Glauco Maggi, Libero 29/10/2011, 29 ottobre 2011
QUEI «LOBBISTI ANONIMI» CHE LAVORANO PER BARACK
A documentarlo è stato il New York Times in prima pagina, quindi oggi è ufficiale anche per i ciechi: Obama è un campione d’ipocrisia, che attacca come sinonimo di corruzione l’influenza dei lobbisti “ufficia - li” sulla politica ma nello stesso tempo gonfia le casse della sua campagna per la rielezione grazie ai soldi raccolti da “amici” che non sono formalmente “registrati” come lobbisti presso il Senato, ma che fanno l’identico lavoro nei corridoi del Congresso, quando non nella stessa Casa Bianca. Il Times ha scoperto almeno 15 casi di “bundlers” (o “raggruppatori”, cioè quei personaggi facoltosi e con una larga rete di contatti che si assumono il ruolo di fare da raccoglitori di donazioni per un candidato) che sono direttamente coinvolti in attività lobbistiche, ma non sono “registrati” in Senato.
La foglia di fico dietro la quale Obama ha cercato di salvare la moralità proclamata nei comizi, con l’impegno formale della sua campagna a respingere contributi dai lobbisti, è caduta, e sarà più problematico per il presidente sventolare questo argomento anche nel 2012, come fece nel 2008. Ma ecco nomi e cognomi. Sally Susman, top manager alla Pfizer Farmaceutica, corporation del settore più criticato dalla sinistra dopo i petrolieri, ha raccolto oltre 500 mila dollari per Obama: non «registrata», Susman guida però il gruppo dei lobbisti della Pfizer e ha visitato 4 volte la Casa Bianca dal 2009. David Cohen, responsabile dei lobbisti della Comcast (telecomunicazioni), è un «bundler» da mezzo milione di dollari: a casa sua a Filadelfia ha tenuto una cena per Obama con 120 ospiti che hanno versato 10 mila dollari. Alex Heckler, fondatore di una società di consulenza in Florida (LSN Partners), ha già dato 200 mila dollari a Obama. La sua attività? «Siamo bravi a far ottenere i risultati ai nostri clienti a livello locale, statale e nazionale», recita il sito di LSN, e «abbiamo un forte network nazionale di ditte di lobby» e «contatti con chi ha poteri decisionali». Andy Spahn, padrone di una ditta di relazioni con il governo a Los Angeles, nel suo website vanta «estese relazioni a Washington» e altrove, con clienti tra «individui di alto reddito», corporations e non-profit: Obama lo ha nominato presidente di un comitato sulle arti, e lui gli ha raccolto 500 mila dollari. Michael Kempner, altro «bundler» da mezzo milione, guida un team di lobbisti (7 dei quali «registrati», mentre lui non lo è) della sua ditta MWW Group, basata nel New Jersey, che dichiara «importanti relazioni con le leaderships sia Democratica sia Repubblicana». La Casa Bianca ha rifiutato di commentare questi rapporti oggettivamente lobbistici, ma le cifre e i nomi parlano. Secondo il Center for Responsive Politics che censisce i finanziamenti ai candidati, la campagna di Obama ha già in cassa, grazie ai «bundlers», 56 milioni.
Glauco Maggi