Davide Colombo, Il Sole 24 Ore 9/11/2011, 9 novembre 2011
ADDIO A SARTORI, L’INAIL IN LUTTO
Ha lavorato fino all’ultimo giorno con la passione e la tenacia di chi aveva deciso, quasi in tempo reale con la notizia della grave malattia che l’aveva colpito, che per lui non sarebbe cambiato nulla. Anche lunedì aveva lavorato. Fino a sera. Poi la crisi improvvisa e l’inutile corsa in ospedale. Il presidente dell’Inail, Marco Fabio Sartori, è morto così, a 48 anni, alla fine sconfitto nella battaglia con il cancro, ingaggiata la primavera dell’anno scorso. Da convinto servitore dell’Istituto che era stato chiamato a presiedere nel 2008, Sartori aveva voluto informare con una videoconferenza tutti i dipendenti della malattia che stava affrontando. E subito dopo lo aveva fatto anche in un’intervista sul nostro giornale «lo trovo giusto – spiegò – perché bisogna dirle queste cose se ti capitano quando ricopri un incarico pubblico così importante».
Erano i primi di giugno e Sartori stava traghettando un passaggio industriale complesso per l’Inail: l’incorporazione decisa per decreto di Ispesl e Ipsema; un passaggio voluto dal Governo con la seconda manovra correttiva della legislatura e che aveva dato gas ai motori del Piano industriale che proprio Sartori aveva presentato qualche mese prima. Da quel passaggio, che avrebbe riportato l’Inail sopra i 12mila dipendenti, sarebbe nato il nuovo Polo per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Ma in quei giorni terminava anche il mandato commissariale per gli enti previdenziali pubblici e iniziava l’avventura della governance duale, con il potere di guida nelle mani del presidente e del direttore generale; Giuseppe Lucibello all’Inail. Una scelta che – lo dimostreranno i risultati di gestione che sarebbero seguiti – si è rivelata vincente.
Ieri a salutare con commozione Marco Fabio Sartori è stato tutto il mondo politico, sindacale e istituzionale, a partire dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ha ricordato i suoi precedenti impegni parlamentari (è stato presidente della Commissione Lavoro alla Camera e fu relatore della riforma delle pensioni varata nel ’95 dal Governo Dini) mentre il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha indicato nel suo impegno un «esempio di servitore del bene comune». Tantissime le manifestazioni di vicinanza da parte di diversi esponenti della Lega, il suo partito. Lo piangono come amico, tra gli altri, il ministro Roberto Calderoli, e i capigruppo Marco Reguzzoni e Federico Bricolo.