Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 09 Mercoledì calendario

PER SIENA IL 51% DI MPS NON È PIÙ TABÙ

Fine di un tabù. La perdita del controllo di Banca Monte dei Paschi da parte della Fondazione Mps è un’eventualità che le istituzioni senesi cominciano a prendere in seria considerazione. Quel 50,1% sembrava un limite invalicabile in discesa (Gabriello Mancini, presidente dell’Ente di Palazzo Sansedoni, lo definì addirittura le «nostre Colonne d’Ercole»), ma nel prossimo futuro potrebbe anche essere superato.

«La Fondazione ha un mandato ampio», si limita a commentare Franco Ceccuzzi, sindaco Pd di Siena che, insieme al suo compagno di partito e leader della Provincia, Simone Bezzini, nomina 13 dei 16 membri dell’organo d’indirizzo dell’Ente. Le linee strategiche che le due istituzioni locali hanno dato alla Fondazione nelle settimane scorse non parlano di «controllo», ma della necessità di mantenere «l’indipendenza della banca», favorendone il «rafforzamento patrimoniale» e il «rilancio della redditività».

I parametri Eba, in base ai quali il gruppo di Rocca Salimbeni dovrebbe trovare altri 3,1 miliardi di patrimonio, sono il grimaldello che farà superare alla Fondazione le "sue" Colonne d’Ercole? La banca presieduta da Giuseppe Mussari e guidata dal direttore generale Antonio Vigni è convinta che non serviranno altri buffer finanziari, né un nuovo aumento di capitale (sarebbe il terzo in tre anni). Lo stop al rimborso dei Tremonti-bond (1,9 miliardi), la conversione del Fresh 2003 (318 milioni), la fiducia di poter conteggiare come Core Tier 1 il Fresh 2008 (950 milioni), insieme alla riconsiderazione delle componenti positive e negative della riserva Afs (titoli disponibili per la vendita), di fatto coprirebbero le richieste europee.

A Rocca Salimbeni, comunque, nessuno vuole sentir parlare di manovre sul capitale. «Nel caso, faremo con le nostre forze, magari utilizzando patrimonio alienabile», dicono. Stessa musica alla Fondazione. «Abbiamo già dato», ripete Mancini a chi gli chiede di un possibile ricorso al mercato. L’Ente ieri ha chiarito di non aver venduto azioni Bmps dopo il 19 ottobre, avendo «completato la prevista attività di fine tuning funzionale al mantenimento dell’obiettivo strategico della maggioranza dei diritti di voto». Nessuno sforamento, inoltre dei covenant relativi al finanziamento bancario (600 milioni) aperto per partecipare all’ultimo aumento di capitale.

La Fondazione ha già rimborsato volontariamente 40 milioni di quel finanziamento, la cui prima rata (200 milioni) scade a fine giugno 2012. Logico che Palazzo Sansedoni guardi con molta attenzione al prossimo dividendo di Banca Mps. Le attese per la trimestrale che sarà approvata domani (all’esame del consiglio c’è anche la sospensione dall’incarico del vice presidente Francesco Gaetano Caltagirone sul caso Unipol-Bnl), parlano di un utile netto intorno ai 50 milioni, in contrazione rispetto al 2010.

È il sistema bancario che soffre, e Banca Mps non fa eccezione. Ma con il titolo intorno a 0,3 euro e le ultime richieste Eba che incombono, il gruppo di Rocca Salimbeni è costretto a navigare a vista. E nessuno, neppure le istituzioni senesi, può più garantire il dominio assoluto della Fondazione.