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 2011  novembre 06 Domenica calendario

Se Israele attacca l’Iran rischiamo davvero la terza guerra mondiale - Gli americani temono che Isra­ele bombardi l’Iran senza avvisar­li e che la rappresaglia colpisca i soldati Usa in Irak e nel Golfo Persi­co

Se Israele attacca l’Iran rischiamo davvero la terza guerra mondiale - Gli americani temono che Isra­ele bombardi l’Iran senza avvisar­li e che la rappresaglia colpisca i soldati Usa in Irak e nel Golfo Persi­co. Gli ayatollah sembrano non prendere sul serio la minaccia di attacco, ma sui media iraniani fan­no trapelare le possibili ritorsioni. Tutti attendono le rivelazioni del­l’Agenzia atomica dell’Onu con fo­to satellitari che proverebbero i test iraniani per far esplodere ordi­gni nucleari. Propaganda o meno, un attacco israeliano all’Iran apre scenari da far tremare i polsi. «È possibile un’incursione aerea di 24 ore, ma neppure gli israeliani riuscirebbero ad evitare la ritorsio­ne » ha sottolineato Mario Arpino, ex capo di stato maggiore e coman­dante italiano durante la guerra del Golfo nel ’91. La prima reazio­ne sarebbe una pioggia di missili contro Israele. Gli Shabab 4 posso­no raggiungere lo stato ebraico e altri vettori sarebbero in grado di colpire l’Europa meridionale. «Tutte le installazioni nucleari sul territorio sionista sono nel nostro raggio d’azione. Se saremo attac­c­ati risponderemo con i missili al­l’aggressione » ha dichiarato da tempo il generale Mohammed Ali Jafari, comandante dei Guardiani della rivoluzione. I vettori iraniani possono tra­sportare sia testate convenzionali che chimiche o batteriologiche e addirittura nucleari. Se venissero utilizzate armi di distruzione di massa la risposta israeliana non si farebbe attendere grazie ai missili balistici Jericho con una gittata di 4mila chilometri. Non solo: le te­state nucleari miniaturizzate a bordo dei sottomarini con la stella di Davide potrebbero colpire Teheran dal golfo dell’Oman. Lo scenario «regionale» preve­de tra l’altro una reazione irania­na contro obiettivi americani in Irak e Afghanistan, ambedue pae­si confinanti. Teheran ha sicura­mente nel mirino la base aerea di Shindad nell’Afghanistan occi­dentale, settore Nato sotto coman­do italiano. I gruppi di miliziani, non solo sciiti, nei due paesi confi­nanti, finanziati e armati da anni dai Pasdaran, verranno mobilita­ti­per operazioni di guerriglia o ter­rorismo. Il governo iracheno e quello afghano si sono riavvicina­ti agli iraniani e non hanno alcuna intenzione di farsi trascinare in un conflitto regionale. Anche i paesi arabi del Golfo te­mono rappresaglie e rivolte della propria popolazione sciita, a co­minciare dall’Arabia Saudita che considera una minaccia strategi­ca il nucleare iraniano. Teheran ha spesso messo in dubbio la so­vranità del Bahrain, considerata provincia iraniana, che ospita il comando della Quinta flotta Usa. Ieri i media iraniani sottolinea­vano che l’Iran «domina lo stretto di Hormuz, strategico per il petro­lio ». La Repubblica Islamica po­trebbe «tagliare alcune arterie pe­trolifere o bloccare lo stretto in­fluenzando il 50% delle forniture mondiali di greggio, in un periodo in cui l’Occidente è in grave crisi». La forza al Qods dei Pasdaran, specializzata in missioni all’este­ro, attiverebbe tutte le cellule ter­roristiche filo iraniane in giro per il mondo. Attentati e attacchi suici­di po­trebbero colpire obiettivi co­me ambasciate e centri ebraici al­l’estero, pure in Europa. L’altro grande fronte di guerra coinvolge­rebbe il Libano, la Siria e la striscia di Gaza. In caso di attacco all’Iran le milizie sciite di Hezbollah in Li­bano colpirebbero Israele. I nuovi missili forniti dai siriani sono in grado di raggiungere qualsiasi cit­tà ebraica. Alcune stime parlano di un migliaio di testate contro Israele lanciate da Hezbollah e dall’Iran nei primi giorni di guer­ra. La Siria, alleata con un patto di difesa a Teheran ed i palestinesi di Hamas a Gaza sarebbero pronti ad unirsi al fronte anti israeliano. L’ex ambasciatore iraniano Nas­ser Saghafi-Ameri, del Centro di studi strategici di Teheran, sostie­ne da tempo che «attaccarci sareb­be una follia. Potrebbe scoppiare una specie di terza guerra mondia­le c­on effetti devastanti nella regio­ne, ma pure in Europa».