Vera Agosti, Libero 4/11/2011, 4 novembre 2011
UN CARAVAGGIO MODERNO AL SERVIZIO DEL PAPA
Ricordate Load e Reload dei Metallica? Sì, i due album del 1996 e del 1997, che hanno sancito il cambiamento della metal band, con nuove sonorità più melodiche, testi introspettivi e il taglio delle lunghe chiome dei componenti del gruppo. Le copertine dei due dischi riproducevano le fotografie Blood and Sperm III e Piss and Blood (1990) dell’artista Andres Serrano (New York, 1950): rispettivamente il suo sperma unito a sangue bovino e urina e sangue pressati tra due fogli di plexiglass.
Macchie di colore, fluidi vitali imprigionati. Niente male per uno che nel 1987 aveva infilato un crocefisso di plastica in un contenitore pieno di urina (Piss Christ), conquistando la fama internazionale, tra mille polemiche, accuse di blasfemia e oscenità, tuttora in corso, con i fondamentalisti cattolici in prima fila, seguiti dal critico Jean Clair.
Serrano, tuttavia, rifiuta con ardore queste interpretazioni e l’etichetta di provocatore blasfemo. Figlio dell’Honduras e di Cuba, è da sempre un convinto cristiano. La religione è il cuore del suo lavoro e della sua vita; la sua abitazione è invasa da cimeli e reliquie, inginocchiatoi e piccoli altari. Così, passeggiando al Castello Sforzesco, nei pressi della Galleria Pack di Milano, decide senza esitazione il soggetto della sua mostra e sceglie Holy Works (Opere Sacre).
Gli amici
Come di consueto i personaggi fotografati sono amici o conoscenti, persone comuni, che puoi incontrare quotidianamente per le strade di New York, ma anche Taylor Mead, che aveva già posato per Andy Warhol e la moglie Irina. Questi uomini e queste donne diventano Vergini e Santi, Cristo e Maria, avvolti da panneggi colorati, in pose ieratiche e sguardi ispirati. Eppure, anche quando piangono sangue (St Anthony’s Blood, 2011), difficilmente scorgi pena e dolore, forse perché, come sostiene l’artista, nel suo lavoro cerca di esprimere «ottimismo, pace e speranza» e «anche nella sofferenza si trova sempre un po’ di serenità e di pace».
In realtà, l’obiettivo finale di Serrano è sempre la bellezza, anche «nella morte e negli escrementi». Una bellezza non fine a se stessa, ma che costringa a pensare e a riflettere.
Una delle fotografie più commoventi è Mother and Child (2011), in cui una giovane donna osserva dolcemente il neonato che tiene tra le braccia, avvolto in fasce. Il bambino è morto e infatti ha il viso celato, tragico presagio del sacrificio del Salvatore. L’opera allude al caso di Casey Anthony, una ragazza americana accusata dell’omicidio della figlioletta.
Serrano studia la ritrattistica religiosa della storia dell’arte italiana (Leonardo, Piero della Francesca, Caravaggio), tentando di attualizzarne l’iconografia. La costruzione è triangolare secondo l’antica rappresentazione dell’elevazione dell’umanità verso il divino.
Il confronto inevitabilmente tocca anche gli interpreti contemporanei della fotografia sacra, come Pierre et Gilles e David LaChapelle. Il discorso di Serrano è totalmente differente, attua una ricerca formale più pulita ed essenziale ed è ben lontano da un’ipotesi di carnevalizzazione e desacralizzazione delle immagini.
In The Last Supper (2011), l’Ultima Cena è composta da ritratti fotografici fortemente ironici e di intensa indagine psicologica.
Le orme di Goya
In The Grand Cardinal (2011), invece, l’ombra nera della tiara di un cardinale si accompagna in mostra alle corna di un caprone (El Gran Cabron, 2011), simbolo del diavolo e citazione dell’omo - nimo dipinto di Francisco Goya del 1797-1798.
Il desiderio di Serrano è poter lavorare per il Vaticano ed essere riconosciuto come un importante artista religioso contemporaneo. Proprio di recente è stato ricevuto dalla Santa Sede, la quale dimostra più coraggio di molti detrattori dell’artista. Chi vivrà, vedrà...
Vera Agosti