Notizie tratte da: Stefano Lorenzetto # Visti da lontano # Marsilio 2011 # pp. 345, 19 euro., 4 novembre 2011
Notizie tratte da: Stefano Lorenzetto, Visti da lontano, Marsilio 2011, pp. 345, 19 euro.«Sul mondo accademico ho avuto un impatto devastante
Notizie tratte da: Stefano Lorenzetto, Visti da lontano, Marsilio 2011, pp. 345, 19 euro.
«Sul mondo accademico ho avuto un impatto devastante. Come l’Islam sulla civiltà occidentale». (Giovanni Allevi)
I genitori di Giovanni Allevi, entrambi musicisti, non volevano che il figlio suonasse. Gli chiusero a chiave il pianoforte di casa.
Giovanni Allevi cura la chioma con il balsamo Hydra-ricci della Garnier: «Rende il riccio definito».
Allevi a Milano per diventare pianista e compositore. Mangiare era tempo sottratto allo studio: «Per un anno ho versato una scatoletta di tonno sopra agli spaghetti appena scolati, il piatto più rapido, nient’altro».
Giovanni Allevi per conoscere Riccardo Muti nel 2000 fece il cameriere alla cena di gala della Scala. A un certo punto gli si avvicinò per dargli il suo cd, 13 dita. Muti si alzò in piedi, gli strinse la mano e disse ai suoi commensali: «Pensate, è un pianista, ha inciso questo cd e s’è travestito da cameriere per incontrarmi». Quando a fine serata Allevi tornò al tavolo per sparecchiare trovò il disco dimenticato sulla sedia.
Giovanni Allevi trasportato in ospedale in preda a un attacco di panico, s’ispirò alla sirena dell’ambulanza per comporre il brano Panic.
Animali di Michela Vittoria Brambilla: 15 cani, 27 gatti, 5 cavalli (tra cui un pony), 7 capre, 5 galline, una coppia di asini e 200 colombi («Stanno sulle scatole a tutti»).
Ugo, l’asino di Michela Vittoria Brambilla, si crede umano ed è innamorato di lei: «Quando parto per Roma, raglia disperato».
Sono almeno 13 anni che Michela Vittoria Brambilla non va dall’estetista.
Posizione preferita da Franco Califano per fare l’amore: «La classica pecorina. La più amata dalle donne, anche se loro negano. La più bestiale. E la più adatta al concepimento, così sto a posto col Vaticano».
«Ero un animale intrappolato da quella tagliola fatale che le donne nascondono in mezzo alle cosce». (Franco Califano).
Francis Turatello imponeva ai titolari dei night di Milano di organizzare i concerti di Franco Califano solo per sentirlo cantare Fijo mio: «Prima che lo uccidessero in carcere, voleva affidarmi davvero suo figlio, perché lo tenessi fuori da quel macello».
«Purtroppo l’amore assomiglia un po’ a Dio» (Franco Califano).
Antonio Caprarica ha circa seicento cravatte.
Il sarto di Antonio Caprarica, Angelo Galasso, s’è inventato la doppia asola sul revers della giacca e le cifre sul colletto della camicia: «In video qualcuno le ha scambiate per una cacatura di mosca».
Mara Carfagna ha gli occhi così spalancati perché è molto miope: «Dovrei portare occhiali da 10 diottrie. Ho rimediato con le lenti a contatto. Però arriva un momento della giornata in cui non le tollero più».
La prima volta di Fabrizio Corona a 13 anni, con la fidanzatina dell’epoca, attrice per gli spot del Cornetto Algida e dei Tampax: «Davanti alla tv, mentre scorrevano le immagini del film Top Gun noleggiato in videocassetta»
Roberto D’Agostino s’è fatto tatuare un enorme crocifisso sulla schiena come ex voto dopo un’operazione ai polmoni: «Non volevo andare a piedi fino al santuario del Divino Amore». Ci sono: Gesù, la Madonna, una croce, un teschio sorridente e la scritta “Zeine Deine Wunde” (“mostrami la tua ferita”) a nascondere la cicatrice.
Altri tatuaggi di Roberto D’Agostino: il logo di Dagospia sull’avambraccio destro, i nomi di moglie e figlio (Anna e Rocco) sulle mani, una donna nuda sull’avambraccio sinistro, le Mani che pregano di Albrecht Dürer sulla spalla sinistra.
