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 2011  novembre 02 Mercoledì calendario

“DITEMI SE SIETE FELICI”: IL NUOVO PIL DI CAMERON

Londra
Il pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione, o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, o l’intelligenza del nostro dibattere. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro paese. Misura tutto, il Pil, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di esser vissuta”. Parole ispirate, pronunciate da Robert Kennedy nel marzo 1968 – tre mesi prima dell’assassinio a Los Angeles –, che sembrano calzare a pennello con la proposta, avanzata dal premier britannico Cameron, in favore di una ricerca dell’indice del benessere.
In realtà la trovata risale alla fine del 2010, quando, al governo da solo un semestre, il premier conservatore si convince che il Pil non basta più per capire una nazione. Un indicatore economico che tiene conto di elementi numerici aridi che hanno a che fare semplicemente con la ricchezza prodotta, e al massimo con dati economici di contorno, come l’inflazione, il potere d’acquisto, la disoccupazione. Va bene contare i soldi, ma come si fa poi a sapere se della nostra vista siamo contenti? Dato che perfino nella materialista Gran Bretagna il fattore felicità è quello che alla fine fa la differenza.
LA SPERANZA di Cameron è così quella di avere sotto mano il “National Well-Being index”, l’indice del benessere nazionale. Adesso, dopo un percorso preliminare durato un anno, e 2 milioni di sterline di spesa (circa 2,3 mlioni di euro), tutto è pronto: sono state individuate 8 domande base su cui i cittadini del Regno unito verranno testati. I quesiti che spaziano dal grado di soddisfazione personale al rapporto con la comunità, senza dimenticare il grado di fiducia nei i propri rappresentati politici, locali e nazionali.
Altro elemento di novità il modo in cui la ricerca verrà fatta. Non si tratterà di distribuire carta porta a porta, né usare la posta, bensì la tecnologia. Il National Well Being Program ha un indirizzo online, che permette di rispondere alle domande. Ci vogliono appena 20 minuti, si ha tempo fino al 23 gennaio. Poi tutti i dati di chi ha voluto prestare un po’ di tempo alla ricerca finiranno in un grande database, il
British Hausehold Panel Survey.
Critiche e obiezioni non si fanno attendere. Con il Paese che vive nell’incubo di una recessione, la disoccupazione, compresa quella giovanile, al massimo storico da 20 anni, l’iniziativa di Cameron potrebbe apparire quasi offensiva. Ancor più forte appare poi l’effetto “grande fratello”. Perché un premier che si definisce conservatore e liberale vuole entrare così a fondo nella vita privata dei cittadini? Ed è davvero possibile misurare la felicità?
Quello che è certo è che i vecchi e semplici indicatori economici non bastano più. Il Pil “può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani”, concludeva Kennedy nel ‘68. Oppure orgogliosi di essere inglesi, concorda Cameron.