Fabrizio Galimberti, Il Sole 24 Ore 6/11/2011, 6 novembre 2011
LE BUONE REGOLE DEL DEBITO PUBBLICO
Il debito non piace a molti. In particolare non piaceva a Shakespeare: nell’«Amleto» Polonius dà un saggio consiglio al figlio Laertes: «Non dare soldi a prestito né prendili… perché il prestito spesso perde se stesso e l’amico, e l’indebitarsi toglie la voglia di fare…». E prima ancora di Shakespeare, il debito non piaceva a San Paolo: «Non abbiate alcun debito con nessuno», scrive nella "Lettera ai Romani" (13,8). E prima ancora di San Paolo, nell’Antico Testamento ("Deuteronomio", 15,6) si legge: «Il Signore vostro Dio vi benedirà come ha promesso, e voi presterete a molte nazioni, ma non prenderete a prestito…».
Ma non bisogna prendere le cose troppo alla lettera. Con buona pace di Shakespeare e delle Sacre Scritture, il debito è come il vino rosso: in quantità moderata (e a partire da una certa età!!) fa bene, se se ne beve troppo fa male. O, se volete, è come i candelotti di dinamite: a non saperli maneggiare procurano disastri, a maneggiarli con cura sono utili (nelle miniere o nelle demolizioni). Pensate se non ci fosse il debito: i vostri genitori non avrebbero potuto comprar casa con il mutuo, e voi non potreste comprare un motorino a rate.
Ma quello di cui abbiamo parlato è il debito privato. E quello pubblico che cosa è? È proprio necessario? Lo Stato si finanzia con le tasse e usa quei soldi per fornire ai cittadini i servizi pubblici; difesa, giustizia, scuola, sanità, ponti e strade e bonifiche... Perché non potrebbe limitarsi a spendere i soldi delle tasse per quei giusti scopi? Che bisogno c’è di indebitarsi?
La risposta è la seguente. Per far andare avanti la gran macchina dell’economia bisogna guadagnare e spendere: i soldi devono circolare, se tutti li mettono sotto il materasso e non spendono il motore dell’economia si spegne. Ma mettiamo succeda qualcosa di brutto: per esempio, scoppia una guerra vicino a noi, la gente ha paura e chi ha paura rimanda le spese; oppure raddoppia il prezzo della benzina, e quel che la gente spende per il pieno non circola più in Italia perché va ai Paesi produttori di petrolio. In ambedue i casi i soldi non circolano come prima e l’economia rallenta. Per non farla rallentare bisogna che qualcuno spenda quel che i privati non spendono, e questo qualcuno è lo Stato: è bene, allora, che lo Stato spenda più di quel che incassa. Purché, naturalmente, quando le cose vanno meglio, le entrate tornino a pareggiare le spese.
Quindi talvolta è bene che lo Stato si indebiti. E lo fa emettendo titoli che vende alle famiglie e sui quali paga interessi. Abbiamo detto "talvolta": ma cosa succede se il "talvolta" diventa "sempre" e quindi il debito continua a crescere? Succede che sul debito bisogna pagare interessi, lo Stato spende ancora di più e il debito cresce ancora, fin quando lo Stato deve dire ai risparmiatori: non vi posso più pagare. Sarebbe una cosa terribile e bisogna evitarla ad ogni costo. Per questo bisogna mantenere i conti in ordine, come farebbe un buon capofamiglia. O come fareste voi.
Come sapete, il debito pubblico italiano è molto elevato: per troppo tempo lo Stato è andato spendendo più di quel che incassava. E specie in questi giorni su questi mercati c’è molta sfiducia verso i titoli dello Stato. Questi vengono comprati solo se lo Stato paga un interesse più alto. Ma questi interessi diventano poi anche interessi più alti per famiglie e imprese, e questo non fa bene all’economia: anche le rate che dovete pagare se comprate un motorino diventano più gravose. Alcuni dicono che in fondo il debito dello Stato – lo Stato siamo noi! – è un debito che dobbiamo a noi stessi, e quindi non è una cosa grave. Proviamo a immaginare questo dialogo:
Mamma, è vero che il debito pubblico è una brutta cosa?
Non me ne parlare, l’Italia è in ginocchio a causa del nostro debito pubblico!
Ma che cosa stai facendo ora?
Sto calcolando quanto mi rendono i BoT e i BTp.
Cosa sono BoT e BTp?
Sono titoli del debito pubblico.
Ma se è il debito pubblico è una brutta cosa perché li tieni?
Perché danno un buon rendimento e sono sicuri.
Ma allora il debito pubblico è una brutta cosa o una buona cosa?
Questo dialogo si svolge, mettiamo, nel mese di aprile. Ma cosa succede se nei mesi dopo e negli anni dopo il debito continua ad aumentare? Succede che quella mamma comincerà ad avere dei dubbi: i titoli sono sicuri? Il debitore – lo Stato – ce la farà a ridarmi il capitale? Insomma, il debito è una buona cosa ma solo se i soldi che lo Stato raccoglie sono impiegati bene, e soprattutto se il peso di quel debito non continua ad aumentare senza respiro. E c’è un’altra cosa da dire: il debito pubblico non è qualcosa che dobbiamo solo a noi stessi, perché è stato comprato anche dagli stranieri (per circa la metà). È un debito che dobbiamo ad altri, e quegli interessi che paghiamo all’estero non circolano più in Italia. Un ragione in più per fermare la crescita del debito e anzi cominciare a ridurne il peso.