«Di mio sarei una contemplativa. Un divano, un bicchiere di vino, un po’ d’amici intorno». (Ilaria D’Amico).
Ilaria D’Amico, diventata appassionata di calcio guardando in televisione i mondiali del 1982.
«Non mi piace la mia voce. Poco modulata. Passo dai toni striduli ai toni bassi». (Ilaria D’Amico).
Ilaria D’Amico ha il 40 di piede.
Ilaria D’Amico al pensiero d’arrossire arrossisce ancora di più.
A Ilaria D’Amico hanno proposto per due volte di posare nuda nei calendari. La prima volta le hanno offerto un miliardo di lire, la seconda due miliardi.
Ilaria D’Amico, bambina molto religiosa: «Avevo creduto tantissimo nella prima comunione, a tal punto che ricevendo l’eucarestia svenni. Vidi una luce fortissima e pensai a un’illuminazione divina. In verità ero allergica all’incenso, mi avevano tenuta a digiuno e il lampo proveniva dal flash di un fotografo».
Milena Gabanelli bocciata all’esame per diventare giornalista professionista: «È come presentarsi a Rischiatutto. Faccio questo mestiere da venti anni. Ammetto la mia ignoranza diffusa».
Mariastella Gelmini ha conosciuto Berlusconi grazie a Giacomo Tiraboschi, capo dei giardinieri di Villa San Martino e produttore del programma Melaverde.
Mariastella Gelmini, per un appartamento in affitto nei pressi del Senato, paga 2.500 euro al mese.
La Gelmini da bambina sognava di diventare ballerina.
Alla Gelmini piace Vasco Rossi. Canzone preferita: Albachiara. Le piacciono anche Mina, Tiziano Ferro, Francesco Renga e Adriano Celentano («Ma solo quando canta, non quando parla»).
«Da bambino pensavo che il mio cognome venisse da una stirpe guerriera. Da storico ho fatto qualche ricerca e ho scoperto che i miei avi erano, chissà da quanto tempo, contadini dei conti Forteguerrieri, senesi. Non ci sono rimasto male. Un medico mi ha detto che ho accumulato la salute di venti generazioni di agricoltori, quelli che d’inverno cavavano il ceppo da ardere. Il ciocco buono serviva invece per le pipe» (Giordano Bruno Guerri).
Guerri si chiama Giordano Bruno per volere del sacerdote che l’ha battezzato: «Da grande ho saputo che era un contadino anche lui, precursore dei preti operai».
Quando Giordano Bruno Guerri pubblicò il libro Povera santa, povero assassino, su Maria Goretti, il cardinale Pietro Palazzini, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, dichiarò che lo scrittore era «uno strumento del demonio». Dopo l’uscita di Io ti assolvo l’Osservatore Romano scrisse che era «fuori dalla comunità ecclesiale».
Da bambino Giordano Bruno Guerri in sagrestia faceva scorpacciate di ostie non ancora consacrate.
Peggior peccato commesso da Giordano Bruno Guerri: «Ho avuto scarsa empatia per il prossimo, e ho ferito per questo».
Il figlio di Guerri si chiama Nicola Giordano: «Il secondo nome è stato suggerito dalla nonna materna, che ha senso estetico, e naturalmente mi è piaciuto».
In gioventù Giordano Bruno Guerri fece l’accattone: «“Mi dai cento lire?”. C’era del compiacimento, però anche un bisogno oggettivo: giravo in autostop e a un certo punto finivano i soldi».
«Il demonio si decida a versarmi un ricco stipendio». (Giordano Bruno Guerri).
In 13 settimane Michelle Hunziker è comparsa su 24 copertine di settimanali.
Michelle Hunziker, nata nel Canton Ticino da madre olandese e padre svizzero tedesco cresciuto in Francia. Poi sua mamma s’innamorò di un commerciante di gioielli ferrarese; a 16 anni si trasferì a Trebbo di Reno, in provincia di Bologna: «Quattro vecchietti al bar e null’altro. Ho imparato prima il bolognese dell’italiano».
Vanto di Michelle Hunziker: «Il mio seno s’è visto solo nelle foto rubate col teleobiettivo. Ero in vacanza, incinta di sei mesi».
