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 2011  novembre 04 Venerdì calendario

RIMORCHIARE (ONLINE) LA CASA - ANCORA UNA VOLTA

un gruppo di nerd di San Francisco ha partorito l’idea geniale per trovare con un click una casa in mezzo mondo, anzi per l’esattezza in 19.732 città e in 192 paesi, forse più di mezzo mondo. Per ora. Perché la loro creatura Airbnb.com   che suona un po’ come bed and breakfast via etere, offre abitazioni in affitto anche nei posti più improbabili, dall’Afghanistan allo Zimbabwe. Non si tratta dell’ennesima agenzia immobiliare sia pure via web: dentro Air  bnb.com   ci sono già 60 mila affezionati (e repeaters) che hanno costituito una vera e propria comunità (a loro volta poi suddivisi autonomamente in sotto comunità omogenee che raggruppano ad esempio quelli che si interessano di design, i cinefili, i fan della musica ecc). Utenti che si scambiano singole stanze di appartamenti o intere abitazioni, anche per un solo giorno, o un weekend o una lunga vacanza.
Niente a che fare neppure con quelli di cou  chsurfing.com   che rimediano un divano gratis in giro per il mondo. Qui l’affitto si paga ma prima di tutto si sceglie anche il proprietario. Si dialoga con lui, ci si scambia foto o i filmati della casa (si possono mettere le proprie immagini ma comunque arrivano i fotografi di Airbnb a scattare le proprie per verificare la veridicità delle affermazioni).
Nel dialogo tra aspirante inquilino e proprietario si parla della posizione, si scambiano informazioni sull’ambiente, sul proprio lavoro, sui gusti. Si racconta ad esempio ai potenziali ospiti perché vale la pena di approfittare proprio di quella sistemazione, si sottolinea quello che distingue quella location da tutte le altre simili. O dall’altra parte della rete si dice liberamente che cosa si cerca e perché si viene lì in modo da trovare un terreno comune di soddisfazione.
Quando l’ospite si convince e si dichiara soddisfatto della trattativa sul prezzo (si va mediamente dai 30 euro ai 250) e dà la sua conferma, Airbnb (che ha un servizio assistenza continuato e un responsabile in ogni città interessata al fenomeno) fornisce nome e recapiti del proprietario. E si occupa di pagarlo, solo 24 ore dopo che l’inquilino è entrato in casa, accreditandogli il prezzo tramite Pa  ypal.com  , o con un bonifico bancario o un assegno, decurtato del 3 per cento per il costo del servizio (su cui non vengono, a quanto pare, pagate tasse, a meno che non si tratti di un vero e proprio bed and breakfast e non un’abitazione privata). Da qualche mese, dopo che un utente ha distrutto i mobili dell’appartamento di una ragazza negli Stati Uniti, nel servizio è compresa anche un’assicurazione contro i danni che rimborsa fino a un massimo di 50 mila dollari.
La novità dall’arrivo su Internet di questo sito (un paio di anni fa) è che sono entrati in circolo di scambio casa a pagamento non solo i soliti appartamenti sfitti o le seconde case per l’estate ma una miriade di locazioni anche originali, che vanno dalla stanza del figlio andato a studiare all’estero, all’appartamento in città lasciato vuoto per una vacanza. Ma a leggere le offerte, vengono proposti anche cottage, ville, castelli così come dormitori, case sugli alberi, aerei a terra, barche ormeggiate, camper, igloo, fari in disuso, iurte mongole, grotte, isole, baracche, chalet, vagoni di treni. Insomma per quei giorni e per quegli euro, i fedeli dell’airbnb (che organizzano per conoscersi incontri e happy hour nelle loro città) hanno trovato un bel modo di viaggiare e un’interessante alternativa agli alberghi e alle strutture di accoglienza tradizionali. E restano in generale molto soddisfatti dall’esperienza, almeno a giudicare le recensioni che gli inquilini pubblicano.
Ma il giudizio è reciproco. Se due modelle russe lasciano l’appartamento affittato a Milano in disordine e i piatti sporchi nel lavabo ecco che i proprietari lo raccontano sul sito e per le due mannequin diventerà più difficile aggiudicarsi un’altra sistemazione. Ma sono casi isolati. Una manager editoriale milanese racconta che negli ultimi sei mesi ha ricevuto, in una bella stanza arredata, con l’uso della cucina e del salotto comune, un ingegnere irakeno in visita all’Eni di San Donato, una coppia di americani venuti ad accompagnare la figlia aspirante modella a uno shooting degli studi fotografici di via Tortona, quattro messicani venuti per il Salone del Mobile,
una ragazza siriana impiegata (e
dunque in questo periodo quasi
disoccupata) come guida turistica , due studenti indiani neo iscritti alla Bocconi, e via via dei canadesi, la fotografa inglese dell’“Herald Tribune” impegnata nelle foto delle sfilate della Settimana della Moda, una giornalista di viaggio estone…Tutti rimasti soddisfatti e alcuni trasformati quasi in buoni amici.