Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  novembre 04 Venerdì calendario

FACEBOOK, QUANTO TI ODIO - QUANDO SI È SPARSA

la notizia che Steve Jobs era morto, gli ingegneri di Facebook hanno continuato a lavorare, ma in silenzio. Gli ingegneri di Facebook. Sì, perché c’è un tacito, invisibile filo che collega Jobs a Facebook, o forse meglio sarebbe dire al fondatore di Facebook.
Sarà che il blockbuster Social Network ha offerto un ritratto di Mark Zuckerberg, un misto di creatività e determinazione, che ricorda tanto il fondatore di Apple. Sarà che Zuckerberg è il capo dell’azienda, come Jobs, e controlla ogni dettaglio, come Jobs, e non ha passato la mano, anche se l’azienda nel frattempo è passata da una valutazione di mille dollari a sessanta miliardi di dollari. Sarà quello che sarà. Ma per molti, e in primis per gli ingegneri di Facebook, Zuckerberg è l’unico e vero erede di Jobs. Il filo che collega Steve Jobs a Mark Zuckerberg ha creato come un senso di inevitabilità: Facebook è – o sarà - la nuova Apple. Facebook è la piattaforma dei social network, così come un tempo Apple era – o voleva essere - la piattaforma per i computer. Questo senso di inevitabilità è invisibile ma perfettamente percepibile, perché si respira nell’aria e si avverte sui media. In quella che immagina come una guerra tra titani e che dovrebbe scoppiare l’anno prossimo, l’iconica rivista “Fast Company” prevede Facebook combattere contro Amazon, Google e ovviamente Apple per il primato assoluto: l’azienda più hot del mondo. I l problema si pone pure in Italia: diversi personaggi famosi risultano iscritti ma non si sa se il loro profilo è autentico. Vasco Rossi per esempio. O Marco Travaglio che però, dice, non ha mai sentito nominare Google+. Aldo Nove su Facebook ha cinque profili (uno solo vero) e su Google+ ha un profilo ma non lo ha creato lui, spiega. Esiste una procedura per eliminare il sosia (Dostoevskij docet), il ladro di identità virtuale, se tale è. Più in generale Google+ si pone come variante evolutiva rispetto agli altri social network: si basa sul concetto delle cerchie, i diversi gradi di intimità. Non più tutti amici come su Facebook ma anche familiari, semplici conoscenti o solo «persone che seguo». Un elemento di diversità è l’integrazione con altri strumenti Google. Da ieri è stato integrato Youtube. E in occasione della Games Week che si tiene in questi giorni a Milano si può accedere gratuitamente ad alcuni videogamesinmodalitàiCloud,connettendo-si con la Nuvola, tra questi Mafia Wars 2, Angry Birds, CityVille. Una particolare funzionalità è Videoritrovi che permette di comunicare in modalità video. E Temi caldi, per accedere agli argomenti più discussi o Google Eco per analizzare la storia di una discussione. Qualcuno lamenta la difficoltà, rispetto a Facebook, di caricare foto. E c’è chi chiede la possibilità di condividere i contenuti da Google+ a Face-book o Twitter, come avviene già tra questi ultimi due social network. Ma è difficile pensare che dei concorrenti concedano la possibilità di comunicare così facilmente, una libertà di movimento totale da una all’altra comunità, rete sociale. Soprattutto il big fish, Facebook: sarebbe come pretendere che il tacchino prepari da solo il pranzo del Ringraziamento.