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 2011  novembre 04 Venerdì calendario

Quel piano nucleare «segreto» nascosto dall’Onu per 6 anni - La guerra a Teheran rischia di scatenarla l’Onu

Quel piano nucleare «segreto» nascosto dall’Onu per 6 anni - La guerra a Teheran rischia di scatenarla l’Onu. Succederà mar­tedì prossimo quando l’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica delle Nazioni Unite, renderà pubblico, salvo ri­pensamenti, il primo rapporto sen­za­censure sui progetti nucleari ira­niani. Durante la gestione di Mohammed El Baradei l’Aiea de­purava accuratamente i propri rapporti evitando d’inserirvi infor­m­azioni capaci d’infastidire Tehe­ran e mettere a repentaglio il lavo­ro dei propri ispettori. Ora, a due anni dalla nomina a direttore gene­rale del giapponese Yukiya Ama­no, l’Aiea si prepara a divulgare un poker d’indizi capace di provare i tentativi iraniani di produrre un or­digno nucleare. Ma quel poker in pugno all’Aiea rischia d’innescare un nuovo conflitto. Secondo notizie trapelate da Ge­rusalemme il governo israeliano è già pronto a colpire. E il Pentago­no non escluderebbe una vasta campagna di bombardamenti. Ma quali segreti nasconde quel po­ker d’assi? E perché fa tanta pau­ra? Secondo le informazioni rac­colte dal Giornale , nel poker del­l’Aiea rientrano gli esperimenti per la miniaturizzazione di una te­stata da posizionare su un missile, gli studi per la realizzazione di un detonatore capace d’innescare la fissione nucleare,l’imminente tra­sferimento di alcuni siti strategici in un laboratorio inespugnabile e gli ultimi rapporti sulla quantità di uranio arricchito pronto all’uso. I due indizi più scottanti sono quelli riguardanti gli studi sulla mi­ni­aturizzazione dell’eventuale or­digno e sulla costruzione del deto­natore, ricerche che non hanno al­cuna applicazione civile e sma­schererebbero definitivamente gli iraniani. All’Aiea quei progetti sono conosciuti con il codice 110 e 111, due sigle ricavate, si dice, dai piani segreti del ministero della di­fesa iraniano. Il progetto 111 iden­tifica i disegni per la produzione del cono di un missile Shahab 3 de­stinato a ospitare un ordigno ato­mico miniaturizzato. Il progetto 110 riguarda invece la costruzione del detonatore nucleare. L’Aiea possiede quei documenti sin dal 2005. Le cruciali informazioni era­no­state raccolte da un iraniano re­clutato dall’agenzia che- prima di venir arrestato- le aveva immagaz­z­inate in un computer portatile fat­to uscire dal paese grazie alla mo­glie. I dati e le successive indagini svolte dagli ispettori dell’Aiea ripo­s­ano in un dossier di 67 pagine inti­tolato «La possibile dimensione militare del programma nucleare iraniano» di cui El Baradei ha sem­pre vietato la divulgazione. Un terzo indizio, molto più allar­mante per quanti in Israele o al Pentagono ritengono di dover bloccare con ogni mezzo Tehe­ran, riguarda l’imminente traslo­co di tutti gli impianti di arricchi­mento dell’uranio in un immenso laboratorio bunker scavato nel cuore di una montagna nei dintor­ni della città santa di Qom. L’esi­stenza dell’impianto fortificato, sfuggito per anni alle ispezioni del­­l’Aiea, viene rivelata nel 2009 du­ran­te una conferenza stampa con­giunta organizzata da Barack Oba­ma, Nicolas Sarkozy e dall’allora premier inglese Gordon Brown. Oggi l’impianto è terminato e si prepara a diventare la grande cas­saforte dei progetti nucleari irania­ni. Una cassaforte che nessuna ar­ma convenzionale sarebbe in gra­do di distruggere. Il quarto scottante indizio è la progressiva sostituzione delle vec­chie centrifughe - fornite origina­riamente dallo scienziato pakista­no Abdul Qadeer Khan - con un nuovo modello costruito grazie ad acciai speciali su cui Teheran ha messo le mani le mani beffando controlli e sanzioni. Grazie alle nuove e più efficienti centrifughe, gli iraniani dispongono già oggi di almeno 70 chili di uranio arricchiti al livello del 20 per cento, ovvero la soglia ultima giustificata per scopi scientifici. Con un semplice giro supplementare nelle nuove centri­fughe quei 70 chili possono facil­mente raggiungere la soglia del 95 per cento, garantire la costruzione del primo ordigno e sancire l’en­trata dell’Iran nel ristretto e temu­to club delle potenze nucleari.