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 2011  novembre 09 Mercoledì calendario

IL RENDIMENTO DEL TITOLO A 5 ANNI SUPERA DI 19 PUNTI IL DECENNALE

Prestare soldi allo Stato con una scadenza a 5 anni è più rischioso che prestarli a 10 anni. Un paradosso? Senza dubbio. Ma oggi è anche questo uno degli effetti (perversi) dell’aumento del rischio del debito del nostro Paese. Ieri il rendimento dei BTp a 5 anni ha infatti toccato il 6,98% contro il 6,79% del benchmark decennale: una differenza di 19 punti base che conferma così l’inversione della curva dei rendimenti da ripida – cioè con tassi più bassi nel breve e più alti a lunga, come è la norma – a piatta.

A far tremare i polsi sono anche i rendimenti dei titoli di Stato a 2 anni (6,32%) e 3 anni (6,89%). I dati sono preoccupanti perchè sono proprio le scadenze brevi dei buoni pluriennali che misurano con maggiore precisione lo stato di salute della Stato italiano agli occhi degli investitori. I titoli governativi su queste scadenze non subiscono gli acquisti da parte della Banca centrale europea, che invece proseguono sui titoli di Italia e Spagna a 5 e 10 anni. È la conferma che «gli investitori oggi temono che l’Italia non sia in grado di sostenere il fardello del suo debito», spiega un analista obbligazionario.

E che la situazione sul debito italiano sia tesa si capisce anche dall’assottigliamento del differenziale tra lo yield del titolo a dieci e quello a due anni, che appare in costante riduzione. Tanto che ieri è sceso a circa 24 punti base, ai minimi dalla crisi finanziaria del 2008. Secondo molti operatori, questo trend – qualora non venisse interrotto da una drastica manovra di correzione sui conti italiani – potrebbe far presagire un’inversione completa della curva dei rendimenti dei titoli di Stato italiani: una circostanza, questa, che molti operatori, anche sulla base di quanto osservato già per il caso di Grecia, Portogallo e Irlanda, indicano come l’anticamera per la richiesta degli aiuti internazionali.

A segnalare quanto l’Italia sia oramai a un passo dall’impossibilità di poter salvare se stessa concorre anche un altro elemento, ovvero il differenziale tra i rendimenti dei titoli italiani e quelli spagnoli. Titoli, questi ultimi, la cui rischiosità è stata storicamente allineata a quella italiana. Ebbene, con l’impennata dello spread BTp-Bund, anche lo spread BTp–Bonos è salito brutalmente, toccando ieri quote mai viste. Sulla scadenza a due anni la forbice è oramai al 2,18% (6,56% contro 4,38%), a 3 anni sale al 2,34% per scendere all’1,97% sui 5 anni (6,98% contro 5,01%), all’1,67 sui 7 anni (6,9% contro 5,23%) e all’1,1% sul decennale (6,8% contro 5,7%).