Caterina Pasolini, la Repubblica 4/11/2011, 4 novembre 2011
IL SALUTISTA MANGIA HALAL E KOSHER I CIBI RELIGIOSI ORA PIACCIONO A TUTTI
Vogliono cibi controllati dal rabbino, approvati dal Corano. Eppure di quelle religioni spesso sanno poco o nulla e i libri sacri non li hanno mai sfogliati. Nell´Italia del nuovo millennio gli alimenti kosher, prodotti nel rispetto delle regole dettate dalla Torah, e quelli halal, leciti per i musulmani, hanno un giro d´affari che supera i 3,6 miliardi di euro e cresce al ritmo del 12% l´anno. Perché chi compra, almeno 4 volte su dieci, lo fa per soddisfare golosità e sicurezza e non solo perché ebreo o fedele di Allah.
I nuovi clienti, oltre al milione e mezzo di musulmani o i cinquantamila ebrei che vivono in Italia, sono infatti schiere di salutisti amanti del più leggero salame di capra, vegetariani, allergici al lattosio o al glutine, amanti del cibo etnico ma non solo. Ad unire gusti, sapori, idiosincrasie, è soprattutto l´idea che la certificazione religiosa sia sinonimo di cibo genuino e controllato. «Noi non mangiamo formaggi fatti con caglio animale, non compriamo pane con lo strutto e questi prodotti ci garantiscono sui componenti, gli additivi», commenta Carmen Somaschi, presidente dell´associazione italiana vegetariani che secondo le sue stime sarebbero nel nostro paese ben sei milioni.
«Il certificato è associato all´idea di controlli severi e di igiene. Così chi compra questi prodotti in 4 casi su 10 non lo fa per motivi religiosi», dice Stefano Hamid, di Halal Italia. Nel 62% dei casi i cibi approvati da rabbini e imam vengono scelti infatti per la buona qualità, il 51% dei clienti li considera più salutari e il 34% più sicuri. E così si in rete moltiplicano i siti di aziende che offrono prodotti certificati con consegna a domicilio, nelle città le macellerie che praticano la macellazione rituale sono ormai più di cento in Italia, e arrivano i banchi dedicati nei supermercati come la Coop di Roma e Livorno. Alimenti in regola con le norme sacre, ma anche creme, henné, prodotti per il corpo guadagnando fette di mercato: ogni anno il 30 per cento di clienti in più.
Il cibo etnico arriva in Italia sull´onda delle migrazioni ma scordatevi l´idea che significhi solo kebab o carciofi alla giudia. Perché l´onda mediorientale porta all´estero i nostri prodotti doc: dall´olio alla conserva di pomodoro, dai dolci alle grappe, dal vino a pasta e formaggi. «Sono più di 200 le imprese italiane che grazie alla certificazione solo sul mercato americano dei cibi per ebrei ortodossi guadagnando oltre 246 milioni di euro l´anno, anche perché a consumare cibi kosher sono spesso anche i musulmani», dice Paolo Busconi della Ortodox union, ente per certificazione kosher. Ovviamente non i vini preparati secondo la Torah sulle colline toscane e piemontesi o le grappe friulane molto apprezzate sulle tavole di Manhattan.
Questo mercato in Europa ha un giro di affari da 56 miliardi di euro, 1600 nel mondo. Tanto ghiotto che la Confagricoltura ha organizzato un incontro per i propri associati con i rappresentanti di Halal Italya, l´ente che certifica gli alimenti secondo i dettami di Maometto e Ortodox Union. Per sensibilizzarli all´idea di far certificare i loro prodotti secondo i dettami del Corano e dei rabbini. Per conquistare nuovi spazi di mercato, «ma anche ricordare che la concordia tra mondo musulmano ed ebraico si può trovare anche a tavola, venendo incontro alle esigenze dei consumatori in una società sempre più multietnica». Parola del presidente di Confagricoltura, Mario Guidi.