I. B., Il Sole 24 Ore 4/11/2011, 4 novembre 2011
«PRIORITÀ A LAVORO E DEREGULATION»
Il debito/Pil dell’Italia, attorno al 120%, sarà secondo soltanto a quello della Grecia anche quest’anno. Ed è per questo che il contagio greco ha colpito più duramente l’Italia, uno Stato che con i suoi 1.900 miliardi di debito è «troppo grande per essere soccorso» dagli altri Paesi membri dell’euro. Questo è il motivo principale che spiega perché i mercati si aspettano misure strutturali immediate ed incisive dal Governo italiano per abbattere il debito/Pil, agendo innanzitutto sulla crescita potenziale con interventi sul mercato del lavoro e sul fronte delle liberalizzazioni e poi con operazioni di qualsiasi natura, anche una tantum come le dismissioni e le privatizzazioni, per accelerare la riduzione dello stock del debito. L’Italia è il primo emittente di titoli di Stato nella zona dell’euro e le maxi-aste dei BTp continueranno a tenere alta la tensione sul rischio-Italia fino a quando il Tesoro non avrà recuperato la capacità di rifinanziare il debito a costi sostenibili. La credibilità dell’Esecutivo nell’attuazione del programma di riforme strutturali resta dunque uno snodo fondamentale per la risoluzione della crisi: i mercati monitorano oramai di ora in ora l’evoluzione della situazione politica italiana.
Per Francesco Garzarelli, economista e strategist di Goldman Sachs, «in Italia risiede la soluzione della crisi europea», perché i Paesi fiscalmente più forti temono che l’estensione di aiuti non venga ricambiata con una riduzione dell’indebitamento di quelli più deboli. «L’Italia ha il secondo debito pubblico più alto dell’Eurozona ed è divenuto un problema sistemico», mette in chiaro Garzarelli secondo il quale «per uscire dalla crisi l’Italia deve credibilmente dare prova di voler far scendere il debito pubblico: e questo si può fare principalmente attraverso misure sulla crescita potenziale». Fabio Fois, economista di Barclays capital, ha scandito gli interventi che dovrebbero essere attuati rapidamente: la riforma del mercato del lavoro per ridurre i costi di licenziamento e anche quelli di assunzione; la riforma pensionistica, in particolar modo con l’intervento che aumenta l’età pensionabile delle donne nel settore privato; la liberalizzazione delle professioni. In aggiunta, si rende necessario un piano forte di privatizzazioni per riportare velocemente il debito/Pil sotto la soglia del 100%: questo «sarebbe di grande aiuto per riconquistare la fiducia degli investitori». Anche per Barclays capital, il primo problema dell’Italia resta la crescita: il pericolo che l’Italia entri in recessione nel terzo trimestre di quest’anno, con crescita negativa negli ultimi due trimestri dell’anno, è molto concreto. Anche alla luce dell’indice Pmi manifatturiero che ieri è calato più del previsto. Gli economisti di Deutsche bank hanno rilevato ieri «la velocità alla quale l’economia italiana si sta deteriorando», commentando che il primo problema dell’Italia è la crescita debole, la perdita di competitività e la scarsa performance della produttività, e non «semplicemente la credibilità». Per questo, sono necessari interventi urgenti per rilanciare lo sviluppo, per controbilanciare una manovra restrittiva che per raggiungere il pareggio di bilancio per il 2013 «sfortunatamente concentra le misure correttive sull’aumento delle tasse».