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 2011  novembre 06 Domenica calendario

O scrittore, ti accuso di plagio. Per distruggerti - Essere plagiati, per gli scrittori, si­gnifica essere copiati e dunque vampirizzati della propria unici­tà

O scrittore, ti accuso di plagio. Per distruggerti - Essere plagiati, per gli scrittori, si­gnifica essere copiati e dunque vampirizzati della propria unici­tà. Ma significa anche essere prima di tut­­to letti, poi amati e idolatrati al punto che chi copia rinuncia a esprimersi per cieca fiducia nella superiorità artistica del pla­giato. Essere plagiati, dunque, è da sem­pre un oscuro desiderio degli scrittori, gente egoriferita quant’altri mai.La scrit­trice ( e psicanalista, dettaglio non secon­dario) Marie Darrieussecq - l’autrice di Troismi ( Guanda),lo ricordate?,roman­zo ka­fkiano in cui si narrava d’una giova­ne che si trasforma piano piano in scrofa - nella sua vita letteraria è stata accusata di plagio già due volte. Sicché l’interes­sante saggio Rapporto di polizia. Le accu­se di plagio e altri metodi di controllo del­la scrittura ( Guanda, pagg. 370, euro 20), appena pubblicato in Italia, ha tutta l’aria di un regolamento di conti con le sue due «vittime»: Marie NDiaye, da cui la Darrieussecq avrebbe «copiato» il ro­manzo Nascita dei fantasmi , e Camille Laurens, a cui si sarebbe «ispirata» per Tom è morto (tutti Guanda). Per opporsi a secoli di accuse di plagio «strumentali», qui si conia addirittura un termine nuovo,«plagiunnia»:è la pul­sione a creare scandalo intorno alla pro­pria opera ch­e spinge alcuni scrittori a ca­lunniare i colleghi e ad accusarli di imita­zione senza che ne esistano gli estremi. E via con la categorizzazione delle plagio­manie come si fa con le nevrosi: ci si legge nei libri degli altri per castrazione e lo sguardo paranoico individua allucinato­rie frasi simili, temi sovrapponibili, lap­sus e travisamenti. Risultato: la psiche dell’accusato viene distrutta da una ca­lunnia cui, visto che non si è ancora sco­perta l’origine dell’originalità, è facilissi­mo ai lettori, e ai giudici, credere. Prendiamo Freud. Ha sempre suscita­to incommensurabili sentimenti di am­mirazione, odio e fascinazione. Quindi secondo la Darrieussecq è perfetto per l’accusa di plagio.E infatti se ne approfit­tarono in primis gli psicanalisti Gustav Jung e Sabine Spielrein, e poi Fliess, Stekel, Adler, Tausk, Rank, Groddeck, Brunswick. Tra tutti, il caso di Fliess è esemplare: non soltanto accusò l’amico Freud di avergli rubato idee e successo, ma di volerlo assassinare sulle rive del la­go di Achen. E che dire di Pierre Janet, che montò lo scandalo dalla cattedra al Collège de France: sostenne che Freud gli avesse trafugato l’invenzione stessa della psicanalisi e lo colpì al punto che questi, ancora trent’anni dopo le accuse e prossimo alla fine, si rifiutò di riceverlo. Anche peggio finì per Paul Celan, uno dei poeti più «originali» della storia della let­teratura. La vedova di un altro poeta, Yvan Goll, lanciò contro di lui tre terribili campagne di diffamazione, nel 1953, nel 1960, nel 1962: Celan se ne ammalò fino al suicidio. Nessun premio o lode risanò quelle ferite: «Perché se si arrivava a cre­dere che Celan aveva rubato le parole, a Celan non restava più niente, dell’uomo e del poeta, indissolubili». E i casi prose­guono con Mandelstam, Majakovski, Émile Zola, Salman Rushdie, Danilo Kis, Daphne du Maurier, affetta da terrore ne­vrotico perché dopo l’enorme successo che seguì al film che Hitchcock trasse nel 1940 dal suo Rebecca , subì doppia accu­sa di plagio, con annessi scandalo e pro­cesso, da due diverse scrittrici america­ne. Per difendersi avrebbe dovuto dimo­strare di averlo «ideato» prima del 1932: «Ma chi poteva testimoniare di questa at­tività mentale, segreta, non verificabile? E come rispondere a domande quali: “Perché ha aspettato cinque anni per ini­ziare a scrivere?”».