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 2011  novembre 06 Domenica calendario

Il bimbo che vive «grazie» al pirata della strada - Da qualunque male nasce sempre un bene: ci credono cristiani e buddisti, non­ni e zie, poeti e sognatori

Il bimbo che vive «grazie» al pirata della strada - Da qualunque male nasce sempre un bene: ci credono cristiani e buddisti, non­ni e zie, poeti e sognatori. Beati loro che ci credono, beato chi può scoprirlo da solo, lungo il percorso sconnesso di questa stra­na vita. Certamente saranno portati a cre­derlo in una famiglia milanese, che da fine settembre in qua può dire di aver vissuto dentro a una sublime parabola. All’inizio, il male. Poco più di un mese fa, un caldo pomeriggio feriale. Piazza Du­rante, incrocio via Leoncavallo: un bambi­no di quattro anni, che chiameremo An­drea, mentre attraversa la strada sfugge di mano alla baby-sitter. Proprio in quel pre­ci­so istante arriva un’Alfa 147 vecchio mo­dello: non è nemmeno il caso di dirlo, prende sotto Andrea e passa via senza fer­marsi. Il gergo moderno ha acquisito da tempo il nome di questo nuovo mostro che si aggira per le nostre strade, di giorno e di notte, lungo statali e dentro le piazze, divorandosi pedoni sulle strisce, ciclisti inermi, badandi alla fermata del tram, bambini che sfuggono alle baby-sitter: l’abbiamo chiamato auto-pirata, metà macchina e metà uomo, sapendo per cer­to che la metà uomo non è quella della te­sta e del cuore. Vittima innocente del brutale mostro, Andrea resta sul selciato, circondato dalla pietà e dal terrore della grande città. È vi­vo, ma sin dai primi momenti si teme forte­mente di poterlo salvare. I soccorritori lo trasportano alla clinica De Marchi, dove le sue condizioni risultano molto serie. Su­bito avvertiti, i genitori sono distrutti: in momenti così, è piuttosto difficile credere che da qualunque male nasca sempre un bene. Da certi angoli tenebrosi, non si ve­de mai luce. Nel frattempo, gli agenti della Radiomo­bile si buttano sulle tracce del pirata, riu­scendo dopo lunghe e complicate ricer­che a identificarlo: è un pregiudicato 35en­ne del Giambellino, milanese al cento per cento, meglio precisarlo bene, onde evita­re le solite censure etniche. Ma in fondo non è questo il nocciolo e il senso della sto­ria. Questa è e rimane l’incredibile storia di Andrea. È a lui che bisogna subito torna­re. Il piccolo geme in clinica, i pediatri si fanno in quattro per salvargli la vita. Mai immaginerebbero di dovergliela salvare due volte. Eppure è questo che succede. Doppio miracolo a Milano. Facendo un’ ecografia al fianco del bambino, proprio il fianco colpito duro dalla 147 vecchio mo­dello di quel galantuomo del Giambelli­no, i medici si accorgono di un duplice danno: c’è il trauma dell’incidente, ma c’è anche qualcos’altro di molto serio, che non c’entra nulla con l’investimento, ma che in un prossimo futuro avrebbe comun­que troncato la giovane esistenza di An­drea. Chiamiamola fatalità, chiamiamola coincidenza, chiamiamola con il nome giusto di destino: proprio grazie all’inci­dente, incredibile a dirsi, i medici scopro­no il male oscuro di Andrea. Così, oltre a ri­sistemarlo dalla terribile botta, lo opera­no al rene e risolvono alla radice il proble­ma che sinistramente si era già annidato nel suo candido organismo. A poco più di un mese da quel caldo po­meriggio in piazza Durante, angolo Leon­cavallo, dalla clinica arriva la notizia più bella: Andrea sta bene, il doppio pericolo è passato. Nelle giornate delle alluvioni e delle tragedie fangose, c’è un lieto fine che risolleva il morale. Da qualunque male na­sce sempre un bene, sta a vedere che han­no ragione cristiani e buddisti, nonni e zie, poeti e sognatori. Se davvero è così vera questa legge di compensazione, a soli quattro anni, con tutto quello che ha già passato, Andrea può affacciarsi sul suo do­mani con un fiducioso sorriso.