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 2011  novembre 06 Domenica calendario

Altro che «sfasciafamiglie» I giudici sdoganano l’amante- Da«sfascia famiglie»a parte in­tegrante del nucleo familiare

Altro che «sfasciafamiglie» I giudici sdoganano l’amante- Da«sfascia famiglie»a parte in­tegrante del nucleo familiare. In una sorta di «menage a trois» più simile a una trama cinematografi­ca che alla realtà. Il passo non è breve, ma a giudicare da recenti sentenze della corte di Cassazio­ne sembra che il ruolo dell’aman­te sia in piena fase evolutiva. In un processo di riabilitazione che po­trebbe addirittura equiparare il terzo incomodo al compagno uffi­ciale. L’amante può entrare in ca­sa del partner senza che il coniuge possa impedirlo con la forza, han­no sentenziato i giudici. Che poi, in altri procedimenti, hanno ag­giunto: se si picchia l’amante si va incontro al reato di maltrattamen­ti in famiglia. E infine: la moglie che fugge con l’amante non perde il diritto al mantenimento. «Non possiamo certo dire che dal punto di vista della giurispru­denza un rapporto extraconiuga­le sia uguale a un matrimonio o a una convivenza - precisa Gian Et­tore Gassani, presidente dell’As­sociazione matrimonialisti italia­ni - Però è abbastanza evidente che,almeno dal punto di vista del­l’opinione pubblica, l’amante sia vista con meno severità rispetto al passato. Anche se rimane un per­sonaggio negativo, che va a intro­mettersi in una relazione consoli­data, rovinandola». Nonostante questo, i giudici in alcune occasio­ni hanno ribadito che, negativa o meno che sia,la figura dell’aman­te va in qualche modo tutelata. E così hanno sancito che chiunque cerchi di impedire con l’uso della forza che il proprio compagno por­ti l­’amante nella casa coniugale in­corre in un reato penale. Anche qualora faccia uso di un atteggia­mento violento per l’umiliazione subita o per «contrastare la con­dotta moralmente riprovevole» del proprio compagno. Così Angelo, un cittadino roma­no che aveva cercato di impedire che sua moglie Stefania entrasse in casa con il proprio amante, si è visto confermare la condanna per «violenza privata» dai magistrati della Suprema corte. In un altro ca­so, i giudici hanno decretato che picchiare l’amante integra il reato di maltrattamenti in famiglia. E può costare la custodia cautelare in carcere. È successo lo scorso marzo a un 41enne di Messina, fi­ni­to dietro le sbarre per avere alza­to le mani su una donna con la qua­le intratteneva una relazione clan­destina. Ma c’è di più: perché il marito cornuto oltre al danno può subire anche la beffa finale. Con la benedizione del codice civile. La Cassazione ha stabilito che una donna che decida di fuggire con l’amante non perde il diritto dies­sere mantenuta dal marito. In par­ticolare, se la donna decide anche temporaneamente di andare a vi­­vere con l’altro, in caso di divorzio al coniuge può essere chiesto di partecipare al soddisfacimento delle sue necessità. Senza dimen­ticare che è vietato offendere l’amante del proprio compagno ­pena risarcimenti salatissimi - e che è assolutamente consentito raccontare bugie per difendere l’amante e il suo onore. Eppure per il fedifrago non so­no solo rose e fiori. Se lavora per conto dell’amante non può pre­tendere di essere pagato. Così un idraulico di Trento, che aveva si­stemato gli impianti della casa e del ristorante dell’amante per un valore di 30mila euro, una volta terminata la relazione non ha po­tuto ottenere quanto gli spettava. I giudici hanno considerato quel­le opere niente più che un regalo. «Nessuno ha intenzione di riabili­tare i rapporti clandestini­ conclu­de Gassani- anche se il loro nume­ro sta crescendo in modo espo­nenziale. In Italia il 35 per cento dei matrimoni finisce a causa del­l’amante. E a tradire non sono so­lo gli uomini: su 100 corna 45 sono causate dalle decisioni delle don­ne, che tradiscono con la stessa na­turalezza dei mariti».