Michelle Hunziker alla selezione per la pubblicità degli slip Roberta: «L’esperienza più umiliante della mia vita. Seicento ragazze con i jeans a mezz’asta davanti a un tizio dei provini che ti diceva: “Fa’ vedere il culo. Visto. Ciao”».
Hunziker viene dal tedesco “Hund singender”, cioè “cane cantante”.
Per contratto con le mentine Tic Tac, Michelle Hunziker non può mostrare in pubblico l’ombelico: «Devo piacere ai bambini e ai padri senza entrare in concorrenza con le madri».
Michelle Hunziker è nata con due costole in più: «Mi hanno anche segato due ossa soprannumerarie che sporgevano dai calcagni».
«Vivo appesa al filo interdentale». (Michelle Hunziker).
«Se leggevo una poesia che mi colpiva, la ritagliavo, la chiudevo in una busta affrancata e la spedivo al mio indirizzo. Che emozione l’arrivo del postino! Era come se un misterioso spasimante l’avesse dedicata a me» (Marta Marzotto).
Marta Marzotto, figlia di Alma, ventiseienne, e Guerrino, diciottenne: «Fu un mezzo scandalo familiare. Nei primi tre anni di vita mi tennero le suore».
Frustrazione di Marta Marzotto da bambina, quando le impedirono di mangiare un topo cucinato per il fratello (secondo sua mamma l’avrebbe aiutato a non fare più la pipì a letto). «Io non facevo la pipì a letto, quindi niente sorcio. Alla fine mi fu concesso solo d’intingere un pezzo di pane nel sughetto».
La prima volta che Marta Marzotto andò in balera, a 15 anni, fu eletta Miss Sesia. All’improvviso arrivò il papà che la trascinò giù dal palco: «Mi riempì di cinghiate per quattro chilometri».
Marta Marzotto da ragazza faceva l’apprendista nella sartoria di Gina Aguzzi a Pavia. «Partenza alle 5 del mattino sul “treno dei saraceni”, chiamato così perché le panche di legno della terza classe erano affollate all’inverosimile. Pesavo 40 chili, gli amici mi tiravano su dal finestrino». Un giorno una mannequin non si presentò alla sartoria e lei la sostituì: così cominciò a fare la modella.
Gaetano Marzotto, suocero di Marta Marzotto, era ossessionato dall’igiene: se un commensale cominciava a parlare mentre veniva servito, i camerieri avevano l’ordine di fermarsi col piatto di portata sospeso a mezz’aria fino a che l’ospite non avesse richiuso la bocca. Spiegava: «Altrimenti riempie il cibo di microbi».
Marta Marzotto riceveva di continuo messaggi di ammiratori. Da un’indagine venne fuori che alcuni li spediva un operaio ventenne della Marzotto. Il caporeparto lo convocò: «Ma sei impazzito? È la moglie del padrone». E quello: «Vi siete comprati le mie braccia, non il mio cuore». Non fu licenziato.
«Detesto la saggezza, sono un’anima vagabonda come mio padre, renitente a tutte le regole, a cominciare da quelle che ho cercato di darmi da sola» (Marta Marzotto).
Marta Marzotto conobbe Renato Guttuso in casa del giornalista Rolly Marchi: «Renato lo costrinse a cedermi un quadro, I naufraghi, che il giornalista aveva da poco comprato: “Daglielo, Rolly, a te ne farò un altro”». Si rividero 7 anni dopo, lei diventò la sua modella prediletta e s’innamorarono. Per anni il pittore le ha scritto anche 5 lettere al giorno.
Il presidente Pertini telefonava a Marta Marzotto tutte le mattine alle 7 e 45 in punto per chiacchierare. Frase ripetuta tutte le volte prima di riagganciare: «Marta, si ricordi che lei è amata da un grande pittore e adorata da un piccolo presidente».
La principessa Ira Fürstenberg che confidò a Fellini: «Vorrei tanto fare del cinema». Risposta del regista: «Abbiamo già un sacco di problemi».
Giuseppe Berto ed Enrico Maria Salerno scrissero la sceneggiatura di Anonimo veneziano sul tavolo della cucina di Marta Marzotto.
«Trovo la vecchiaia così interessante, ma così interessante, che, se l’avessi saputo prima, mi sarei aumentata l’età» (Marta Marzotto).
