazione in­vece che sulla costruzione di pro­grammi connessi a basi sociali alla fine tenda a produrre solo caos.