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 2011  novembre 06 Domenica calendario

“FAUST”: IL GRANDE SONNO DELLA SALA

Ettolitri d’inchiostro magnificano il capolavoro. Cinque palline, sette stelline, dieci decimi. E chissà se è una svista: sarà il tempo a stabilire se il “Faust” di Alexandr Sokurov sia davvero un film imprescindibile. Al momento però si può fare una modesta proposta: assieme al tasso di capolavorosità, bisognerebbe mettere in calce alle recensioni dei giornali il tasso di noia. Serenamente, laicamente. Ad Antonioni, ad esempio, non sarebbe andata bene. Neppure a Bergman. E Dreyer (intoccabile, sia chiaro, ma sconsigliato a chi arriva stanco la sera)?! Allora, va detto: di fronte al Leone d’Oro 2011 alcuni in sala dormivano. Tutti sbadigliavano. Con contrappunto soave nel contagio: prima tu, poi io, poi il vicino. Ecco, allora, che il “Faust” di Sokurov, nella nuova legenda – fondamentale per la salute pubblica e del pubblico – guadagnerebbe dieci palle. Una per sbadiglio, se va bene. Intendiamoci: noiosissimi possono risultare anche i Cinepanettoni o l’ultimo Zalone. Per il semplice fatto che, visti i provini – dove le poche battute buone fanno da esca – il film è già finito. Ma che il diavolo vi colga se vi divertite vedere il “Faust”. Del resto, come si racconta in “Amadeus”, l’Imperatore Giuseppe II decideva la tenuta di un’opera sulla base degli sbadigli – al terzo pare che l’opera avesse di fronte a sè una manciata di repliche – e decise che “Le nozze di Figaro” erano tediose. Che dire? Erano anche un capolavoro. L’Imperatore aveva però forse intuito che il mercato, un giorno, avrebbe avuto la sua parte? Gli incassi del film di Sokurov (che chiude la sua magnifica tetralogia del potere con un film complessivamente meno bello degli altri tre) arrivano a poco più di 70mila euro in 9 giorni. Il film assoluto, il cinema-mondo tratto (liberamente) dall’opera di Goethe non attira. Mentre, per esempio, un film – difficile, bello ma fruibile – come “A dangerous method” di Cronenberg ha incassato oltre 2 milioni di euro in 5 settimane. O dobbiamo scomodare Kubrick, per dire che si possono fare capolavori senza indurre alla narcolessia?
Nonostante gli ettolitri d’inchiostro per dirci quanto sia incredibile questo “Faust”, nonostante la fotografia immensa del film, nonostante il regista metta in scena quadri degni di Dürer, Bosch, Bruegel, nonostante alcune scene siano risolte con maestria rara (quella del doppio dialogo tra Faust e Greta, e di sua madre con il Diavolo), nonostante geniali inserti horror, nonostante il film sia deciso nella scelta di fondo di trasudare morte e putrescenza da ogni poro, nonostante tutto, il grande sonno avanza. Al “Faust” il “Giornale” ha affibbiato come voto un bel 2 proprio per eccesso di sbadiglio. Ecco, 2 non tiene conto dei pregi artistici. Ma rende l’atmosfera. “Faust” non è un brutto film: tesi insostenibile. Ma molte idee registiche interessanti non per forza fanno un capolavoro nè soprattutto un film coinvolgente. Mentre il protagonista, nel suo monologo interiore, straparla di anima, senso e legge il principio (era il Verbo) della Bibbia, mentre al Festival di Venezia scattano i leggendari “dieci minuti d’applausi”, in sala si russa. E allora una domanda, cinefila, va fatta: non è che il 2011 sia stato il trionfo, a Cannes e Venezia, dei soliti stronzi anzichè dei venerati maestri? Malick con “L’albero della vita” realizza un film che pare Quark riletto da Suor Germana, Sokurov il film meno compatto della sua indimenticabile quadrilogia. Ma i due ormai per i Festival sono già nell’Olimpo. Edizioni del passato, invece, avevano incoronato coraggiosamente le giovani promesse. Esempi? Palma d’Oro al 26enne esordiente Soderbergh per “Sesso bugie e videotape” (1989). O quella, nel 1994, a “Pulp Fiction” di Tarantino. Che non ha mai fatto dormire nessuno. Ecco, i festival lanciano o consolidano autori. Ovvero prodotti. Ma come si crea e vende un autore? Perchè Bela Tarr – temutissimo regista ungherese, autore di film splendidi e pallosissimi – è meno conosciuto di Sokurov? Ha meno addentellati là “ove si puote ciò che si vuole”? Ha un carattere peggiore? Vallo a sapere. Ma povero Tarr: “Turin Horse” è un gran bel film e fa dormire quanto Sokurov. Infine, se i film sono prodotti come i loro registi, il “Faust” andrebbe venduto (anche) in farmacia. Mica è un’offesa: bisogna solo capire se comperarlo in sala o farselo prescrivere dal medico. Per dormire, ovviamente.