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 2011  novembre 01 Martedì calendario

OCSE, IL GUARDIANO DELLA CRESCITA

Mezzo secolo di report e statistiche che per la loro precisione ne han­no fatto una delle istituzioni in­ternazionali più importanti del mondo: con questo biglietto da visita l’Ocse (l’Or­ganizzazione per la Cooperazione e lo Svi­luppo Economico) festeggia i primi cin­quant’anni di attività. Certamente un pun­to di partenza e non di arrivo, dove la sfida è allargare la membership alle economie e­mergenti, coinvolgendo il maggior nume­ro di regioni geografiche del mondo. Bet­ter policies for better life è stato infatt il te­ma delle celebrazioni che si sono svolte nel quartier generale di Parigi. Un grande ap­puntamento anche diplomatico, testimo­niato dalla presenza del segretario di Sta­to americano, Hillary Clinton, e dal presi­dente della Commissione eu­ropea, José Manuel Barroso.
Nel corso di mezzo secolo l’Ocse è andata crescendo, ar­rivando agli attuali 34 Paesi membri. Le ultime adesioni, quattro, risalgono all’anno scorso e hanno segnato un al­largamento non soltanto nu­merico, ma anche geografico.
Il 7 maggio 2010 è stata la vol­ta del Cile, primo Paese del Sudamerica; il 21 luglio della Slovenia, primo Paese dell’ex Jugoslavia; il 7 settembre è sta­to il turno di Israele, che insie­me alla Turchia è l’unico rap­presentante del Medio Oriente; il 9 dicembre dell’Estonia, primo Paese dell’ex Unione Sovietica.

Le pubblicazioni
Una data fondamentale nel lungo cammino dell’Ocse è il 1967, anno in cui viene pubblicato il primo E­conomic Outlook. Da quel numero uno, oggi si è arrivati all’89, pubblica­to alla fine di maggio. L’organizzazione realizza decine di pubblicazioni sulle più diverse tematiche, dalle politiche a­gricole a quelle educative, dalla redditi­vità bancaria alle migrazioni internazio­nali, prendendo in esame non soltanto i propri Paesi membri ma anche gli altri, comparandoli, soffermandosi a volte su una sola regione geografica, altre su un singolo Paese.

OECD Social Indicators. Le principali novità di questa sesta edizione riguarda l’analisi della voce ’lavoro non retribui­to’, che va dalle mansioni domestiche all’impegno nel settore del volontariato. La pubblicazione inoltre compara i dati rivelati non soltanto nei 34 Paesi mem­bri ma anche in sei economie emergen­ti: Brasile, Cina, India, Indonesia, Sudafrica e Russia. Sei Paesi non scel­ti a caso. L’Ocse, con l’obiettivo di ampliare la mem­bership, ha un rapporto di Enhanced Engage­ment (letteral­mente ’maggior impegno’) con C’è infine il rap­porto tutto parti­colare con la Rus­sia. Nel 2007 l’or­ganizzazione firmò con Cile, E­stonia, Israele, Slovenia e Russia l’invito per avviare le procedure per Con i primi quattro Paesi il pro­cesso si è concluso quest’anno, mentre per Mosca l’adesione sembra subordi­nata all’entrata russa nell’Organizzazio­ne Mondiale per il Commercio (Wto).
Alla fine di aprile il segretario generale dell’Ocse, il messicano Angel Gurría, ha dichiarato che l’organizzazione è inte­ressata all’entrata di Mosca, ma questa non deve avere fretta, perché è bene compiere al meglio il lavoro preparato­rio che porta all’adesione. A cin­quant’an­ni dalla sua fondazione, l’Ocse ha davanti a sé ancora molti o­biettivi e per questo an­niversario speciale si è re­galata un report tutto nuovo, ri­battezzato dai media ’Indice della felicità’. In realtà Your Better Life Index misura il grado di benessere dei Paesi membri, prendendo come indicatori an­che «il grado generale di soddisfazione» e «le relazioni sociali». Nel corso della presentazione, Il segretario generale, il messicano Angel Gurría (in carica dal 2006 con il suo capo staff, Gabriela Ra­mos), ha ricordato come la ricchezza di una popolazione, in questo periodo sto­rico particolare, non si possa più misura­re basandosi soltanto sul Prodotto inter­no lordo, come si è fatto finora, ma pren­dendo come riferimento le persone, i lo­ro bisogni e le loro aspettative.

Dall’Ocee all’Ocse
Oggi l’Ocse celebra l’anniversario d’oro, sebbene le sue origini siano da far risalire a qualche anno prima, esattamente al 1947. È l’immediato dopoguerra e l’o­biettivo principale è ricostruire l’Europa, un intero continente devastato dal Se­condo conflitto mondiale. Venne così co­stituita l’Organizzazione per la Coopera­zione Economica Europea (Ocee), con il compito di controllare la distribuzione in Europa degli aiuti del Piano Marshall.
Questa premessa è importante perché l’Ocee è «la prima versione» di quella che oggi è l’Ocse ed era molto più ristretta e politicizzata: vi aderirono esclusivamen­te i Paesi europei legati alla Nato, motivo per cui l’unico outsider era la Turchia, membro dell’Alleanza Atlan­tica. Rivelatasi vincente l’e­sperienza dell’Organizzazio­ne per la Cooperazione Eco­nomica Europea, Stati Uniti e Canada decisero di entrare anche loro a pieno titolo: si arriva così al 14 dicembre del 1960, quando a Parigi viene firmata la convenzione che avrebbe trasformato l’O­cee nell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, aperta anche a Paesi non appartenenti al Vec­chio Continente. Neppure un anno dopo, il 30 settembre 1961, e la convenzione entra in La nuova direzione dall’Ocee al­l’Ocse è evidente: la prospettiva si allarga e dall’Europa si passa al mondo. I venti Paesi fondatori (Au­stria, Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Ir­landa, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito e Stati U­niti) appartengono soltanto a due conti­nenti, se si esclude la Turchia. Con gli an­ni, l’Ocse si trasforma in una vera orga­nizzazione globale, aprendosi all’Estre­mo Oriente (Giappone e Corea del Sud) e all’Oceania (Australia e Nuova Zelanda).

La doppia prospettiva
Ma il cambio di passo dall’Ocee all’Ocse riguarda anche gli obiettivi: alla base di entrambe le organizzazioni c’è la coope­razione, vale a dire più nazioni che uni­scono le loro forze, ma se nella prima la priorità era la ricostruzione del Vecchio Continente, nella seconda in primo pia­no c’è lo sviluppo, cioè la crescita sia dell’economia sia della società. Su questo aspetto l’Ocse ha sempre puntato il pro­prio lavoro: misurare, monitorare e ana­lizzare sia il benessere economico e sia quello sociale, che vengono considerati ’in coppia’. Questa doppia prospettiva consente all’Organizzazione per la Coo­perazione e lo Sviluppo Economico di fo­tografare in maniera puntuale la crescita dei propri Paesi membri e con le sue pubblicazioni diventa – in mezzo secolo – un modello per altre sigle internaziona­li e un riferimento per i governi.