Monica Colombo, Corriere della Sera 4/11/2011, 4 novembre 2011
MILANO —
Il buono (Pato) e il cattivo (Ibrahimovic) dovranno aspettare quindici giorni prima di tornare a giocare insieme. Il buono, che ha prestato i suoi riccioli alla campagna Airc di sensibilizzazione nella lotta al cancro, reduce dall’ottavo infortunio muscolare riportato nel giro di ventidue mesi, è pronto a segnare a Firenze (19 novembre) il quinto gol consecutivo della sua personale collezione (tutte le volte che incontra la Fiorentina al «Franchi» segna e fa vincere il Milan). «Ora sto molto meglio, rientrerò dopo la sosta» ha annunciato ieri l’attaccante brasiliano.
Il cattivo non smentisce la sua fama nemmeno nell’autobiografia da lui stesso autorizzata. Nel libro che uscirà fra due settimane in Svezia e in Italia Zlatan Ibrahimovic ha diffusamente parlato del suo rapporto con il filosofo Pep Guardiola (stagione 2009-2010), compromesso a tal punto da aver indotto il centravanti svedese a contemplare l’ipotesi di addio al calcio dopo mesi di convivenza difficile. Convivenza deflagrata dopo lo sfogo del cattivo: «Sei senza c…, davanti a Mourinho te la fai nei pantaloni. Ma vaff….». Il tutto condito da una calcio a una scatola di metallo fatta volare via. Sceneggiata davanti alla quale Pep ha avuto la semplice reazione di raccogliere la latta in perfetto e composto silenzio.
Il buono dice che la sua fragilità non lo spaventa. «Sono stato operato da piccolo a un tumore al braccio. Pensavo di aver chiuso con il calcio e miei genitori mi sono stati vicini. Non ho paura, perché dopo un infortunio torno ogni volta più forte. Ora so come prevenire questi continui problemi alla coscia. Poiché il mio punto forte è l’esplosività sono consapevole che dovrò lavorare in maniera differente. Allenamenti specifici in palestra e nella sabbia per trovare il giusto equilibrio».
Il cattivo racconta la sua parabola in Catalogna. Lo sbarco a Barcellona era stato come «camminare sulle nuvole» ma poi è bastato il primo incontro con Guardiola per capire che il feeling non sarebbe stato completo. L’allenatore gli dice che nel Barcellona bisogna «rimanere con i piedi per terra», che il club non vuole che i giocatori si presentino in Porsche o Ferrari al centro sportivo, che devono tenere un profilo più basso.
Ibra si sente un pesce fuor d’acqua: descrive lo spogliatoio del Barcellona come un posto dove tutti stavano zitti, docili, quasi sottomessi. Messi, Xavi ed Iniesta erano come degli studenti a scuola che ubbidivano a ogni consegna senza mai protestare.
«I giocatori del Barcellona sono come una setta. Con Mourinho entra la luce, con Guardiola si chiudono le persiane» racconta l’attaccante rossonero che così si descrive. «Io invece sono un ragazzo a cui piacciono i tipi che passano con il rosso». A tal proposito racconta un aneddoto da ritiro patente: «Guido sempre come un pazzo. Ho guidato a 325 chilometri all’ora, lasciandomi dietro la polizia. Ho fatto così tante cazzate che non oso pensarci». La sua avventura a Barcellona è stata rovinata, secondo Zlatan, dai lamenti di Messi. «Quando Messi ha cominciato a parlare, chiedendo un altro ruolo, le cose sono cambiate, Guardiola ha preferito accontentare lui». Così poco dopo Ibra perde la pazienza e con il tecnico catalano non usa mezze misure: «Io sono una Ferrari, ma mi guidi come se fossi una Fiat». Ibra racconta che si sentiva bollire dentro. Chiamava i suoi vecchi amici del quartiere Rosengård di Malmö per chiedere consigli. Qualcuno di loro gli aveva proposto di raggiungerlo in Spagna per «spaccare alcune cose». «Sono stati gentili ma diciamo che non sarebbe stata la soluzione ideale». Sia il Real Madrid sia il Milan si mettono sulle tracce di Ibrahimovic, ma il Barça abbassa il prezzo pur di non cedere l’attaccante al nemico Mourinho.
Il buono e il cattivo si stanno preparando per tornare a giocare insieme. E per Guardiola che sarà a San Siro per la Champions League il 23 novembre non è una buona notizia.
Monica Colombo