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 2011  novembre 04 Venerdì calendario

Murdoch in tilt: uno psicologo per il clan - Uno psicodramma familiare. Con tanto di seduta di agopuntu­ra prenotata dal figlio Lachlan per papà Rupert sconvolto dallo scan­dalo

Murdoch in tilt: uno psicologo per il clan - Uno psicodramma familiare. Con tanto di seduta di agopuntu­ra prenotata dal figlio Lachlan per papà Rupert sconvolto dallo scan­dalo. Con la seconda delle tre mo­gli dello «Squalo»,Anna,che met­te da parte i rancori per l’ex marito e si precipita da New York a Lon­dra a consolare il figlio James. E con un precedente persino più drammatico - o forse esilarante - : la presenza di uno psicologo nella riunione di famiglia che un anno fa avrebbe dovuto decidere la suc­cessione al capo clan e capo del mega impero News Corp. Più che i Murdoch, sembrano i Soprano. I dissidi in casa del magnate au­straliano erano cosa nota e forse anche parecchio prevedibile quando di mezzo ci sono tre mogli (Patricia per 10 anni, Anna per 32 e Wendi dal ’99 a oggi), sei figli e il secondo più vasto impero media­tico del mondo. Ma le indiscrezio­ni fornite da Sarah Ellison, ex gior­nalista del Wall Street Journal , nei suoi reportage sull’edizione in lin­gua inglese di Vanity Fair (l’ulti­mo nel numero di dicembre) sve­lano i retroscena di una famiglia sull’orlo di una crisi di nervi e di un Paese- il Regno Unito- così inti­midit­o dai metodi del clan giorna­listico Murdoch da temere i cellu­lari, anche spenti, più delle spie russe in giro per Londra. Una grande famiglia, quella del­lo Squalo, lacerata dallo stress per la scelta del successore di Rupert, ormai ottantenne, già un anno fa, quando tutto sembrava giocare a favore di James, oggi a capo di News Corp. Asia ed Europa. Già al­lora- poco prima dello scorso feb­braio- era stato necessario l’inter­vento di uno psicologo per porta­re avanti le discussioni tra Lach­lan ed Elisabeth, figli di secondo letto di James, e la «sorellastra», nata dal primo matrimonio di Ru­­pert, Prudence. Pensate a cosa è successo quando a luglio lo scan­dalo sulle intercettazioni illegali di News of the World è esploso nel­le mani del clan Murdoch. Il disa­stro, oltre che nei rapporti tesissi­mi della famiglia Murdoch, è nei numeri: il tabloid-gate è costato al gruppo 160 milioni di dollari. E in­fatti in famiglia, quando la bomba è esplosa, sono volati gli stracci. Lo Squalo che voleva lasciare il ruolo di amministratore delegato a Chasey Carey, per affidargli il compito di «allevare» il figlio Ja­mes e farne il grande capo, non so­lo ha dovuto rivedere i suoi piani ma ha dovuto vedersela con l’im­bufalita figlia Elisabeth, che chie­deva la testa del fratello e della «fi­glia adottiva» Rebekah Brooks, ex direttrice del tabloid, entrambi ac­cusati di aver «fottuto l’azienda». Dopo una notte insonne, il papà­boss non l’ha accontentata. Giorni neri per il «Re Sole», co­me lo definisce Andrew Neil, per quasi dieci anni direttore del Sun­day Times . Il magnate che consi­dera i suoi uomini, direttori o gran­di manager, «solo cortigiani alla corte del re», l’uomo che «può sempre intervenire, in questioni grandi o piccole» dei suoi giornali e «che ti costringe a svegliarti la mattina e a domandarti per prima cosa come starà oggi il re», be’ quello stesso uomo, l’editore più potente del mondo, aveva lettera­l­mente le mani fra i capelli quando ha incontrato i familiari di Milly Dowler, la ragazzina rapita e ucci­sa, il cui telefono è stato intercetta­to dal tabloid News of the World . «Era umiliato - ha raccontato il suo avvocato- e ha ammesso in fa­miglia che quello è stato il giorno peggiore della sua vita». Mani nei capelli, frustrazione, bufera in famiglia e tra una setti­mana, il 10 novembre, il rischio di un’altra tegola sulla testa del figlio James che comparirà per la secon­da volta davanti alla Camera dei Comuni. È la parabola di un boss che fino a qualche mese fa, attra­verso il suo giornale, aveva sotto controllo i telefoni di migliaia di persone, pagava la polizia per in­sabbiare le sue mosse illegali e te­neva in pugno i politici di mezzo mondo. E che oggi costringe chi in­con­tra i giornalisti a staccare il cel­lulare, non a spegnerlo, ma a stac­carne la batteria. «Perché, sai, c’è un sistema che permette di ascol­tare le conversazioni anche se non c’è una chiamata in corso...».