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 2011  novembre 04 Venerdì calendario

PER ENI UN MOZAMBICO DA 50 MILIARDI


L’Africa è piena di scoperte. Positive. Si temeva il peggio dalla Libia e invece l’operatività è già ripresa. E lo dimostrano anche i numeri dell’ultima trimestrale. Mentre dall’altro capo del Continente la scoperta di gas in Mozambico fatta dal cane a sei zampe si è rivelata tra le più grandi al mondo. Una bomba su cui si metterà una fiches da 50 miliardi di dollari di investimenti.
«È difficile fare stime per Eni sulla redditività del giacimento recentemente scoperto in Mozambico dove il primo gas sarà liquefatto nel 2016, ma le prospettive sono rosee se si considera che il gas sarà venduto principalmente sui mercati asiatici, a prezzi più alti rispetto a quanto avviene in Europa e negli Stati Uniti», ha detto Paolo Scaroni, a margine dei lavori del B20, spiegando che quella in Mozambico, è «la più grande scoperta di Eni che cambierà la geografia della società e della regione».
Durante i lavori di Cannes, l’amministratore ha detto ai giornalisti di aver parlato con il presidente sudafricano Jacob Zuma sul progetto che «implicherà investimenti per 50 miliardi di dollari. «Sono stime preliminari», ha precisato Scaroni, «perché siamo ancora in fase esplorativa» ed «è difficile fare stime per Eni da qui al 2016». Il manager ha inoltre spiegato di essere «intenzionato ad andare a tutta velocità».
La scoperta del Mozambico, che si chiama «Mamba sud» vale all’incirca 640 miliardi di metri cubi di gas, cioè otto anni di consumi italiani, e il 70% sarà di proprietà italiana. Logico quindi che tra Metanopoli, Londra e Roma i vertici del Cane a sei zampe siano parecchio soddisfatti. Soprattutto in un anno travagliato che però sta finendo nel segno dell’ottimismo. Il gas della piattaforma di Sabratha tornerà a riempire il Greenstream, riavviato ai minimi (3-4 milioni di metri cubi al giorno) il 13 ottobre scorso. Entro due-tre settimane si spingeranno nel tubo verso la Sicilia altri 10-14 milioni di metri cubi al giorno, riportando il gasdotto al 70-80% della sua capacità normale.
Non a caso per l’Eni l’utile del terzo trimestre è aumentato del 3% salendo a 1,77 miliardi. La buona notizia nel breve periodo riguarda la risalita degli utili, 46 milioni in più rispetto al terzo trimestre del 2010, che riflette anche l’aumento del 10,3% dell’utile operativo grazie al miglioramento della performance dei settori Exploration & Production, Ingegneria & Costruzioni e Refining & Marketing.
Il negativo ha riguardato l’andamento dei settori downstream gas e petrolchimica.
Inoltre «il risultato dell’ultimo trimestre», ha specificato il gruppo, «è stato penalizzato dalla maggiore incidenza delle imposte sul reddito con il tax rate consolidato in aumento di circa 8 punti percentuali per effetto della maggiore incidenza dell’imponibile, generato dal settore Exploration & Production e l’aumento e l’estensione della Robin tax previsti dalla manovra».
Resta il fronte interno e le voci di possibili cessioni da parte dello Stato che però al momento non risulterebbero in agenda. «Può darsi», ha risposto l’ad Scaroni – ma io non ho nessun sentore». «È un tema che mi appassiona poco », ha detto l’amministratore delegato parlando sempre a margine del B20 a Cannes, il Business Forum parallelo al G20 – io sono oggetto e non soggetto. Comunque ritengo che diamo dividendi sufficientemente generosi e quello che si guadagnerebbe per il debito, si perderebbe nel deficit».
Scaroni ha infine ricordato come ci siano 300.000 azionisti e come anche con tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi anni, compresi quest’ultimo, «ci comportiamo come una public company che deve tutelare l’interesse di tutti gli azionisti. Quello che fa il Tesoro o la Cassa Depositi e Prestiti ci lascia piuttosto indifferenti». Vedremo.

Claudio Antonelli