Maurizio Stefanini, Libero 6/11/2011, 6 novembre 2011
MORTE DELL’ULTIMO TERRORISTA ROSSO
Anche l’ultimo capo delle Farc, rimasto il gruppo terrorista di sinistra più agguerrito, è stato ucciso in combattimento. Nato a Bogotá il 22 luglio 1948, figlio di una pedagoga e di un agronomo di buona famiglia conservatrice che gli aveva dato il nome appunto in onore del leader conservatore Guillermo León Valencia, Guillermo León Sáenz Vargas si era radicalizzato studiando antropologia all’Università, dove era entrato nel fatidico 1968. Simpatizzante delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia già negli anni ’70, negli anni ’80 si era dato alla macchia, col nome di battaglia di Alfonso Cano. Nell’agosto del 1990, dopo la morte di quel Jacobo Arenas con cui aveva lavorato a stretto contatto, ne prese il posto come ideologo del gruppo armato; e il 25 maggio del 2008 ne era diventato il comandante, dopo la morte del leader storico Pedro Antonio Marín, alias Manuel Marulanda Vélez, alias Tirofijo.Di morte naturale, ma mentre le truppe colombiane stavano stringendo il cerchio attorno a lui nella selva. In questi tre anni anche altri tre comandanti delle Farc sono stati uccisi, mentre un’altra si è arresa.
Ancora il 7 ottobre suo fratello Roberto Sáenz, con cui da ragazzino giocava a pallone, lo aveva pubblicamente invitato a lasciare la lotta armata. Anche lui di sinistra, Roberto è stato però eletto consigliere comunale a Bogotá e aveva cercato di spiegargli che la violenza era controproducente se voleva portare avanti le proprie idee. Domenica scorsa però in Colombia si è votato alle amministrative e Alfonso Cano aveva lanciato le Farc in una ultima offensiva per boicottare il voto. Nel solo mese di ottobre in scontri e imboscate erano caduti almeno 19 militari e 16 guerriglieri. Mentre il numero dei candidati uccisi, non solo a opera delle Farc, era salito da 27 del 2007 a 41.
Succeduto al presidente dei successi contro le Farc Álvaro Uribe Vélez, il suo ex-ministro della Difesa Juan Manuel Santos ha radicalmente modificato certe linee politiche. Ad esempio, ritirando l’offerta di basi agli Usa, per normalizzare le relazioni con Chávez. Ed anche permettendo alla magistratura di indagare su vari scandali della passata amministrazione. Ciò ha portato a dissapori tra Santos e Uribe, in cui Cano ha cercare di inserirsi. Ma proprio la normalizzazione con Caracas sembra aver effettivamente bloccato l’essenziale aiuto che Chávez dava alle Farc. Le Forze Armate colombiane hanno risposto nel modo più micidiale. Accerchiato nel sud-est, in un’area rurale del dipartimento del Cauca, Cano è morto dopo essere rimasto ferito durante un attacco in cui sono rimasti uccisi anche la sua compagna e altri guerriglieri. È una zona di montagna talmente accidentata che dopo aver individuato l’accampamento nella selva tramite un paziente lavoro di intelligence e averlo bombardato dall’alto i soldati ci hanno messo sette ore per recuperare il cadavere. E nell’operazione tre di loro sono morti di freddo e altri due cadendo in un precipizio.
Maurizio Stefanini