Mattias Mainiero, Libero 4/11/2011, 4 novembre 2011
POMICINO CONTRO VERDINI LA SFIDA DEI RACCOGLI-VOTI
Quando nominano il primo quasi sempre tirano in ballo anche il secondo. Non sono fumetti. Assolutamente no. Ma sembrano Bibì e Bibò, gli irriducibili protagonisti del perenne gioco di Montecitorio. Lui è Paolo Cirino Pomicino. Lo conoscete, non c’è bisogno di presentazioni. L’altro è DenisVerdini. Conoscete anche lui, possiamo sorvolare sulla nuova presentazione. A Montecitorio la chiamano la strana coppia, anche se non agiscono in coppia. Cosa hanno in comune Paolo Cirino Pomicino e Denis Verdini? Cosa lega ’o ministro per eccellenza e il banchiere ex titolare di macellerie? La risposta sarebbe semplice: un po’ di guai giudiziari. Ma non è la risposta giusta. Riproviamo. C’è qualcosa che accomuna l’uomo messo a suo tempo nel mirino dal pubblico ministero Di Pietro e uno degli uomini oggi più combattuti dal politico Di Pietro? Entrambi sono stati, e Verdini continua ad esserlo, molto vicini a Berlusconi, e anche per questo, dicono gli amici, hanno pagato duramente. Il primo ex e ascoltato consigliere del Cavaliere. Il secondo attuale e ascoltato consigliere. Peccato, risposta di nuovo sbagliata. Paolo Cirino Pomicino e Denis Verdini non hanno nulla in comune. Il primo è calvo, o quasi. Il secondo ha una chioma da shampoo Libera e Bella. Ex dc il primo, con la Dc ancora nel cuore e con un progetto nient’affatto segreto: far rinascere la Democrazia cristiana. Ex repubblicano il secondo, senza alcuna nostalgia per il partito che fu di La Malfa senior. Il primo laureato in medicina e chirurgia e specialista in malattie nervose e mentali (l’amore per la Dc non c’entra). Il secondo laureato in scienze politiche, poi dottore commercialista, poi presidente del Credito Cooperativo Fiorentino. Due personaggi diversi. Eppure, oggi, così vicini.
Paolo Cirino Pomicino e Denis Verdini sono gli uomini dai quali dipende il futuro del governo. Più da loro che da Berlusconi e Bossi. Raccolta a Montecitorio: «Sono i due traghettatori, i vaporetti di Montecitorio. Quello che succederà nelle prossime settimane è direttamente legato alla partita a scacchi che stanno giocando». Pomicino e Verdini non traghettano anime. Caronte è un’altra cosa. Trasportano, o tentano di trasportare, uomini. Per la precisione, deputati, che sempre uomini sono, anche se a volte non sembra. Il primo verso Casini o comunque l’opposizione centrista. Il secondo verso Berlusconi.
Differenti le tecniche di adescamento (adescamento politico, non arrabbiatevi, signori manovratori). Verdini è un pragmatico. Va subito al sodo. Spiega un deputato in cambio dell’anonimato, non si sa mai potrebbe essere un futuro traghettato: Denis illustra tutti i vantaggi che si hanno a non far cadere il governo. Poi li spiega di nuovo. Poi li spiega per la terza volta. Dice che il momento è difficile, ma se il governo sopravvive il futuro sarà migliore. Una curiosità: le cronache raccontano che, quando, a fine 2010, il governo Berlusconi iniziò ad avere problemi numerici e di fiducia, fu lo stesso presidente del Consiglio a dare a Francesco Nucara, segretario del Partito repubblicano, l’incarico di creare un gruppo di deputati in grado di sostituire i finiani in fuga. Nucara non ci riuscì. E il 14 dicembre il governo ottenne ugualmente la fiducia. L’artefice del miracolo politico fu Verdini, guarda caso un ex repubblicano. Erano nati i Responsabili, quelli che, responsabilmente, pensarono che il governo doveva sopravvivere per un futuro migliore.
Pomicino no. Pomicino è uomo della Prima repubblica, esperto di cene e correnti, grandi strategie, scenari futuri. Una cena in sua compagnia può essere un sonnifero, o una lezione di politica. Dipende. Il suo cavallo di battaglia: «C’è bisogno di un nuovo partito che riunisca il cattolicesimo politico, ma anche l’area laica e liberale » perché la situazione è difficile e il Paese ha bisogno di scelte coraggiose. Insomma, tutti con Casini, o Montezemolo, per costruire un sogno. E addio Berlusconi.
Bibì e Bibò, i traghettatori, oggi più che mai all’opera. Appuntamento alla prossima settimana, voto sul Rendiconto generale dello Stato. Pomicino contro Verdini, gli stregoni dell’Aula. La partita a scacchi è in corso da tempo. E a vincere sarà la prima o la seconda Repubblica.
Mattias Mainiero