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 2011  novembre 09 Mercoledì calendario

Mercati in ansia: “La Bce non compra più bond” - Il primo allarme lo ha lanciato ieri mattina “zerohedge”, seguitissimo esperto di mercati che vive notte e giorno su twitter: «La Bce lancia un messaggio politico e non compra titoli»

Mercati in ansia: “La Bce non compra più bond” - Il primo allarme lo ha lanciato ieri mattina “zerohedge”, seguitissimo esperto di mercati che vive notte e giorno su twitter: «La Bce lancia un messaggio politico e non compra titoli». Ed è vero che in attesa del voto sul rendiconto atteso alla Camera nel pomeriggio gli spread tra btp italiani e bund tedeschi hanno oscillato sempre attorno a livelli d’allarme. Come se la salvifica manina da Francoforte che da tre mesi sta proteggendo i nostri rendimenti da balzi insostenibili fosse improvvisamente sparita. O quasi. Ma è anche vero che rispetto ai picchi di lunedì di 490 punti, nella paurosa altalena dovuta al “dimissioni sì-dimissioni no”, il differenziale è arretrato ieri attorno a quota 475-485, in attesa delle fatidiche 16,12 del via libera al rendiconto. Poi è schizzata nuovamente verso la stratosfera dei 500. È evidente, insomma, che la tregua di ieri è stata condizionata dal voto, come conferma Luca Cazzulani, strategist di Unicredit esperto di reddito fisso: «gli investitori sono stati in generale alla finestra sui titoli italiani, in attesa del verdetto della Camera», spiega. La Bce, pare, idem. Cazzulani precisa che «non è possibile dire con certezza se la Bce ha comprato o meno titoli italiani». Agendo sul mercato secondario contatta direttamente le controparti e quindi sono pochi ad avere queste informazioni di prima mano. L’esperto di titoli pubblici però ammette che «non ci sono stati rumors sul fatto che ciò sia avvenuto». Anche perché, ragiona, con il mercato fermo, con il fiato sospeso in attesa di sapere il destino di Berlusconi «l’effetto dell’eventuale intervento sarebbe stato praticamente nullo». Insomma, nel D-Day del Cavaliere, par di capire, la Bce si è opportunamente tenuta in disparte. Lunedì, invece, nel caos delle dimissioni circolate nella mattina e poi smentite, Cazzulani precisa che sono circolate voci su acquisti Bce. Una telefonata a Londra, a un analista di una grande banca che ha un rapporto diretto con la Bce chiarisce un po’ meglio il dubbio. Parla a microfoni spenti («la bce è un nostro cliente») ma conferma che «lunedì ci sono stati acquisti sui titoli italiani che hanno evitato il peggio» mentre ieri «questa dinamica non c’è stata quasi più». Forse sbaglia «zerohedge» a dare tuttavia un’interpretazione agli interventi della Bce, come se volesse pilotare i risultatipolitici. È noto da tempo infatti che la Bce rifiuta il ruolo di “prestatore di ultima istanza”. Nei giorni scorsi vari banchieri centrali sono usciti allo scoperto mettendo in guardia dal dare per scontato gli interventi sui btp. «Non si stampa moneta per finanziare i debiti pubblici» ha detto ieri il capofila dei riottosi all’acquisto di titoli, il governatore tedesco Jens Weidmann. Molti osservatori ritengono invece che in mancanza di un’ alternativa credibile - il fondo salva-Stati Efsf è ancora un cantiere - l’attività della Bce sia ancora troppo timida L’analista londinese racconta che dei 9,5 miliardi di euro che la Bce ha comprato la scorsa settimana, «il 70-75 per cento erano titoli italiani». Al suo esordio, Mario Draghi ha dovuto raddoppiare, rispetto alla settimana precedente i bond acquistati per il precipitare della situazione a Roma. Una circostanza che certamente non lo avrà messo di buon umore. E non solo perché deve «dimenticare di essere italiano». Ma Roma è in una situazione unica, nel panorama dei Paesi a rischio. Madrid si è messa al riparo dalla furia dei mercati annunciando elezioni e varando un serio piano di riforme: ha meno bisogno della Bce. Dublino, Atene e Lisbona idem, grazie ai prestiti UeFmi. Ma questi ultimi tre Paesi sotto tutela: se non fanno le riforme promesse, saltano le rate dei prestiti. Anche l’Italia è sotto tutela del Fmi e della Bce, come reso noto al G20. Ma non riceve un centesimo. Quali sono allora gli strumenti di pressione per costringerla a fare le riforme? È questo che i mercati si chiedono. E che inquieta la Bce, che ha a che fare con un Paese dalla credibilità zero ma che non può far saltare per non condannare a morte l’Europa.