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 2011  novembre 06 Domenica calendario

La prima Repubblica si vendica dopo 17 anni di esilio con Silvio - Difficile dire se davvero stia finendo la seconda Repubblica

La prima Repubblica si vendica dopo 17 anni di esilio con Silvio - Difficile dire se davvero stia finendo la seconda Repubblica. Di sicuro sta ri­nascendo la prima. Basta leggere l’elen­co dei nomi di coloro che tirano le fila della rivolta contro Berlusconi: il primo membro del governo a prendere le di­stanze contro il governo (incredibile) è Vincenzo Scotti. Tipica manovra da Tar­zan, nomignolo che si era guadagnato negli anni d’oro della Dc per la sua abili­tà nel passare fra una corrente e l’altra. Dietro le quinte, organizza la rivoluzio­ne restauratrice Paolo Cirino Pomici­no, o’ministro andreottiano, noto per aver guidato le finanze italiane negli an­ni in cui il debito pubblico esplodeva. Poi ci sono anche: Giorgio La Malfa, Giu­seppe Pisanu, Carlo Vizzini, Calogero Mannino... Mancano all’appello Tam­broni e Clelio Darida, e poi sarebbe per­­fetto: come rivivere dentro una puntata di«Correva l’anno».Anzi,adesso che ci penso,per scrivere quest’articolo ci vor­rebbe come minimo Jader Jacobelli. Fateci caso: è come se le evidenti diffi­coltà del Cavaliere avessero risvegliato di colpo gli appetiti a lungo sopiti dei vecchi arnesi della politica. Diciassette anni di rivoluzione berlusconiana, nel bene e nel male, avevano scacciato dal­la scena il vecchiume marcito fra scan­dali e dissesto dello Stato, avevano im­posto a tutti aria fresca, rinnovamento e cambiamento, anche se non sempre si può dire che il cambiamento sia stato positivo. Epperò adesso, all’improvvi­so, si riaprono i sepolcri, si scoperchia­no le tombe e i volti semi-mummificati degli eroi della prima Repubblica torna­no protagonisti, come in una scena del Ritorno degli zombie viventi . Vizi e intri­ghi, untuosità e manovre spericolate, di­chiarazioni fumose e intrallazzi sotto­banco: tutti quelli che negli ultimi tem­pi si sono schifati della politica, avran­no di che essere soddisfatti. Facciamo un deciso passo avanti: se malapolitica dev’essere, basta con i dilettanti. Final­mente tornano in campo i professioni­sti. Guardate i curriculum dei congiura­ti: Vincenzino Scotti,ministro berlusco­nian­o autore dell’ultimo intervento an­tiberlusconiano, ha iniziato a far politi­ca nel 1954. Avete presente il 1954? È l’anno in cui Gino Latilla e Giorgio Con­solini vincevano Sanremo con la canzo­ne Tutte le mamme e la Rai­ tv iniziava uf­ficialmente le trasmissioni. E Carlo Viz­zini? Ha respirato plasmon e Psdi fin da quand’era in fasce, s’è trovato il penta­partito infilato persino dentro il panno­lino. Suo padre, Casimiro, è stato uno dei fondatori del rinomato partito so­cialdemocratico italiano, quello che ha regalato al Paese gli indimenticabili Ni­colazzi e Cariglia. Lui, Carlo, ex enfant prodige , era già sottosegretario alle par­tecipazioni statali nel quinto governo Andreotti (1976),poi ministro delle po­st­e nell’Andreotti VII e ministro con Cra­xi, prima di essere travolto da Tangento­poli. Si occupava di Affari regionali: le re­gioni non ne hanno tratto gran vantag­gio, gli affari chi lo sa. Giorgio La Malfa è un altro figlio d’ar­te, un trota della prima Repubblica, in pratica. Ha ereditato il Partito repubbli­cano per discendenza paterna e l’ha al­legramente portato alla distruzione, pri­ma di essere ripescato come ministro da Berlusconi nel 2005. Ondeggia da sempre fra centrodestra e centrosini­stra, come un altro Tarzan, avvinto al­l’edera, però. E vogliamo parlare di Ca­logero Mannino? Già nel 1971 faceva l’assessore alle Finanze della Regione Sicilia, senza che le finanze della Sicilia ne abbiano avuto un evidente benefi­cio, per altro. Il 1971, avete inteso? Era l’anno in cui cominciavano le trasmis­sioni di Capodistria e Luchino Visconti girava Morte a Venezia : Mannino face­va già politica con incarichi di responsa­bilità, preparandosi a diventare: sotto­segretario al Tesoro nel governo Forla­ni, ministro della Marina Mercantile con Spadolini, ministro dell’Agricoltu­ra con Fanfani, ecc ecc. Un curriculum ideale per garantire una svolta nuova al­la politica italiana, no? Dicono che il Paese abbia bisogno di recuperare credibilità. Ecco, perfetto: con Tarzan Scotti, La Malfa, Mannino, Pomicino, Vizzini e C. siamo a posto. Portano in dote, nei loro nomi e nelle lo­­ro storie, il marchio di credibilità miglio­re di questo Paese, quella prima Repub­bl­ica fatta di Caf e convergenze paralle­le, debito pubblico e corruzione dila­gante, supercasta prepotente e intrighi di palazzo incomprensibili ai più. Che volete ancora per essere credibili? Per 17 anni il virus della vecchia politica era stato, bene o male, congelato, ma non era stato sconfitto. E infatti, eccoli lì, i mostri sacri della nostra storia, gli zom­bie Dc, Pri e Psdi, i redivivi degli anni di melma che si rifanno sotto, non appena Berlusconi vacilla, e incalzano con le stesse tecniche di allora, gli stessi meto­di, gli stessi contorcimenti lessicali e mentali. Proprio come Scotti, l’uomo del giorno: tanti anni fa faceva Tarzan passando da una corrente all’altra e adesso continua a fare Tarzan passan­do da ministro del governo a ministro contro il suo governo. Sembra impossi­bile, eppure lo fa. Manovra, intriga, in­trallazza. E resta sempre aggrappato al­la liana. Lui vive nella foresta, salta da un albero all’altro e non casca mai. Sia­mo noi che caschiamo male, stavolta.