Luca Ricolfi, La Stampa 6/11/2011, 6 novembre 2011
Fondamentalmente, da una cosa soltanto: dall’esistenza di un’alternativa credibile al governo Berlusconi
Fondamentalmente, da una cosa soltanto: dall’esistenza di un’alternativa credibile al governo Berlusconi. Per alternativa credibile non intendo, necessariamente, un governo capace di recepire e applicare le ricette dell’Europa, ma - prima ancora - un governo dotato di idee chiare e della fermezza necessaria per attuarle. Esattamente quel che, per ora, non si intravede minimamente. In attesa che questa condizione prenda forma, c’è almeno un esercizio che si può tentare subito: elencare le cose controverse, su cui sarebbe bene che l’esecutivo che verrà avesse idee chiare e distinte. L’elenco che vi propongo non è in alcun modo esaustivo, ma è fatto di punti critici, o rivelatori: saper prendere posizioni chiare su questi punti significa avere un’idea del futuro dell’Italia, tentennare o girare intorno alle questioni significa non essere pronti ad assumere la guida del Paese. Uno. Il nuovo esecutivo considera intangibili le pensioni di anzianità, o intende intervenire in modo significativo su di esse? E se sì per quanti miliardi di euro nel prossimo anno? Due. Il nuovo esecutivo intende attuare un piano di dismissioni del patrimonio pubblico più ampio o più leggero di quello (5 miliardi l’anno) previsto dal governo attuale? Se è favorevole alle dismissioni, intende mettere sul mercato solo immobili o anche aziende a controllo pubblico, come Eni, Enel e Finmeccanica? Tre. Il nuovo esecutivo è contrario o favorevole al disegno di legge Ichino sul mercato del lavoro? Quattro. Il nuovo esecutivo è favorevole o contrario all’abolizione del valore legale del titolo di studio? Cinque. Il nuovo esecutivo intende introdurre un’imposta patrimoniale? Se sì, di che tipo? Una tantum o permanente? Su tutto il patrimonio o solo su una componente, ad esempio gli immobili? Di quale entità? E a partire da quale soglia di reddito? Sei. Se favorevole all’imposta patrimoniale, come intende usare il ricavato? Riduzione del debito, redistribuzione a favore dei ceti deboli, alleggerimento della pressione fiscale sulle imprese? Sette. In che modo intende, il nuovo esecutivo, reperire i 20 miliardi di maggiori entrate e/o minori spese previsti dalla delega fiscaleassistenziale? Otto. Come risultato finale dell’attuazione della delega fiscale-assistenziale, il nuovo esecutivo pensa di essere in grado di alleggerire la pressione fiscale sui produttori, con particolare riguardo alle aliquote Ires e Iva? Nove. Se sì, in quale misura e attraverso quali risorse? E’ previsto un ulteriore aumento dell’Iva? Dieci. Il nuovo esecutivo intende sottoscrivere l’impegno del precedente governo ad azzerare il deficit nel 2013? Undici. A giudizio del nuovo esecutivo i tagli di spesa pubblica previsti dal precedente governo, al di là della composizione, sono eccessivi o insufficienti? Dodici. Se nel corso del 2012 si rendesse necessaria una manovra aggiuntiva pari a 1 punto di Pil (15 miliardi), in quale proporzione il nuovo esecutivo ricorrerebbe a nuove tasse e in quale proporzione a nuovi tagli di spesa? Naturalmente ci sarebbero anche altre domande, in parte ancora più aride (condoni, liberalizzazioni, infrastrutture, servizi pubblici locali…), in parte più romantiche (energie rinnovabili, Internet, coppie di fatto, costi della politica…). Ma qui non sto discutendo di programmi elettorali, o di parole d’ordine acchiappa-voti. Non sto parlando del software del sistema sociale, ma del suo hardware. Della capacità di una classe dirigente di salvare il proprio paese da un disastro prima economico, poi sociale, e alla fine esistenziale. Il successo o il fallimento di una simile impresa non dipenderà da belle parole, «scatti di reni», esortazioni e indignazioni varie, ma da gesti molto concreti, che chi ci governerà nei prossimi mesi potrà essere o non essere in grado di compiere. E’ facile prevedere che da domani, con la riapertura dei mercati, i nostri politici ripeteranno come un mantra che sono «preoccupati per il futuro del Paese», e molti di essi con aria grave e pensosa - ci assicureranno di essere «pronti ad assumersi le proprie responsabilità». Io mi accontenterei di sentire qualche risposta non evasiva alle dodici domande che ho provato a mettere in fila.