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 2011  novembre 02 Mercoledì calendario

Altro che Renzi, sarà Consorte a rottamare il Pd - «L’opinione pubblica deve sa­pere. Troverò le strade e i modi af­finché si sappia come sono anda­te le cose»

Altro che Renzi, sarà Consorte a rottamare il Pd - «L’opinione pubblica deve sa­pere. Troverò le strade e i modi af­finché si sappia come sono anda­te le cose». Parlerà dei Ds? «Dirò tutto». Qualcuno deve tremare? «Chi sa di aver fatto scorrettezze». È l’ex presidente e amministrato­re delegato di Unipol Giovanni Consorte a parlare così, all’indo­ma­ni della condanna in primo gra­do a 3 anni e 10 mesi, più 1,3 milio­ni di multa, per la scalata di Uni­pol a Bnl. Come molti condannati, Con­sorte si proclama innocente: «Mi sento un perseguitato dalla magi­stratura », dichiara al Corriere . E per suffragare la sua tesi rievoca una conversazione con Cossiga: «Mi disse che l’operazione Bnl aveva implicazioni politiche tali che per evitare che una banca an­da­sse ai comunisti c’era chi avreb­be fatto qualunque cosa. Mi disse che ero stato fortunato a non esse­re stato ucciso». Vero? Falso? Di certo, nella versione di Consorte, la politica, e in particolare il rap­porto fraterno con l’ex Pci, ha un ruolo fondamentale nella vicen­da che ha portato alla sua condan­na. E l’ex manager delle assicura­zioni rosse sembra intenzionato a non dimenticarlo. Tanto più che anche l’attuale ad di Unipol, Car­lo Cimbri, è stato condannato a 3 anni e 7 mesi, più un milione di multa. Del resto, la sentenza su Consor­te richiama anche le famose telefo­nate con Piero Fassino, allora se­gretario del partito, e con il senato­re Nicola Latorre. Il reato in questo caso è insider trading , non perché i tre si siano arric­chiti sfruttando informazioni ri­servate, ma perché quelle infor­mazioni, proprio perché poten­zialmente idonee ad altera­re il valore dei titoli in borsa, non poteva­no essere comuni­cate ad estranei. Se Consorte lo ha fatto, al di là dei rapporti di cortesia e di soli­darietà politica, è perché evidente­mente i Ds seguivano con particolare interesse l’operazione Bnl (è di quel perio­do l’ «abbiamo una banca?» del se­gretario Fassino). L’intenzione di Consorte di vuo­tare il sacco, e raccontare «tutto» all’opinione pubblica, potrebbe dunque farne il vero rottamatore del Pd, altro che Matteo Renzi. So­prattutto perché non si tratta di un caso isolato. Le affinità con la vi­cenda Penati sono inquietanti (dal punto di vista politico, per­ché gli eventuali reati contano sol­tanto nei tribunali): in entrambi i casi, infatti, il legame con il vertice del partito è evidente (Consorte con Fassino, Penati con Bersani), e in entrambi i casi il partito ha fat­to terra bruciata, derubricando l’incidente a caso isolato e addi­tandone il responsabile come una mela marcia in un cesto altri­menti immacolato. È proprio a questo schema che Consorte sembra non volersi pie­gare. Forse perché si sente umana­m­ente tradito da un partito cui è le­gato da sempre, forse perché ha qualche sassolino nella scarpa, forse perché non ci sta a fare il ca­pro espiatorio, il fatto è che l’ex manager sembra non rassegnarsi all’idea di essere additato (e con­dannato) come un criminale per quelle stesse azioni che in prece­denza gli avevano meritato le lodi del suo partito. È probabile che le rivelazioni di Consorte - se davvero verranno ­non avranno un risvolto giudizia­rio diretto. Del resto, Fassino non è mai stato indagato dai pm che conducono l’inchiesta, e il Parla­mento ha negato l’uso delle inter­cettazioni che coinvolgono Lator­re. Ma l’impatto politico potrebbe essere molto forte, e persino deva­stante. Per una bizzarra ironia della cro­naca, è stato proprio il Pd a invoca­re più volte nel corso del tempo la «questione morale», e a schierarsi sempre e incondizionatamente dalla parte delle procure: per que­sto diventa sempre più difficile spiegare Tedesco, Delbono, Mori­chini, Pronzato, Penati e Consor­te. La teoria della mela marcia ri­schia di non reggere, e il giustiziali­smo finisce col divorare se stesso.