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 2011  novembre 04 Venerdì calendario

IL RITORNO DI SANTORO: MODERNO, A RITMO LENTO


Santoro è tornato, con passo lento e solenne, deciso a durare. Vecchio nella struttura (il celebrante di una messa laica), ma nuovo nella distribuzione multipiattaforma, là dove tv-web-radio allegramente convergono. «Centomila persone hanno accesso le luci di stasera». Centomila persone hanno versato dieci euro di sottoscrizione per il progetto «Servizio pubblico». Più il supporto ideologico ed economico del «Fatto», più la rete di tv locali di Sandro Parenzo e ieri sera Michele Santoro ha dimostrato che si può fare tv al di fuori dei grandi network. Il medium è il messaggio, diceva qualcuno. Santoro è sempre Santoro, in Rai come su Sky o su TeleNorba. È fazioso, populista, presuntuoso («Madame tv c’est moi!»), ma la televisione la sa fare. Ragion per cui la Rai avrebbe fatto bene a tenerselo. L’incongrua espulsione e il costringerlo a ruolo del reietto lo hanno caricato ancora di più. Così, nel nome di Biagi e Montanelli, suffragata da poteri paranormali («So che siamo molto diversi, ma so che ci seguite»), è iniziata la «piccola rivoluzione civile e pacifica» della tv italiana. Lo studio 3 di Cinecittà richiama la piazza di «Raiperunanotte» e soprattutto «Tuttinpiedi»: niente tavolo con schermo stile «Annozero», ma due grandi maxischermi sulle gradinate in metallo. I ritmi sono lenti, troppo lenti, ma qui non ci sono problemi di tempo. Travaglio massacra i privilegi dei parlamentari, fingendo di essere uno di loro e non c’è nemmeno una Santanchè a contraddirlo. La tira un po’ alla lunga e perde in efficacia. Gli ospiti sono di lusso, da Paolo Mieli (parla del «senso morale relativo» di molti parlamentari) a Diego Della Valle (forse è in overdose di visibilità, non può andare a farsi prendere in giro da Crozza e subito dopo da Santoro), da Luigi de Magistris (vuole trasformare l’indignazione in rivoluzione, nientemeno) a Franco Bechis (un agnellino nella fossa dei leoni), da Stella a Rizzo. Da un programma così i Lavitola, gli Scilipoti, gli Scajola ne escono stritolati, ma forse si sono già stritolati da soli, almeno per i fan di Santoro. Oggi controlleremo gli ascolti (ieri sera in concorrenza c’erano «Piazzapulita», «La versione di Banfi», «Mi manda Raitre», l’impressione è che «Don Matteo» faccia incetta di spettatori), ma ormai «Servizio pubblico» è a tutti gli effetti un appuntamento del giovedì. In genere, i talk politici riparano agli errori degli altri scambiando i medesimi con una loro verità. Perciò, per ora, la rivoluzione può attendere.

Aldo Grasso