Annalisa Cuzzocrea, la Repubblica 4/11/2011, 4 novembre 2011
INDIGNATI, FACEBOOK, BIAGI E MONTANELLI IL DEBUTTO DI SANTORO È CONTRO LA CASTA
ROMA - C´è sempre lui, Michele Santoro, al centro dell´arena. Tubi innocenti, gru, pauperistiche sedie di legno. La scenografia di Cinecittà evoca la crisi: è industria e cantiere, rosso e blu, buio e riflettori. Servizio pubblico comincia con le note di Vasco Rossi, «Noi siamo i soliti, siamo quelli così». Poi gli applausi, la telecamera che stringe su volti giovani e a tratti emozionati. «Caro Enzo Biagi, caro Indro Montanelli, non se ne può più di resistere resistere resistere». L´avventura di Santoro e della sua squadra fuori dalla Rai comincia così: «Ha ragione Monicelli, bisogna fare la rivoluzione. Questa è la nostra piccola rivoluzione». Il conduttore rivela a chi vuole parlare: «Come facciamo a fare la predica ai nostri figli quando nel sistema dell´informazione non sono rappresentati?». Per questo gli indignati sono in studio. C´è la precaria che lavora venti ore al giorno, non arriva alla fine del mese e spiega le loro ragioni: «Non è togliendo i soldi alle misere pensioni dei nostri padri che si trova una soluzione degna per noi». C´è il sondaggio in diretta su Facebook. Ci sono, dilagano, Marco Travaglio con le sue "balle della settimana" e Vauro in veste di Savonarola della "santa indignazione".
«Non sono né un guru, né un profeta né un martire - dice Santoro - voglio solo essere libero di fare il mio mestiere senza padroni». E lamenta ancora una volta la scarsa reazione del sistema - opposizione compresa - alla sua epurazione. Il titolo della puntata - la prima di 26 già fissate - è "Licenziare la casta". Ad aprirla ufficialmente il fedelissimo Sandro Ruotolo con un servizio sui costi della politica. Ma anche l´intervista a Claudio Scajola scoperto a rientrare nella sua casa al Colosseo: «E´ in vendita, ma finché è ancora mia ci dormo. Che c´è di male?». Già, che c´è di male? Valter Lavitola i giornalisti di Santoro sono andati a trovarlo direttamente a Panama. Le sue telefonate al premier sono state ricostruite con una fiction accuratissima: il tipo di operazione che aveva dato tanto fastidio ad Annozero, e che aveva spinto la Vigilanza Rai a vietare le ricostruzioni nelle trasmissioni di informazione e nei tg. Qui si può, e si abbonda. Non ci sono molte novità, in quel che dice il latitante. «Sognavo di fare il deputato, ma Ghedini e Letta si sono messi contro di me». Cosa pensa di loro? «No comment».
Santoro è grato ai centomila che hanno donato 10 euro - totale un milione - perché tutto questo fosse possibile. «Hanno acceso le luci di questa serata, possono accendere tutto quello che vogliono: Celentano, Luttazzi, Dandini. La Rai che si sta spegnendo lentamente». Gli ospiti in studio sono Paolo Mieli, Franco Bechis e Luisella Costamagna, come giornalisti, e poi quelli che Santoro definisce «scassatori» per le loro uscite contro la politica: Luigi de Magistris e Diego Della Valle. «Senza l´obbligo dei politici siamo più liberi», aveva detto il conduttore in conferenza stampa. E´ anche vero però che, senza contraddittorio, il lungo elenco dei privilegi parlamentari fatto da Marco Travaglio e le ragioni del sindaco di Napoli e dell´imprenditore marchigiano rischiano l´effetto predica.
Nel finale un´intervista esclusiva a Chiara Danese, la 19enne che si è costituita parte civile nel processo sulle notti di Arcore. Tutto molto Annozero, insomma, al netto dei politici che litigano e dei collegamenti con le piazze. La sfida è capire se la multipiattaforma - internet, digitale, reti locali, Sky, Radio Capital - sarà in grado di garantire gli stessi numeri di Raidue. L´ultima puntata aveva avuto uno share del 32 per cento, 8 milioni e mezzo di persone. Se Santoro si avvicinerà a quei numeri, e se raccoglierà abbastanza pubblicità per sopravvivere, avrà vinto la sua rivoluzione.