Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 29 Sabato calendario

PER AMARE DAVVERO GLI ANIMALI NON BISOGNA PRENDERLI SUL SERIO


Non amo la serietà. Penso che sia antireligiosa. O, se preferite l’espressione, è un vezzo di tutte le false religioni. Chi prende tutto seriamente è colui che idolatra ogni cosa: si prostra davanti a oggetti di legno e pietra affondando le sue membra come le radici di un albero o si profonde in inchini come la pietra infossata sul ciglio della strada. Spesso si discute se gli animali siano in grado di ridere. Dicono che la iena ride: ma la sua risata ricorda piuttosto il «grido d’incoraggiamento ironico» di un parlamentare. Tutt’al più fa una risata ironica. In generale è vero che tutti gli animali tranne l’uomo sono seri. E credo che lo dimostri il fatto che anche tutti gli esseri umani con uno spiccato interesse per gli animali sono seri; molto più seri di quanto non siano gli uomini riguardo a qualsiasi altro argomento.
IL MUSO GRAVE DEI CAVALLI
I cavalli sono seri; hanno un muso lungo e grave. Ma gli appassionati di cavalli sono altrettanto seri: fantini o addestratori o stallieri; anch’essi hanno volti lunghi e gravi. I cani sono seri: mostrano propriamente quella combinazione di coscienziosità moderata e vanità smisurata che contraddistingue quasi tutte le religioni moderne. Ma, per quanto possano essere seri questi animali, difficilmente lo sono di più degli stessi allevatori, o dei ladri di cani. (...). Non intendo estendere tale paragone a tutti i regni naturali: ma questo vale per tutti coloro i quali rivolgono il loro affetto o la loro intelligenza verso le forme inferiori di vita.
I gatti sono seri come la Sfinge che, a giudicare dalla posa, deve essere una sorta di gatto. Ma le ricche e anziane signore che amano i gatti sono altrettanto serie riguardo i gatti e loro stesse. Anche gli antichi egizi veneravano i gatti, oltre ai coccodrilli, agli scarabei e a ogni genere di essere; ma quei felini erano serissimi e trasmettevano questa serietà ai loro adoratori. L’arte egizia era volutamente dura, diretta e tradizionale; tuttavia sapeva rappresentare con grande vivezza uomini che lavoravano, cacciavano, combattevano, banchettavano e pregavano. Eppure bisogna attraversare molti corridoi decorati da quest’arte colorata e quasi crudele prima di poter vedere un uomo che ride. Gli dei non spronavano gli egiziani a ridere. (...).
L’amore per gli animali può essere sensato o insensato: la definizione più calzante che spiega questa differenza è che quello insensato per gli animali è serio. Sono dispostissimo ad affezionarmi, con le dovute cautele, a un rinoceronte: è senza dubbio un padre delizioso per i suoi piccoli. Ma prometterò di non ridere di questi animali. Non venererò la bestia con il piccolo corno. Non adorerò il Vitello d’Oro; ancor meno adorerò il Vitello Grasso. Al contrario, me ne ciberò. C’è qualcosa di buffo nel mangiare un animale o addirittura in un animale che mangia un essere umano. Speriamo di accorgercene nel momento opportuno se mai si verificasse questa situazione. Ma non adorerò un animale. In altre parole non lo prenderò sul serio: e ne spiegherò il motivo.
Ogni qualvolta si adora un animale, si sacrifica un essere umano. Lo dimostra, simbolicamente e letteralmente, la concreta esperienza storica. Immaginate che mille schiavi neri siano sacrificati allo scarabeo nero; immaginate che un milione di fanciulle siano gettate nel Nilo per nutrire il coccodrillo; immaginate che il gatto mangi gli uomini invece dei topi; sarebbe nient’altro che il sacrificio dell’umanità che così sovente attribuisce più importanza al cavallo che al cavaliere o al cagnolino «da grembo» che al grembo del padrone. L’unico atteggiamento corretto nei confronti degli animali è quello comico. Proprio perché è comico, è affettuoso. E proprio perché è affettuoso, non è mai ossequioso. (...).
LA COLPA DELLE STREGHE
Tutto l’amore per i gatti si deve fondare sul loro essere ridicoli evitando così un’idolatria morbosa. Forse le donne che furono accusate di essere delle streghe erano vecchie signore che prendevano troppo sul serio i loro gatti. (...).
E i due eccessi presenti alle estremità dell’attuale società esasperata e isolata sono la crudeltà e la venerazione verso gli animali. Derivano entrambi dall’esagerata considerazione nei loro confronti: i crudeli li odiano; gli stravaganti li adorano e forse li temono. Nessuno sa amarli.

Gilbert Keith Chesterton