Guiomar Parada, Il Riformista 6/11/2011, 6 novembre 2011
La finanza creativa non muore mai Dopo il crac di MF tocca a Jefferies – Barack Obama ha concesso una disponibilità di massima per una tassa sulle transazioni finanziarie
La finanza creativa non muore mai Dopo il crac di MF tocca a Jefferies – Barack Obama ha concesso una disponibilità di massima per una tassa sulle transazioni finanziarie. L’impegno del presidente statunitense non poteva che essere generico: in casa, non avendo ancora registrato una vera vittoria nell’obiettivo storico di imbrigliare il sistema finanziario, non avrebbe le condizioni per imporla. Il passo bradispesco con cui procede l’economia - si veda il miglioramento poco più che trascurabile della disoccupazione Usa di venerdì - è per buona parte imputabile al sistema bancario che non aiuta, non per mancanza di liquidità cui ha provveduto generosamente la Fed - ma per scarsità di fiducia. A mortificare la fiducia, evidenziando quanto si sia lungi ancora dall’abbattere significativamente gli ostacoli che impediscono una efficace regolamentazione e controllo di Wall Street, si è aggiunto la settimana scorsa il crac Mf Global. Per le lezioni che offre, la vicenda Mf può rappresentare un momento importante del post-crisi finanziaria del 2008. Una prima lezione è che l’interscambio dei ruoli tra Wall Street e Washington continua e costituisce, come in passato, non solo un segno palese del concetto di crony capitalism (il capitalismo basato sulle reti di amicizie), ma un ostacolo vero al controllo dell’operato della grande finanza. Jon Corzine, l’ad di Mf leggendario per una spigliata gestione del rischio, che oggi si è dimesso oggi rinunciando, bontà sua, alla buonuscita di 12 milioni di dollari, ne è l’esempio perfetto. Come avvocato ha assunto però, non si sa mai visto che è coinvolto l’Fbi, Andrew Levander, già difensore di alcuni big nel crac Lehman. Prima di diventare governatore (democratico) del New Jersey e di servire al Senato per sei anni, Corzine aveva avuto una brillante carriera nella finanza, culminata con la presidenza e la direzione della banca d’investimento Goldman Sachs. All’interno di Goldman ha ceduto il potere a Henry Paulson che, guarda caso, dopo ha imboccato anche lui con successo la strada di Washington diventando segretario del Tesoro sotto Bush. Corzine è noto negli ambienti finanziari per avere un gioco pesante, una caratteristica che la cultura di Goldman avevano tenuto a bada. Non è andata così nella più piccola Mf, una delle 7mila società finanziarie che l’Fdic (l’agenzia preposta a mantenere la stabilità e la fiducia del sistema finanziario) dovrebbe sorvegliare. Era da mesi che l’Fdic vi aveva individuato delle operazioni poco chiare. Il bilancio si svuotava durante il mese, ma era sempre pulito a beneficio dell’autorità di sorveglianza alla chiusura dei libri. Una spiegazione (che si è rivelata quella vera) poteva essere l’utilizzo illegittimo per operazioni in proprio del denaro degli account dei clienti destinato alla compravendita di titoli di cui Mf era intermediario. Per evitare questa pratica alquanto rischiosa per l’intero settore, la Cftc (la commissione che regolamenta la compravendita dei derivati) aveva lavorato intensamente a una norma promossa dal presidente Gary Gensler da approvare a luglio. Gensler però ha anche lui alle spalle una carriera in Goldman, proprio come sottoposto di Corzine, e in più è stato assistente al Senato nello stesso periodo di Corzine. Il vantaggio è che Gensler, che ora presiede le indagini del fiduciario Giddens, conosce bene i marchingegni della finanza e tutti gli danno atto che, nonostante una sua opposizione a una maggiore regolamentazione durante i governi Clinton, gli ultimi anni vi si era impegnato con molta decisione. Il problema è che la stretta conoscenza personale ha condizionato la sua capacità di resistere alle pressioni di Mf. Mf aveva a Washington quattro lobbisti esterni, pochi rispetto alla media di quelli nei libri paga di Wall Street, ma poco importava perché il lavoro principale lo ha fatto in prima persona Corzine, dopotutto quello che parlava più fluently il linguaggio dell’uno e dell’altro mondo. I commissari della Cftc sono stati assediati per mesi dai dirigenti di Mf e da Corzine in persona contro una norma che avrebbe imposto una più rigida segregazione tra il capitale proprio degli istituti bancari e il denaro dei clienti, cui Gensler lavorava dall’ottobre 2010. Il 20 luglio, momento della votazione, Gensler ha capito che la norma non sarebbe passata e ha deciso di sospenderla indefinitamente. Le lobby hanno trionfato ancora una volta. Una seconda lezione è che a Wall Street rimangono gli esperti più creativi, mentre a Washington vanno quelli più integri, ma con approcci meno sofisticati. La prova viene in queste ore dal gruppo bancario Jefferies, sui cui si sono puntati i riflettori come altro gruppo rischio. La spiegazione dei dirigenti sul rischio delle sue esposizioni, tra cui ai bond dell’eurozona, sta facendo emergere dei meccanismi per “coprire” le posizioni a rischio che coinvolgerebbero inevitabilmente altre banche e persino la Fed. Per non intaccare ulteriormente la fiducia, i regolatori stanno indagando, ma ne parlano poco.