Marta Marzotto ha rinunciato ai piaceri della carne. «Il sesso con la dentiera sul comodino proprio no! Non m’è mai piaciuto tanto neppure da giovane mettermi lì, sdraiata a letto, tutta profumata, ad aspettare…».
«Sono ansioso solo per le persone che amo. Di me stesso mi sento sicuro. Mi conosco da tempo» (Enrico Mentana).
Mentana ha smesso di votare nel 1994, con l’unica interruzione del 2006, quando mise una croce sul simbolo della Rosa nel pugno: «Dopo pochi mesi, vedendo all’opera il centrosinistra, m’ero già pentito».
Augusto Minzolini per mantenersi in forma mangia solo banane e ananas.
Minzolini aveva un sacco di capelli. Cominciò a perderli nel 1977, dopo l’assunzione all’Asca (Agenzia stampa cattolica italiana), dove aveva il compito di riassumere gli articoli pubblicati dai settimanali diocesani.
Minzolini il giorno in cui fece lo scoop del “patto della crostata”, cioè il vertice notturno sulle riforme con Massimo D’Alema a casa di Gianni Letta. «Inseguivo in motorino Massimo D’Alema. Lui se ne accorse e ordinò all’autista di depistarmi. Giunti al Foro Italico capii che girava in tondo perché vedeva nello specchietto retrovisore il doppio fanale del mio Italjet. Così decisi di guidare come un pazzo a fari spenti nella notte». Dettò il pezzo a braccio e per allungarlo s’inventò il menù preparato dalla signora Letta. La crostata c’era davvero e riuscì a indovinare anche il secondo («Non ricordo se spigola o vitello tonnato»).
Minzolini col grembiule nero da inserviente e la scopa in mano, nascosto nella stanza di Montecitorio dove la Dc stava decidendo la candidatura di Scalfaro al Quirinale.
Minzolini dal bagno delle donne nella sede del Psi a Roma riusciva a sentire tutto quello che veniva deciso nei piani alti. «Cominciò la caccia alla spia interna. Craxi capì. L’indomani trovai il gabinetto rimpicciolito: il segretario aveva fatto tirar su un tramezzo».
Letizia Moratti tra 14 e 18 anni ebbe 15 fidanzati.
Letizia Brichetto Arnaboldi conobbe il futuro marito, Gianmarco Moratti, a un cocktail da amici: «Io avevo 18 anni. Lui era un industriale già affermato, figlio di Angelo Moratti, il leggendario presidente dell’Inter. Parlammo per tutta la sera». Si incontrarono di nuovo un anno dopo, alla discoteca Nepentha: «Fu molto chiaro: “Debbo avvertirti, perché mi sembri una ragazza diversa dalle altre: non intendo sposarti”». Si fidanzarono. Matrimonio dopo 4 anni.
Letizia Moratti non rivela la formula del suo profumo per paura che gliela copino.
Letizia Moratti cambia il colore dello smalto ogni settimana. Nei mesi invernali predilige un grigio chiamato cincillà.
«Noi del cancro ci avviciniamo all’acqua ma, appena ci bagniamo, ci ritraiamo spaventati» (Arnaldo Pomodoro).
Lavoro di Arnaldo Pomodoro: la cantina per i produttori dello spumante Ferrari a Castelnuovo di Bevagna, che ricorda «il carapace di una tartaruga preistorica».
Fabrizio Rondolino s’è fatto costruire una casa (3 camere, 2 bagni, soggiorno e studiolo) da 200mila dollari a Scotty’s Junction, Nevada, nel bel mezzo della Death Valley. Abitanti: 11. Giorni di pioggia in un anno: 19. La casa più vicina dista sette miglia: è un bordello che si chiama “Shady Lady Ranch”: «Costa 300 dollari l’ora, 200 per 40 minuti».
«La mia stravaganza suprema è l’aspirazione alla santità. Ho anche già fatto due miracoli da vivo» (Vittorio Sgarbi).
«Quelli che si sposano, che fanno bambini, che rispettano gli orari sono dei disperati, vittime del cortocircuito fra tempo perso e tempo libero. La gente comune perde tempo nel lavoro per guadagnare denari da spendere nel tempo libero e non si rende conto che sono due tempi buttati via. La mia idea è che la vita debba essere un tempo aggiunto» (Vittorio Sgarbi).