Paolo Conti, Corriere della Sera 10/11/2011, 10 novembre 2011
ROMA —
Mai come oggi, in un quadro politico sconvolto, la Rai è stata così priva di solidi referenti esterni, polverizzati e interessati a ben altro. Bisognerà vedere (da oggi) se questo Consiglio riuscirà a mantenere dritta la barra.
Un piano economico di emergenza anticrisi: ecco che cosa proporrà oggi il direttore generale Lorenza Lei in Consiglio di amministrazione Rai. Scongiurata l’ipotesi di bloccare la tredicesima (un allarme così non scattava dai tempi dei Professori nel 1993) ora la tv di Stato deve tentare di governare una pesante congiuntura. Alla Sipra (concessionaria della pubblicità Rai) si pensa di chiudere il 2011 a quota 980 milioni di ricavi con 20 milioni in meno rispetto al 2010, al netto degli avvenimenti sportivi, in un mercato pubblicitario recessivo. Pesa la crisi di ascolti di Raiuno (la rete più il Tg1) cassaforte della Sipra: vale 500 milioni di euro di pubblicità l’anno e ogni punto di calo «costa» 50 milioni. Se le cose non dovessero cambiare, il rischio tendenziale per il 2012 sarebbe una chiusura tra -50 e -70 milioni. Oltre alle difficoltà di Raiuno, c’è Raidue priva di «Annozero», dell’«Isola dei famosi» e di «X Factor». Raitre va bene ma pesa poco sugli introiti. Comunque sia alla Sipra si dicono soddisfatti, per questo 2011, per un sostanziale equilibrio. Il problema è il futuro degli ascolti.
Ma il vero punto è la paralisi che potrebbe bloccare un Consiglio, incluso il direttore generale Lorenza Lei, che scadrà a fine marzo.
Lorenza Lei si mostra attivissima, vorrebbe risolvere il nodo di Raiuno, sul Tg1 attende il possibile rinvio a giudizio del direttore. Spinge per modificare la Raifiction di Fabrizio Del Noce togliendole l’autonomia finanziaria (affidandola alle Risorse televisive), come la nuova struttura Intrattenimento di Giancarlo Leone. In Consiglio la maggioranza certa di centrodestra è un ricordo. Angelo Maria Petroni (nominato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti) appare sempre più ostile dopo il rinnovo del contratto a Milena Gabanelli. La leghista Giovanna Bianchi Clerici contesta alla Lei la direzione Intrattenimento, che giudica una riduzione del vicedirettore generale (leghista) Antonio Marano. Antonio Verro è molto critico. Poi, l’opposizione: il centrosinistra (con Giorgio Van Straten e un Nino Rizzo Nervo convinto che un Cda in scadenza abbia un margine di manovra ristretto) e l’Udc Rodolfo de Laurentiis, insoddisfatto di un intrattenimento che giudica in gran parte non da servizio pubblico. Il successo di Santoro ha approfondito tutte le divisioni e tutte le rivendicazioni.
E c’è il presidente Paolo Garimberti, contestato spesso dal Pdl per i suoi attacchi a Minzolini. Ora c’è anche un fronte anti Garimberti nel centrosinistra, dopo il suo attacco al Tg3 di Bianca Berlinguer. Così come c’è uno scontro con l’Usigrai dopo l’annuncio dell’arrivo di Ferrara il giovedì sera su Raidue, poi smentito dai fatti. E, in generale, il centrosinistra non è certo unanime nel riconoscergli il ruolo di presidente di Garanzia. Ma l’interessato, quando si confida con chi gli è vicino, rivendica il suo lavoro: le contestazioni a Minzolini, la nomina di Marcello Masi al Tg2 invece di Susanna Petruni, aver evitato che Gianluigi Paragone diventasse direttore di Raidue e quindi la nomina di Pasquale D’Alessandro, il ritorno di Antonio Di Bella a Raitre. Scelte che, secondo i collaboratori del presidente, si devono alla sua mediazione «di garanzia».
Ce la farà questo Cda, mentre la politica è nella tempesta? Cioè senza la politica?
Paolo Conti