Benny Casadei Lucchi, il Giornale 4/11/2011, 4 novembre 2011
«Mi ritiro col Sic nel cuore E do un sollievo a mio papà» - Ventidue anni di motomondiale. Ventidue anni di vittorie e sofferenze e imprese e sfuriate e risate e dolori
«Mi ritiro col Sic nel cuore E do un sollievo a mio papà» - Ventidue anni di motomondiale. Ventidue anni di vittorie e sofferenze e imprese e sfuriate e risate e dolori. Loris Capirossi non è solo un gran pilota che domenica a Valencia, dopo il minuto di casino in onore di Marco Simoncelli, dopo il Gran premio, dopo il traguardo, dopo aver riportato nei box la sua Ducati, dirà addio alle corse. Loris Capirossi da Castel San Pietro, tre volte campione del mondo, ancor oggi il più giovane iridato di sempre, è soprattutto una bella persona che il tempo e i successi e la ricchezza non hanno cambiato. Quando lei debuttò, vincendo il titolo all’esordio, Gorbaciov governava l’Unione Sovietica e Bush padre gli Stati Uniti. Era il 1990. Sorride. «In effetti sono cambiate tante cose... Anche qui da noi, nel motomondiale. Ricordo che a 16 anni, la prima volta, mi sembrò di entrare in un grande luna park». Meglio allora? «Diverso. Era easy. Ma credo che un ragazzino di oggi resterebbe comunque affascinato...». Ventidue anni di corse, il primo pensiero. «Che sono stato fortunato, anzi fortunatissimo perché ho fatto esattamente ciò che sognavo». Ventidue anni non si possono riassumere, vanno raccontati per flash. Il momento più bello? «Il primo titolo nel 1990, in Australia, classe 125, Honda Pileri, bello così non è più stato». Il momento più brutto? «Due settimane fa, la tragedia di Marco... Era spontaneo e genuino e in lui io mi rivedevo. È stato devastante nonostante ognuno di noi sappia quel che fa e ciò a cui potrebbe andare incontro. Noi piloti cerchiamo di affrontare tutto con distacco, sapendo che comunque questo sport è la nostra vita e che certi rischi fanno parte del gioco... (per l’ultimo Gp rinuncia al mitico numero 65: correrà col 58. Ha chiesto l’ok a papà Simoncelli, ndr). Si ritira per l’età, 38 anni? «Per la voglia che ho dentro andrei avanti altri dieci stagioni. Ma sono orgoglioso, non mi piace correre solo per far numero: se non ho una moto che mi consente di lottare per il vertice...». Per cui se le dovessero offrire una super moto? «No. Non tornerei indietro. Ho deciso. È stata una presa di coscienza lenta e sofferta, per la quale mi sono preparato e che vede coinvolta la mia famiglia. Lo sa? Ho una grandissima famiglia, mia moglie Ingrid, il piccolo Riccardo ». Ventidue anni, il momento in cui si è divertito di più? «Tanti, sono allegro di natura». Quello in cui si è più arrabbiato? «Nel ’97,quando dalla 500 fui costretto a tornare in 250... Pensai anche al ritiro». E quando ha sofferto di più fisicamente? «Ho fatto talmente tante cadute... Comunque in Australia, nel 2005, mi perforai un polmone. Nessuno se ne accorse e quando arrivai in ospedale era collassato e stava per accadere anche all’altro. Mi presero per un pelo». Lei arrivò a farsi ingessare una mano sul manubrio pur di correre, in Inghilterra. «Sì, ma non ho mai fatto qualcosa che non sentissi. Decisi così perché ero in grado di sopportare quel dolore». Ventidue anni e il futuro? «Vediamo, vorrei dedicarmi alla sicurezza qui nel motomondiale. Ho delle proposte dall’organizzazione, entro domenica decido ». Ai funerali di Marco suo padre Giordano era distrutto. «Sì, conoscendo bene mio papà so quanto ha sofferto in questi 22 anni. E con lui mamma. Quando mi infortunavo, li ho visti spesso in lacrime. Il mio ritiro per loro è un grande sollievo». E lei come padre? «Io spero che Riccardo non corra mai. Ma se volesse farlo non glielo impedirei. Ora ha 4 anni e mezzo e sono contento di notare che le moto non gli interessano per niente. Diciamo che se si appassionasse al golf sarebbe bellissimo».