Aldo Grasso, Corriere della Sera 06/11/2011, 6 novembre 2011
SE «I SOLITI IDIOTI» VOGLIONO DIRE SFIDUCIA
Venerdì sera, mentre Maurizio Crozza fermava il suo Italialand per le vittime di Genova, su Italia 1 era in onda Colorado. Tra gli ospiti del programma c’erano Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, per promuovere l’uscita del film tratto dalla fortunata serie di Mtv, «I soliti idioti».
La sketch comedy punta tutto sul politicamente scorretto, su una satira di costume spietata ed eccessiva nei temi e nel linguaggio, tanto da diventare un fenomeno generazionale. Così «I soliti idioti» hanno presto oltrepassato i confini del piccolo schermo per dilagare sul web, dove sono tra i più cliccati, subito trend su Twitter, molto condivisi sui profili Facebook di ventenni e non solo. Segnale ancora più significativo, i tormentoni dei personaggi più amati (lo sboccatissimo Ruggero De Ceglie e il mansueto figlio Gianluca, i due fashionisti Fabio e Fabio, l’impiegata dell’ufficio postale «sono subito da lei») sono ormai di uso corrente nel linguaggio giovanile.
Giorni fa, Concita De Gregorio, sgomenta di fronte al fatto che i giovani di oggi preferiscano gli eccessi di Ruggero a uno «Sean Penn di incalcolabile bravura nel film di Paolo Sorrentino», convinta che la fortuna dei Soliti idioti sia sintomo di una generazione ormai perduta, «uno specchio che rimanda il vuoto» (si salvano solo i bambini di sei anni, i suoi?, da crescere però a colpi di cartoni animati educativi), ha manifestato tutto il suo fallimento nel comprendere il successo della serie.
Colpisce la sfiducia della De Gregorio nella capacità dei giovani di leggere «I soliti idioti» per quello che sono, un racconto volutamente esagerato di vizi e manie del paese, la miopia nel confondere le regole di un genere narrativo (la satira) con un declino morale. I suoi toni apocalittici non sono così lontani da quelli di De Ceglie, che rubando un’ambulanza alle vittime di un incidente stradale per evitare il traffico, sbotta: «Ma che paese è questo? Dimmi Gianluca, che paese è?».
Aldo Grasso