Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 06 Domenica calendario

ZERI A CACCIA DI IMBROGLI

Questo ritratto femminile di profilo (vedi la foto in bianco e nero, in alto, ndr) è un quadro incredibile. Ha girato e gira tuttora in commercio. Recentemente ha avuto anche una storia che credo finirà per procurarmi delle noie (...). È un falso che è stato sicuramente creato negli anni Venti: vorrebbe essere Antonio del Pollaiolo. Vedete che il contorno della figura ha una sorta di nervosità. Copia da un lato il celebre profilo del Museo Poldi Pezzoli di Milano, e dall’altro il profilo analogo del Museo di Berlino. Copia anche il cosiddetto Ritratto Harkness del Metropolitan Museum di New York. Però, chi l’ha realizzato ha tradito la sua epoca: questo è un quadro degli anni Venti perché la donna ha un collo che è sicuramente stato dipinto da qualcuno che ha visto Modigliani. Abbiamo una specie di Lunia Czechowska del Quattrocento. Per quanto si tenti di entrare nello spirito e nel gusto antico, il passato è sempre morto. Nei dipinti, anche involontariamente, noi mettiamo la nostra epoca, la nostra sensibilità. E questo è un quadro degli anni Venti perché il collo estenuato, un collo di cigno, sembra quello della Lunia Czechowska cantata dai poeti amici di Modigliani.

Purtroppo questo dipinto – cosa grave per i falsi – è stato lasciato da una signora a una istituzione benefica, la quale ha pensato vendendolo, di fare soldi per i suoi assistiti. Ciò è tristissimo, ma il quadro è e resta un falso, c’è poco da fare, non è opera di Antonio del Pollaiolo. Il pittore-falsario ha imitato quella che si chiama la linea energetica, il contorno dei quadri fiorentini, nei quali il contorno allude alla struttura ossea dell’interno del corpo. Guardate bene il collo, e soprattutto l’attaccatura del petto: c’è una leggera nervosità, che indica proprio la struttura interna. Non è un brutto quadro: come opera degli anni Venti è persino molto chic. Qualche volta i falsi – che possono trarre in inganno anche personaggi illustri – sono di una comicità incredibile. Il secondo quadro che vi mostro (vedi foto a colori in basso, ndr) ha avuto addirittura l’onore di finire nella Galleria Nazionale di Londra e venne acquistato come capolavoro evidentemente in un momento in cui andava di moda il romanzo storico, perché tutto il fascino del quadro consiste in questa terribile aria romanzesca, che è poi l’immagine del Rinascimento italiano come la vedevano i romantici inglesi.

Innanzitutto, non si sa se quella specie di colossale figura matronale in primo piano sia una figura di uomo o di donna: non ho mai capito il sesso di quella figura, che a me ricorda molto un antiquario americano. Poi, ci sono due bambini. L’uomo (o donna che sia) indossa uno strano berretto in cui ci sono allusioni agli emblemi araldici dei Malatesta. C’è un cupo presentimento nella figura: guarda fuori da una finestra che ha, addirittura, i vetri piombati, e si avverte che qualche cosa di terribile sta per accadere. Subito uno pensa: «Qui c’è un tiranno che ha imprigionato una principessa, una signora marchigiana, forse una vittima di Sigismondo Pandolfo Malatesta (noto per la sua crudeltà) e questi bambini saranno uccisi! Guarda che aria innocente hanno!». Non esagero: questo è il modo con cui molta gente guarda i quadri: «Poverini, ma così giovani, tu credi li abbia ammazzati?». Sono discorsi che si sentono spesso e probabilmente questo quadro è stato dipinto in un’epoca – la fine dell’Ottocento – in cui andavano di moda incredibili quadri storici realistici. (...). C’è tutto un genere di pittura ottocentesca – che io trovo straordinaria – che è sempre in costume. Generalmente i protagonisti sono alti prelati che brindano attorno a un tavolo col rosario in mano, oppure in compagnia di una damina che si inchina per guardare il mappamondo e il prelato guarda nella scollatura in mezzo alle mammelle. Oppure, c’è il prelato che sta pescando nella piscina di un grande parco circondata da statue voluttuose di Veneri e Cereri. La gente era attirata da questi quadri perché vedeva in essi il passato in chiave presente, e soprattutto perché sono quadri che solleticano l’immaginazione. Uno subito pensa: «Ma tu guarda questo prete, invece di stare lì a preoccuparsi delle cose della Chiesa, va a pescare le trote in piscina! Io l’avevo detto che i preti sono così!».

Mi domando chi li compri oggi questi soggetti, perché c’é un commercio fiorentissimo di questi quadri, in Europa ma soprattutto in Sudamerica. Un romanzo di Julien Green descrive proprio un collezionista di quadri siffati, un rozzo figuro che punta a vendere queste damine.

Ma c’è anche un tipo di quadro dell’Ottocento che ammicca sempre a romanzi cupi, a fatti tragici, come quello che ci immaginiamo ci sia dietro al dipinto che stiamo ammirando. Evidentemente chi ha comprato questo quadro era un lettore di romanzi di Walter Scott o probabilmente di romanzi di qualità anche inferiore. (...) In alto, a destra, si nota un sigillo che molto incuriosisce ma che non significa assolutamente niente. Però uno guarda e dice: «Ma che sigillo è? Ma che cos’è questo stemma? Forse da qui si riesce a capire qualcosa, gli inventari antichi...» Sono tutte trappole che servono a catturare l’attenzione del "fruitore", come si dice oggi. Questo quadro è per me una gemma nel suo genere, soprattutto per l’aria innocente dei due bambini, che mi fanno una pena terribile.