Paolo Ojetti, il Fatto Quotidiano 2/11/2011, 2 novembre 2011
LA CARICA DEI MINZOBOYS GIORNALISTI ALLINEATI E IN CARRIERA
Nel Tg1 c’è un altro caso unico: la nascita del club delle “Minzogirls” e dei “Minzoboys”. Una premessa. Nonostante il crollo dell’audience, nonostante la sfacciata partigianeria, nonostante le censure e le autocensure, nonostante l’incompletezza dell’informazione, nonostante il linguaggio vecchio e stravecchio, nonostante i tragici editoriali del direttore, il Tg1 rimane al vertice dell’informazione primaria. Insomma, che succede oggi? Apri un po’ la tele, clic, toh il Tg1, sentiamo. Ebbene, questa sopravvissuta informazione primaria è nelle mani delle minzogirls (e dei minzoboys,ndr).
SONIA SARNO
Quando il premier parla, viaggia, dichiara cose alate o scemenze, racconta barzellette , dice bugie o spara sui comunisti che agitano le sue notti, ebbene, ha la sua portavoce personale. Talmente personale che viene il sospetto che sia stato Berlusconi medesimo a scegliersela dopo averla sottoposta a un test di fedeltà granitica. Fino a una certa data, l’eletta era stata Susanna Petruni. Sotto la gestione Minzolini, la selezione ha fatto emergere Sonia Sarno. Non fa gran che. Si limita a ripetere, parola per parola e con aria trasognata, quello che dice Berlusconi. Ogni tanto intercala la ripetizione con qualche riga di “comunicato di Palazzo Chigi”, come una volta ha precisato con orgoglio.
MARIA SOAVE
Maria Soave è la “pastonista bambina”. È un prodotto fatto in casa, passata a Saxa Rubra direttamente dalla scuola di giornalismo Rai di Perugia. È diligente come una studentessa un po’ secchiona. Nelle sue mani, la politica ha la consistenza di un soufflè. L’importante è che non emergano mai e poi mai dissensi, crepe, liti nel cammino della gioiosa macchina berlusconiana. Va sempre tutto bene, il clima è dolce, anche le “opposizioni” sono dolci. Di Ma-ria Soave e delle sue cronache, davvero si potrebbe dire: nomen omen. Pionati era sempre in battaglia: la maggioranza di Berlusconi era “coesa”, le opposizioni erano sempre “all’attacco”, il premier respingeva, rispediva al mittente, le sue repliche erano “dure”. Maria invece consola.
GRAZIA GRAZIADEI
Più in secondo piano, ma non meno istruttive, le carriere di altre “minzogirls”. Grazia Graziadei, cronista di giudiziaria, è riuscita a far passare per un’assoluzione la condanna in appello di Marcello Dell’Utri, ridotta rispetto al primo grado solo per una mezza prescrizione. Ha iniziato con sgradevole perseveranza una campagna al limite della diffamazione contro Scalfaro, Ciampi e Conso presentandoli come i veri artefici dei criminali accordi Stato-mafia dopo le stragi del 1993. Sua anche la storia infinita sulla famosa casa di Montecarlo, eredità di Alleanza nazionale. Grazia arrivò a intervistare i mattoni pur di portare avanti la sua vera missione: far saltare i nervi a Fini per ordine di Minzolini. Nel luglio 2010 parte per la “lotta alle intercettazioni”. Si aggrappa a un dato del ministro Alfano che parla di 130 mila utenze intercettate, le moltiplica per immaginarie telefonate e utenze e dichiara che gli italiani intercettati “sono milioni”. Una balla che avrebbe fatto arrossire persino la Stasi di Honecker. Ha tentato vanamente di intrufolarsi nell’inchiesta del pm Woodcock sui maneggi di Luigi Bisignani buttando lì, nel corso di un Tg serale, che “sarebbe stato intercettato anche il telefono di Berlusconi”.
ATTILIO ROMITA
É conduttore delle 20. Fidatissimo , si può esser certi che non passerebbe una notizia men che berlusconiana. Le sue interviste con l’ospite in studio, sono lievi come il borotalco. Il suo tratto è talmente gentile e trasognato da risultare inesistente. Romita ha anche aperto nuove prospettive nel sindacalismo dei giornalisti: nel 2011, pur essendo un seguace a diciotti carati di Minzolini, diventa uno dei tre rappresentanti del comitato di redazione. Ogni volta che si apre una qualche vertenza (evento raro), si dissocia. Un caso unico.
FRANCESCO GIORGINO
Quelli che avevano firmato la mozione degli affetti e che non avvertivano il disagio ricavarono strepitosi benefici. Giorgino divenne conduttore delle 20 e caporedattore del servizio politico. A lui anche le conduzioni speciali, quelle - per esempio - dei “dopo voto” in cui si radunano preferibilmente i direttori dei quotidiani berlusconiani a disquisire sulla forza del centrodestra (quando vince) e a mascherarne le debolezze e le magagne (quando perde).
ALBERTO MATANO MARCO FRITTELLA
Anche Alberto Matano, un giovane riccioluto proveniente dall’Udc, ma arruolato nei minzoliniani di primo pelo, si divide fra servizi politici e conduzioni estemporanee nelle fasce mattutine. Per farla breve, se ci si aggiunge un redattore di vecchia data come Marco Frittella, la sezione politica del Tg1 è berlusconianamente blindata.