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 2011  novembre 09 Mercoledì calendario

«RISANARE SUBITO». COSI’ PARTI’ L’ESECUTIVO DINI —

Se si fanno coriandoli di un resoconto parlamentare impolverato, frasi di un passato ormai remoto possono sembrare di oggi. Un gruppetto di righe avvisa: «Il tempo gioca contro di noi: ogni ritardo nell’assunzione delle misure necessarie al risanamento finanziario ed economico aumenta il divario di velocità tra l’Italia e il gruppo europeo di testa». Un’altra parte dei fogli prescrive «l’avvio di un percorso virtuoso sul fronte della finanza pubblica, percorso che non può essere portato a termine senza sacrifici». Sono parole pronunciate il 23 gennaio 1995 alla Camera da Lamberto Dini, allora presidente del Consiglio in attesa di fiducia per effetto del primo incidente governativo mortale del redivivo governativo tuttora sulle prime pagine dei giornali: Silvio Berlusconi.
Più di altre, quella fase conferma la validità di una massima di Alcide De Gasperi. La crisi di governo è come la foresta, osservava lo statista democristiano, si va avanti a fiuto. Insomma, si sa dove si entra, non dove si esce. Era stato Umberto Bossi, il segretario leghista in alleanza con il quale Forza Italia aveva vinto le elezioni del marzo 1994, a sferrare il colpo letale al Berlusconi I. Era successo nel dicembre di quell’anno di allori e polveri per il Cavaliere. Come ora, problemi con la giustizia e affanni finanziari dello Stato erodevano le basi del governo. Il 22 novembre, sul Corriere, la notizia che il presidente del Consiglio era stato messo sotto inchiesta per concorso in corruzione aveva tolto smalto al capo del governo intento a presiedere una conferenza dell’Onu sul crimine (alla fine il Cavaliere verrà assolto, il capo dei servizi fiscali della Fininvest condannato per corruzione della Finanza). Il 19 dicembre, la presentazione alla Camera di una mozione di sfiducia firmata da Bossi, ruvido da settimane verso il capo del Msi-Alleanza nazionale Gianfranco Fini e il Cavaliere, i suoi partner. Il 22 dicembre, le dimissioni con le quali Berlusconi ha rinunciato al mandato risparmiandosi la bocciatura parlamentare.
Da lì a gennaio, la crisi. Nel libro Tutta la verità, aprile 1995, il fondatore della Lega ha posto come data-chiave dell’operazione una cena a sardine e Coca Cola in casa sua, il 23 dicembre 1994, con gli allora segretari del Partito democratico della sinistra Massimo D’Alema e del Partito popolare Rocco Buttiglione. Ma nella crisi un ruolo notevole lo ebbe il Cavaliere.
«Fu Berlusconi a fare il mio nome per Palazzo Chigi. L’accordo che aveva preso con il capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro e il segretario generale del Quirinale Gaetano Gifuni era che il mio sarebbe stato un governo di non parlamentari», ricorda adesso Dini. «Berlusconi disse che anche i sottosegretari non dovevano essere parlamentari. Poi su questo sorsero discussioni nel Centro cristiano democratico, in An. Berlusconi voleva che Gianni Letta rimanesse sottosegretario alla presidenza del Consiglio», continua. E lei? Dini: «Non era possibile. Non ci dormii una notte, ma poiché aveva concordato con il presidente della Repubblica ritenni di non dover rinunciare».
Era stato scelto perché ministro del Tesoro nel Berlusconi I, il successore per Palazzo Chigi del Cavaliere. Classe 1931, già direttore generale della Banca d’Italia, il 23 gennaio 1995 Dini chiese alla Camera la fiducia al suo governo formato da tecnici per realizzare un programma di quattro punti: una manovra finanziaria per risistemare le casse dello Stato, riforma delle pensioni, norme per la parità di condizioni nella propaganda elettorale in tv, riforma del sistema elettorale regionale. Dice quasi 17 anni dopo Buttiglione: «Berlusconi non ha avuto la capacità di reggere un governo di larga coalizione e lo ha regalato alla sinistra».
Durante il dibattito, Fi, Msi-An, Ccd scelsero l’astensione. Berlusconi accusò il gruppo dirigente leghista di «voltafaccia». Nel lessico politico crebbero le fortune del termine «ribaltone». Votato da Pds, Ppi, Svp, Udv e Lega, pronta a ribattere che tutto era avvenuto secondo Costituzione, il governo Dini realizzò i quattro punti. Nella primavera 1996, elezioni. Anticipate.
Maurizio Caprara